Per
Discutere di risorse idriche con Mr. A. Ramakrishna è come consultare un trattato d’ingegneria idraulica applicata al territorio. Sull’argomento acqua questo straordinario personaggio dal sorriso affabile ed i modi eleganti ha le idee molto chiare, e non c’è progetto passato, presente e futuro di cui egli non conosca i minimi dettagli e non te li descriva, metro per metro, litro per litro. Grazie ad un acume ed una professionalità fuori dall’ordinario, in 12 anni al timone della Larsen & Tourbro, la più solida e rinomata Compagnia di costruttori dell’intera India, Mr. AR, come lo hanno affettuosamente battezzato i suoi collaboratori, è arrivato ad incrementare il fatturato del gruppo di ben 15 volte, e nonostante una moneta ancora piuttosto debole, stiamo parlando di cifre da capogiro. Oggi nel sub-continente indiano non esiste opera avveniristica che non sia firmata dalla L&T e dalla consociata ECC: ospedali, shopping centers, aeroporti, autostrade, università, stadi, interi quartieri, tutti progettati con una cura del particolare ed una ricerca stilistica da avergli fatto collezionare qualche decina di riconoscimenti internazionali, per non parlare dei tempi di consegna: ineguagliabili. Tre mesi e mezzo per realizzare l’aeroporto di Puttaparthi, un anno e tre mesi per iniziare e portare a termine, nell’Andra Pradesh, la costruzione del più maestoso ospedale io abbia mai visto, ribattezzato Il Tempio della Guarigione. Vista la sua somiglianza con la basilica di S. Pietro, piazza compresa, la definizione calza a pennello.
“Quando è nata la L&T, 62 anni fa, il nostro motto identificativo era Costruttori per la Nazione, oggi lo stiamo mutando in Costruttori della Nazione!”
Ascoltando le parole di Ramakrishna, ecco che l’idea di un’India destinata a diventare prima potenza economica del pianeta comincia a prendere corpo. Ma veniamo al motivo per cui sono capitato a sedermici di fronte.
Non è un caso, che attualmente in cima agli interessi di questo colosso delle costruzioni ci sia l’acqua e tutto quanto orbita intorno alla sua movimentazione. La posta in gioco è ovviamente enorme, ma se a qualcuno dovesse sorgere il sospetto che ciò sia dovuto alla sola smania di fama e ricchezza, se lo levi pure dalla testa, qui siamo in India, il luogo dove sui beni materiali ancora prevale lo spirito. Poco credibile? Allora per fare giustamente chiarezza è bene io compia un doveroso passo indietro, cominciando dal fatto che sono arrivato a Ramakrishna tramite la Sathya Sai Trust, ovvero l’organizzazione con sedi in tutto il mondo alla quale fa capo il celeberrimo swami Sai Baba. Avete presente quell’omino in odore di santità con un grande cespuglio di capelli neri a fargli da copricapo, che materializza nuvolette di cenere dalle mani, vestito dall’immancabile saari arancio? Lui. Non tramite il “reincarnato” personalmente, certo, ma grazie alla mediazione della squisita signora Alida Parkes, portavoce della SST in Italia, senza il cui supporto ogni velleità cronistica attinente i generosi progetti dello swami nel settore di mia pertinenza, sarebbe finita anch’essa in cenere.
Curiosando su internet da casa mia, un paio di mesi prima della partenza, ho letteralmente sussultato dinanzi ad un titolo che mi corrispondeva alla perfezione: Togliere la sete! È da questa laconica ma basilare illuminazione, avuta da Sai Baba in gioventù, che prende il via uno dei progetti idrici più ambiziosi che l’India abbia mai preso in considerazione, la cui realizzazione è finita inevitabilmente nelle mani di coloro che, più d’altri, di grandi opere se ne intendono: la Larsen & Tourbro, il cui Presidente uscente ha accettato senza incertezze, e con una cortesia tipica di questi luoghi, di rilasciarmi un’intervista. Come immagino starà capitando a chi mi sta leggendo, anch’io ho banalmente pensato all’inestimabile quantità di soldi che la SST avrà sborsato nelle casse della L&T, ma mi sbagliavo.
