6 Giugno 2010

I’m on the London Schmap Guide!

schmap-edo

Gustoso per uno che non parla la lingua d’albione esattamente come queen Elisabeth the second, ritrovarsi citato sulla Schmap Guide di Londra, tra le guide turistiche on-line più consultate e meglio redatte in assoluto del wwweb. Se cercate info sulle Royal Horticultural Halls, vi ritrovate una mia immagine ripresa dallamico Mauro Vanoli, durante la mia due giorni di conferenze di viaggio, svoltasi a fine gennaio a Londra. La felicità è naltra roba, però la cosa mi ha gasato mica poco.
Un grazie di cuore e polmoni ad Emma Williams, redattrice di Schmap che mi ha voluto in questa edizione 2010.

Mike, Tommy and me

> extreme adventures — Edo @ 21:05

Speed-Riding Punta Nera - Faloria from kite4freedom k4f on Vimeo.

Ci siamo conosciuti al Freeride Challenge Punta Nera di Cortina. Michele Alì, pioniere dello speed-riding d’alta quota, mi ha chiesto se gli davo una mano a mettere insieme un video che includesse il lavoro mio (che mi trovavo sul posto per una 3 giorni di videoriprese della competizione), suo e di Tommaso Minghetti, compare di volo di Mike. Ebbene eccolo qui. A 2700 metri di quota, 4 videocamere, un paio d’ali, e via che si và…

12 Febbraio 2010

Briscola londinese con fanti, regine e re di Coppe… America

explorer-board

Carte. A Londra è bene averle sempre con sé, principalmente quella per orientarsi nel tubo sotterraneo. Se no ti smarrisci, perdi un sacco di tempo e ti smaroni al pensiero che hai pure versato 4 esorbitanti pounds per agitarti in quei cubicoli come una falena nel paralume.
Regina. Non s’è fatta intravedere manco stavolta.
Fanti. Ne ho visti sfilare un reggimento suddiviso in plotoni sul vialone antistante Buckingham Palace, in commemorazione di non so quale guerra civile. Merda di cavallo, uniformi medievali, lance, archibugi, pim, pum, grida circensi. La regina ci sarebbe stata a fagiolo! Su d’uno scranno dorato ad agitare la manina. Invece, ripeto, nisba.
Due di bastoni. Ero certo l’avrebbe intascato Mauro – amico cicloturista-estremo in trasferta oltremanica con me – dalla sua agognata Brigitte, modella angloslovena domiciliata nella City, passata in pochi anni dalle cosce al vento nell’abitacolo d’una opel, all’anitra WC, che al contrario delle mie previsioni ha mantenuto la parola e s’è unita alla compagnia per una sera. Brigitte, non l’anitra.
Spade (che perdono sempre a scontrarsi coi denari). Conficcatesi nello stomaco quando mi sono offerto di pagare il conto di 3 pizze (la mia più quelle di Mauro e Brigitte), da Ciro Pizza Pomodoro, tempio (una catacomba) londinese della pizza… fatta male. Tra i suoi estimatori il jet-set internazionale ed i volti più noti di hollywood, notoriamente più avezzi alla fermentazione dei graspi che a quella dei lieviti. Novantacinque sterle per 3 “american hot ” e 75 cl di chardonnay. Minchia.
Carico. Lo gioco ogni qualvolta mostro le foto del mio piccolo Nico. Bello all’inverosimile. Al punto che pure a Brigitte, nel vederlo, è venuta voglia di fare un figlio. Ma non con Mauro, bensì con un petroliere moscovita che pare averla da poco assunta in qualità di personal assistant. A quest’ora starà già facendo shopping ai magazzini GUM masticando kaviar. Sorry Mauro.
Asso di Coppe… America. È Alex Ashworth Briggs, – londinese residente a Losanna per esigenze professionali – che progetta gli scafi in carbonio con i quali Bertarelli ed il suo Alinghi stanno regatando la Coppa America a Valencia.

