Hot
Come ben sapevo, a Bombay ci fa un caldo che si crepa. Crepa l’asfalto, si crepano i muri dei palazzi, e se non fosse per l’elevatissimo tasso di umidita’ che agisce da collante, ho la netta sensazione che l’intera metropoli finirebbe presto in briciole, e di questo formicaio non rimarrebbe altro se non un asciutto nuvolone di polvere. Ma ho altrettanto netta la convinzione che sotto le macerie di Mumbai, o Bombay, chiamatela come vi pare tanto qui la diatriba per il nome non interessa davvero a nessuno, ne morirebbero pochi. A osservare questa moltitudine di persone bivaccare per strada all’esterno di miseri ripari in lamiera, si comprende immediatamente che . e’ vero, quaggiu’ la vita vale zero, ma i diseredati di Mumbay sanno rispondere alla morte incombente con una vitalita’ che non troverete altrove. L’India di Gandhi e della Santa di Calcutta e’ ancora qui e cosi’ sara’ fra mille anni, sempre col tracoma, le gambe storpie e la mano tesa, ad insegnarci che su questa Terra puo’ vincere solo chi da sempre ha imparato a sopravvivere. Salam Bombay!