“Per molti di noi” esordisce Mr. AR, “ogni divinità riconosciuta di questa Terra rappresenta la reincarnazione di Dio. Buddha, Maometto, il vostro Gesù Cristo, e la stessa cosa vale per Sai Baba. Aiutare i bisognosi è servire Dio.” Ecco che grandi numeri e misticismo cominciano a scambiarsi i ruoli. “I 270 milioni di euro spesi per portare a conclusione il Sathya Sai Water Supply Project, elargiti dalla SST con il contributo di associazioni filantropiche e privati, hanno coperto le sole spese vive. Noi non lavoriamo per Sai Baba a fini di lucro. Abbiamo semplicemente compreso che senza il nostro coivolgimento il progetto non si sarebbe mai realizzato, e ciò è stato sufficiente a convincerci.” A questo punto Ramakrishna si interrompe per mostrarmi con un orgoglio che lambisce la commozione, tre oggetti che lo swami ha materializzato davanti ai suoi occhi per farnegliene dono: un orologio d’oro massiccio, una collana anch’essa in oro col disegno dell’OM, la pace universale, e un anello decorato con pietre preziose dai colori sgargianti. Quest’uomo comincia a divertirmi. Per alcuni minuti mi confida senza imbarazzo il proprio rapporto col Creato, la vita, la morte che si risolverà con la reincarnazione, nuovamente la tolleranza senza pregiudizi per ogni forma di religiosità. Sai Baba è Dio, io sono è Dio, ed anche tu sei Dio, ribadisce con una serena risata. E proprio grazie all’aiuto divino, oltre che a tecnologie d’avanguardia, è stato possibile realizzare un progetto che oggi è in grado di dissetare 731 villaggi nell’Anathapur e altri 320 fra Medak e Mahabubnagar, per un totale di due milioni di abitanti, che sino a ieri i 40 litri procapite di acqua al giorno attualmente a disposizione se li sognavano. Impianti di filtraggio e purificazione, monitoraggio delle perdite, cisterne a profusione, oltre 2000 chilometri di condutture della migliore qualità e canali, che corrono da nord a sud sfruttando il naturale gradiente del territorio evitando sprechi energetici. Io sono frastornato, ma Ramakrishna è come stesse scivolando all’interno delle sue tubazioni ed arrestarne la corsa non mi sarà facile.
“Questa è sola un piccola porzione di ciò che la L&T sta facendo per il rifornimento idrico del Paese.” E riprende ad elencarmi faraonici propositi, che vanno dalla messa in comunicazione dei due maggiori canali fluviali nazionali alle soluzioni in fase di studio contro le conseguenze delle alluvioni, e via di seguito, fino al progetto sollecitato dal Chief Minister del Tamil Nadu in persona, Karunanidhi, che risolverà l’annoso problema di rifornimento idrico della città di Madras.
Dati, cifre, quantità che mi piovono letteralmente davanti andando a comporre un mosaico del quale non riesco ad intravedere l’ultima tessera, arrivando a preoccuparmi che l’ora di nastro a disposizione della mia telecamera non si esaurisca sul più bello.
Giusto per non congedarmi da Mr. AR senza aver provato ad incrinarne la serenità, mi permetto ad un certo punto di interrompere il soliloquio con una domanda che so poter generare un qualche fastidio ad un leader del suo calibro, e gli chiedo con aria distaccata un’opinione in merito allo scottante dibattito circa la privatizzazione delle acque. Qui effettivamente, pur mantenendo il tipico aplomb di chi come lui ha speso qualche anno di studi in Germania, la voce gli si incrina per una manciata di secondi.
“Sarò molto franco nel risponderle” e mentre con un piede comincia a menare calcetti al cestino, mi enuncia una teoria abbastanza composita che parte ancora una volta dalla relazione socio-politico-religiosa che lega il popolo indiano all’acqua, elemento vissuto come un diritto naturale inalienabile, e finisce all’indispensabilità del settore privato nella soluzione dei troppi problemi che il Paese deve risolvere, se vorrà realmente collocarsi fra le punte di diamante dell’economia internazionale, specificando che pur essendo privatizzabili gli impianti, non sarà mai privatizzabile il percorso che l’oro blu deve compiere fra un impianto e l’altro, tanto per mantenere in equilibrio i due piatti della bilancia. Certamente, mettere i bastoni tra le ruote a muscolose holding come la francese Vivendi Environment, protagonista numero uno dell’industria idrica mondiale, non più è pensabile, ma Ramakrishna a sua volta mi chiede se conosco qualche Paese che sia riuscito a farlo.
“Privatizzare gran parte di questo mercato è ormai inevitabile, ma faremo il possibile perché le nostre acque rimangano un bene a disposizione del nostro popolo, e non diventino merce di scambio,”
Durante i restanti dieci minuti di conversazione Mr. AR vuole sapere un poco di curiosità della mia vita e sull’Italia, che non è ancora riuscito a visitare come meriterebbe, poi mi accompagna a rifocillarmi a proprie spese in uno dei più lussuosi hotel di Madras, dal quale esco sazio e con la testa sottosopra per i numerosi cocktail locali che l’amabile personaggio mi ha invitato ad assaggiare, mentre lui sorseggiava una Pepsi con aggiunta di lime. In effetti, ad un adepto di Sai Baba una sbronza non si addice granchè.

