Come ben sapevo, a Bombay ci fa un caldo che si crepa. Crepa l’asfalto, si crepano i muri dei palazzi, e se non fosse per l’elevatissimo tasso di umidita’ che agisce da collante, ho la netta sensazione che l’intera metropoli finirebbe presto in briciole, e di questo formicaio non rimarrebbe altro se non un asciutto nuvolone di polvere. Ma ho altrettanto netta la convinzione che sotto le macerie di Mumbai, o Bombay, chiamatela come vi pare tanto qui la diatriba per il nome non interessa davvero a nessuno, ne morirebbero pochi. A osservare questa moltitudine di persone bivaccare per strada all’esterno di miseri ripari in lamiera, si comprende immediatamente che . e’ vero, quaggiu’ la vita vale zero, ma i diseredati di Mumbay sanno rispondere alla morte incombente con una vitalita’ che non troverete altrove. L’India di Gandhi e della Santa di Calcutta e’ ancora qui e cosi’ sara’ fra mille anni, sempre col tracoma, le gambe storpie e la mano tesa, ad insegnarci che su questa Terra puo’ vincere solo chi da sempre ha imparato a sopravvivere. Salam Bombay!
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Il mio progetto “A pelo d’acqua” nasce dalla curiosità di sapere come si sta evolvendo il rapporto che noi esseri umani abbiamo con questo prezioso elemento, che le fonti d’informazione danno, in maniera allarmante, sul punto di esaurirsi nella sua forma potabile. In qualità di viandante del mare cercavo un argomento che, dovendo in questa occasione peregrinare in buona parte sulla terraferma, mi consentisse di restare nell’ambito che maggiormente conosco e più amo. Così, muovendomi per quattro continenti nei panni del più curioso fra i viaggiatori, proverò a descrivere il prezioso solvente universale nelle sue infinite sfaccettature: dalla frequentazione mistica che hanno con l’acqua le popolazioni asiatiche, fino alla spettacolarizzazione che ne contraddistingue l’utilizzo in una metropoli desertica come Las Vegas, passando per le problematiche da inquinamento delle sorgenti dell’Oceania, e recandomi negli atolli del Pacifico destinati all’allagamento. Un futuro amaro e senza via di scampo o naturali conseguenze di un ciclo climatico destinato a riequilibrarsi?
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