alex-e-co

Ho pranzato con lui e sua moglie in un’oleosa rivendita di fish&chips accanto alle Horticultural Halls. Simpatico e preparato, avrei scambiato con lui opinioni di vela e navigazione fino a tarda notte molto volentieri, se il rischio di soffocamento da aria fritta non ci avesse costretti a chiudere in fretta pasto e conversazione. Giacche da buttare. Sarà per la prossima volta, magari all’aria aperta.
Nel complesso: Travel Adventure Live Show andato una meraviglia. Due giorni di conferenze sui miei viaggi-avventura durante i quali me la sono cavata dignitosamente. Bella gente, Sam McConnell su tutti, fruttuosi incontri, gradevoli ed utili scoperte per chi gira il mondo di professione.
Per un esploratore la terra d’albione è un vero eldorado.

–>

3 Gennaio 2010

Le città acquatiche di Diana Balmori

> Acqua da leggere — Edo @ 13:10

Balmori cop. OK:copertina 148x220 Giardini

In tempi alluvionali come quelli che viviamo ultimamente – anche qui nella neo-monsonica Italia – consiglio un libro illuminante, da conservare e divulgare a più non posso:
Tra fiume e città - Paesaggi, progetti e principi., edito da Bollati Boringhieri. Una ventina di progetti, qualcuno realizzato qualcun altro no, di città e agglomerati urbani in tutto il mondo, dove l’acqua non è più interpretata come nemico da allontanare o addomesticare tramite barriere e contrafforti illusoriamente invalicabili, bensì quale parte intregrante del paesaggio, preziosa ed amabile alleata con cui convivere.
L’autrice è Diana Balmori, spagnola, architetto paesaggista e urbanista riconosciuta a livello internazionale che ha vissuto tra Spagna, Inghilterra e Argentina prima di insegnare alla State University di New York e alla Yale School of Architecture.
Circa il contenuto vi anticipo un breve estratto:
“I fiumi, un tempo fondamentali per determinare l’ubicazione di una città, sono stati dimenticati, isolati, tagliati fuori, ridotti a mezzo di trasporto o cloache urbane. Sono stati compressi in canali e murati, sbarrati o livellati, al punto da essere quasi irriconoscibili. Ormai ci vogliono sforzi immensi per ricreare una nuova connessione tra questi e le città.
Diana Balmori, una delle protagoniste più interessanti nel panorama internazionale contemporaneo, affronta un sfida importante, nuova nel campo dell’architettura del paesaggio, per cercare nuove forme, per infrangere la netta separazione tra città e fiume e creare tra i due una zona di passaggio dinamica e fluida.
Nei numerosi progetti descritti in questo libro, frutto del suo lavoro degli ultimi dieci anni, è la linea di congiunzione tra fiume (natura) e città (cultura) a ricevere tutta l’attenzione. È necessario modificare i contorni netti e rigidi che devono tornare a essere sinuosi, in continua evoluzione, la cui vegetazione contribuisce a filtrare l’acqua e fornire un rifugio sicuro alla fauna del fiume.
Ma, cosa ancora più importane, l’interazione tra le persone e il fiume si deve fondere sul rispetto reciproco, per riconnettersi a un elemento importante del proprio patrimonio geografico, per interagire con esso in modo propositivo e impegnarsi in prima persona per un mutamento radicale nella pianificazione delle città.
Ci hanno sempre spinto a concepire il paesaggio come un sorta di “quadro”, fisso e composito, un semplice oggetto bidimensionale. Come tale, è servito sempre da sfondo per altre finalità, dalla contemplazione all’attività fisica. Nel suo nuovo ruolo diventa parte dell’azione. Tesa a creare sistemi sostenibili, a stabilire connessioni tra l’uomo e le altre parti della natura.”

Utopia ecologica che diviene, pagina dopo pagina, progetto dopo progetto, motivo di profonda riflessione sul futuro prossimo dell’umanità.

–>

18 Dicembre 2009

2010? Il mio riparte da Londra

> Acqua — Edo @ 16:45

ed-in-london

Fine gennaio sarò a Londra. Due giorni di conferenze indirizzate ad appassionati di avventura e viaggi per conto di National Geographic, presso l’Adventure Travel Live Show.
Le mie esperienze di viaggio per mare e per terra raccontate in uno dei 6 teatri messi a disposizione dei 60 speakers partecipanti, io fra questi. La prima sabato 30 gennaio, la seconda il giorno seguente. Non so ancora gli orari ma se vi fate un giro di ispezione qui, a breve troverete tutti gli aggiornamenti del caso.
Inutile rimarcare che doveste mai trovarvi fra Victoria e Pimlico in quelle date, passate dentro per un saluto, il posto che ci ospita è una vera figata: Royal Horticultural Halls. Che poi si va per birre. La compagnia è simpatica, il più sano porta i suoi cani a far pipì al Polo Nord.

–>

4 Dicembre 2009

IL POPOLO HA SETE? DATEGLI DELL’IDROSSILE!

> Acqua — Edo @ 15:36

dipiu-cover

Dunque. Mica facile riordinare un simile diluvio di puttanate.
Trovata acqua sulla Luna. Fino ad oggi ne avevo letto, non senza fastidio, nei trafiletti di spalla o tra le righe dei notiziari di argomento scientifico. Ma ora che l’umidiccia bufala è sbarcata (come il piccolo passo di un direttore, Mayer, ma una gigantesca stronzata per l’umanità) anche sulle testate per massaie teledipendenti (DIPIÙ), col palese intento di disinformare ed illudere circa un argomento tanto delicato, scusate la volgare franchezza, ma mi girano definitivamente i coglioni.
Andiamo per gradi. Ad aprire le danze ci ha pensato lo scorso novembre la NASA, che tramite un suo portavoce, lo scienziato Doug Cooke, annunciava al mondo la sensazionale scoperta: la missione LCROSS è stata un successo! Il 9 ottobre abbiamo sganciato nel mezzo del cratere Cabeus un ordigno di 2 tonnellate (i soliti cagabombe), nella cui polverosa detonazione è stata riscontrata la presenza di acqua. Le malelingue che sostenevano che avremmo buttato alle ortiche i 3 miliardi di dollari necessari a completare questa missione, vadano a farsi fottere!
L’India, che grazie alla sonda Chandrayaan aveva sbandierato mesi prima un ritrovamento similare, rincara la dose: tracce di idrogeno sulla Luna! Dove c’è idrogeno potrebbe esserci acqua! O quantomeno una colonnina di rifornimento per auto ecologiche.
Nei fatti – confermano tutti in coro – è stata sì rilevata una parvenza di acqua, o meglio una formula chimica identificabile come “idrossile”, composto caratterizzato da una particella di ossigeno accompagnata da un singolo ione di idrogeno anziché due. In parole semplici un liquido ghiacciato “simile” all’acqua, al quale nessuno si sente momentaneamente di assegnare con certezza una qualche utilità. Oltretutto, in un quantitativo che i più informati hanno definito non superiore a quello ospitabile in un secchiello da spiaggia. In definitiva un’operazione più dai risvolti bellici che non scientifici, a conferma d’uno spreco di energie e denaro che avrebbero meritato di essere investiti nella soluzione di problemi ambientali più, come dire, terreni. Speriamo che Obama si ravveda e mandi al macero la fantasiosa impresa, e buonanotte al secchiello di idrossile. Sebbene il rischio di farsi scavalcare dalle prossime missioni lunari cinesi, difficilmente lo indurranno a tirarsi fuori del tutto dai giochini interplanetari.
Ma proprio quando la costosissima bufala pareva riaccomodarsi in stalla, ecco esplodermi fra le mani la doppia pagina della rivistina gossip da euro uno, finitami sotto il naso mentre la spiaggia di Varazze si copriva di plastica in seguito ad una superba mareggiata. Oh Signore! Dacci anche oggi la nostra liquida minchiata quotidiana. Su DIPIÙ i toni sono enfatici come non mai, si grida all’eureka. Titolone: Sulla Luna c’è tanta, tanta acqua! Il clamoroso annuncio della NASA restituisce speranza all’umanità! SFRUTTARLA! Come potremo sfruttarla! Ellamadò! Dico io. Riapriamo i rubinetti! Torniamo a comprar cestelli da sei. Felicità! A questo punto è il responsabile dell’Unità di Osservazione dell’Universo (sticazzi!!), insignito del NASA Honor Award Medal, né più né meno l’Oscar dell’astronomia, a saltare in cattedra per dire la sua nero su bianco:
“Questa scoperta ha un valore ENORME! Qui sulla Terra il problema dell’acqua ha raggiunto proporzioni preoccupanti. Si parla di desertificazione, siccità! (Mavalà?) L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo.” Il giornalista gossipparo lo incalza: “Potremo sfruttare quell’acqua anche sulla Terra? E Flamini rintuzza: “Un giorno forse. Al momento questo non è possibile…”
Ettecredo! Trasportare materiale nello spazio costa al momento un milione di dollari al chilo, centesimo più centesimo meno. Li voglio vedere a fare avanti indietro coi TIR della Norda… Quindi? Tutto l’entusiasmo iniziale? I famosi 3 miliardi di dollari sul piatto? A questo punto, impantanatasi, l’intervista vira sulla fantascienza pura. La sintetizzo di seguito…
DIPIÙ: “Come dobbiamo immaginare queste colonie spaziali rese possibili dalla presenza di acqua?”
FLAMINI: “Simili a quelle descritte in film e libri di fantascienza (il dottor Flamini deve averne letti tantissimi). Le cavità che custodiscono l’acqua si potranno sfruttare per proteggere gli astronauti dai dannosi raggi cosmici (ARGH! Dottor Spock faccia qualcosa!!). Bisognerà pressurizzare le caverne (Capitano Kirk, rispondete!). Poi occorrerà realizzare generatori necessari a sciogliere e depurare l’acqua ottenuta…” E via delirando di ’sto passo, il tutto per qualche bottiglia di liquido con uno ione in meno, ma un coglione in più, anzi, in dipiù, che insiste:
DIPIÙ: “Ma come si è formata l’acqua sulla Luna?”
FLAMINI: “Due ipotesi. Può esservi arrivata dallo spazio in seguito ad un bombardamento di comete, composte di ghiaccio e roccia. BUUUM!! Oppure, ipotesi suggestiva (una favola), potrebbe essere di origine terrestre…” ARIBUUUM!! Ovvero che la Luna separatasi dalla madre Terra si sarebbe portata un po’ di acqua al seguito. Degna puttanata conclusiva. Ma possibile che nel 2010 ci sia ancora gente ben pagata per divulgare simili boiate? E noi oggi dovremmo essere disposti a spendere quantità esorbitanti di soldi per riprendercela indietro? Ma che ce li mettessero la Nestlé e la Danone! E intanto che vanno a colonizzare la Luna per un sorso di idrossile si levassero dalle palle, bottiglie in PET comprese.
Cosa aggiungere? È dura quando le braccia toccano terra. Mi auguro che le signore lettrici del DIPIÙ siano abbastanza intelligenti da fare poche lavatrici e mettere in tavola l’acqua municipale, continuando a preferire la parsimoniosa doccia alla vasca. Questa sulla Luna non ce la daranno a bere. Almeno lo spero.

–>

29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

> Acqua — Edo @ 23:07

VORTEX-postcard

Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

–>

25 Novembre 2009

MicroMegaCazzate

> Acqua — Edo @ 16:46

Screenshot_1,jpg

Eccolo qui. Un altro raffinato demagogo con la bandierina del partito in saccoccia. Rumiz Paolo. Lo dichiara lui stesso che si interessa dell’argomento acqua da pochi mesi, e lo si capisce bene leggendone la sterilissima esternazione, dalla quale scaturisce come acqua reflua un patetico mugugno, capace solo di fomentare altri, inutili mugugni di altri inutili opinionisti della sua categoria. Oltre a ciò, mi viene da sospettare che interessandosi del prezioso solvente universale da così poco, a differenza mia che me ne occupo ormai da qualche annetto, egli sia fra quelli che da sempre gettano nello scarico ettolitri d’acqua per lucidarsi le zanne, e non fanno mai mancare alla propria dispensa una cospicua scorta d’acqua in bottiglie blu-PET. Se così non fosse, starebbe a significare che si occupa dell’argomento da ben più tempo di quanto lui stesso dichiara. Ma volendo credergli, così non è. Quindi? Uno sciupone pentito? Un neo-ravveduto con rigurgiti di civiltà che la prossima estate prenderà il suo condizionatore d’aria e lo porterà in discarica? Mai più alogene? Disdico l’abbonamento a SKY? In fin dei conti sono 40 euro al mese, altro che bolletta dell’acqua… Vaffanculo il digitale terrestre da oggi ascolterò la radio? D’ora in poi solo in bicicletta? Torno a lavare i piatti a mano uno per uno? Mah. Chissà. Mi limito a sperarlo, ma che almeno lo dichiarasse tra le righe di cotanto micromegalitico delirio.
Oltrepassiamo. Facilmente è solo uno dei tanti, troppi che si interessano di ambiente a seconda del governo in carica. Ovvio che una volta insediatosi l’esecutivo a lui più simpatico (come accadrà inevitabilmente fra non molto), la TV tornerà ad essere uno strumento culturale d’una certa utilità, al telefonino non si può davvero rinunciare e l’iPod, dopotutto, ha ampliato di molto le conoscenze musicali del figlio o del nipotino, quindi evviva le comodità!! A morte il digital-divide!!
Fatto sta che dalla sua analisi non attingo nulla di utile, un quadretto per punti di scarsissimo interesse con tanto di apocalittiche visioni a fare da cappello (c’è un filmetto al cinema sul funesto anno 2012, che sono sicuro le piacerà caro Rumiz), spaziando dal ristorantino di Messner nel quale costui si è accomodato a buttar soldi, ai contadini del vicentino che difendono il loro territorio come questa categoria fa da secoli, che si tratti di acqua come di disboscamento. Territori dei quali a nessuno di destra o sinistra è mai fregato una beata mazzafionda, angoli d’Italia ostici al piagnisteo, nei cui confini di demagoghi del genere non sanno che farsene.
Conosco e rispetto il mare da decenni, prima di lanciare proclami sullo stato di salute dell’acqua e di coloro che la governano (non lo facevano anche gli antichi romani?), mi sono fatto un intero giro del mondo, e senza nascondermi dietro a governanti o colori politici dico al signor Rumiz che da tempo i servizi legati all’acqua sono in via di privatizzazione. In India come a Singapore senza l’intervento dei privati starebbero a bollire quella del mare. La differenza sta nel fatto che certe popolazioni sanno farsi rispettare più di noi italiani del chiagn’ e’ fotte. La crescita demografica del pianeta è allarmante, e qualcuno pensa realmente che nonostante ciò spetti ad ognuno di noi un secchiello d’acqua fresca a testa, gratis? Utopie belle e buone. Illusioni da dipingere su uno striscione e far sfilare in corteo, tanto per darsi una sciacquatina alla coscienza. Piuttosto ci sono numeri che parlano assai più chiaro di Rumiz circa le dispersioni della rete idrica (in Italia vi sono località dove tali perdite arrivano al 50% dell’acqua distribuita), circa gli sprechi casalinghi, gli abusi di cui nessuno ad oggi s’è mai occupato. E dire che basterebbe far installare fra le mura domestiche un banale contatore – e tenerlo d’occhio – , per acquisire la necessaria coscienza e cominciare a spendere meno. Il tuo vicino di casa si fa 2 bagni in vasca bollente al giorno, e tu ne paghi una parte? Sei un coglione! Scendiamo in piazza a chiedere contatori per tutti! Andiamo in assemblea condominiale a pestare i pugni invece di stare in casa perché quella sera c’era il derby in HD. Ma come dicevo, pochi di noi s’azzardano ad analizzare certi particolari ai quali non si sa bene quale colore politico affrancare. Troppo tecnico, saggio. Nessuno Rumiz compreso. Particolari dei quali invece da anni si preoccupano aziende private in Asia come negli Stati Uniti, a pagamento, ovviamente. Ma laggiù sono più onesti di noi? A noi piace troppo piagnucolare, non toglieteci questo piacere, dai! Evabbe’, allora tiriamoci un colpo in testa. Personalmente, odiando le armi, preferisco impegnarmi di più nella vigilanza e nella parsimonia. Come gli agricoltori di Recoaro, credo fermamente che applicarsi maggiormente nel corto raggio sia molto più utile del continuare a sparare fra le nuvole degli scranni parlamentari fingendo di indignarsi per questa o quella legge, per poi occuparsi d’altro il giorno seguente, pratica noiosa e troppo facile, come bere un bicchier d’acqua, appunto, ma molto meno salutare.
Abbia il cuore di fare una sacrosanta promessa signor Rumiz, non smetta di occuparsi di acqua alla prossima folata di vento, da qualunque parte questa provenga.

–>

15 Novembre 2009

Da quest’anno mi leggete su .eco

> Acqua da leggere — Edo @ 19:11

thumbnail-ECO

Passerò il 2010 a litigare col nero su bianco, ma sempre con dominante blu.
La Redazione di ECO – magazine targato ONLUS di educazione ecosostenibile – mi ha chiesto di entrare a far parte del suo team di firme illuminate, offrendomi uno spazio bianco fra le pagine del loro inserto dedicato ad acqua e mare: Pianeta Azzurro.
Mensilmente, in 4000 battute, mi impegnerò con piacere a divulgare nozioni, curiosità e storie legate al mondo della navigazione a vela, agli oceani, all’acqua.
ECO è il primo mensile di educazione ambientale italiano, ed ha appena compiuto 20 anni di vita. Una rivista ponte tra realtà e punti di vista diversi, nonché strumento per sinergie tra mondo della scuola, associazionismo, istituzioni, imprese.
Il programma della rivista è riassunto nel sottotitolo l”‘educazione sostenibile”: ECO si pone infatti come punto di riferimento per la ricerca-azione su due parole chiave: “educazione” e “sostenibilità”, per costruire una cultura della formazione ispirata ai principi dell’ambientalismo, della tutela del territorio, della valorizzazione della cultura materiale e della biodiversità, a uso di tutti gli operatori professionali e dei decisori del sistema educativo, formale e non.
ECO è anche sul web, e mette a disposizioni degli interessati un blog molto attivo nel quale esprimere pareri sugli argomenti pertinenti le problematiche ambientali, allo scopo di trovare risposte e, talvolta, scharirsi le idee. Inutile dire che mi farà piacere leggervi tra i visitatori.
Per tornare al mio ruolo all’interno della rivista, in parole povere, sarà una bella responsabilità. Vedrò di cavarmela con onore, consapevole che a misurarsi con una “ventenne” il rischio di figuracce sarà elevato… ;-)

–>

8 Settembre 2009

National Pediatric Vacation

> Acqua — Edo @ 17:12

nico-natpediatric

Quelli del National Geographic mi accolgono a braccia aperte nel proprio staff, ed io anziché ripagarli di tanto onore con chissà quale reportage da terre remote ed inospitali, finisco arrampicato in compagnia di moglie e figliolo – e me li son goduti – tra i boschi dell’alta valle del fiume Trebbia. Oltretutto senza manco uno straccio di linea telefonica. Niente roaming. Beatamente isolato, incazzato nero con tutte le compagnie telefoniche che ci ammorbano la vita di spot a raccontarci di questa o quella offerta, sms, mms gratuiti e altre porcate che funzionano solo nei confini della propria città e poco oltre, sottraendoci i soldi in anticipo senza restituire un bel niente. In un campo c’è sempre campo? Cazzate. Però, vuoi mettere la vita senza inquinamento elettromagnetico? Il piccolo Nico ringrazia. Io meschino, meno.
Il piccolo borgo di case in sasso esiste da un centinaio di anni e possiede un nome tanto calzante quanto evocativo: Boschini. Quassù hanno vissuto i miei nonni materni, qui vi è nata mia madre, ed io imparato ad attraversare una foresta e guadare un fiume. Mi pareva giunto il momento di cominciare ad allenarmi al passaggio di testimone.

–>