5 Luglio 2007

Riflessioni

> RTW — Edo @ 03:05

NEW ZEALANDNEW ZEALAND

New Zealand – South Island

La natura in Nuova Zelanda è paragonabile a una splendida diva dei nostri tempi, che mai e poi mai si abbandonerà alle attenzioni del primo che passa senza averne prima verificato la consistenza del conto corrente. Nel caso quest’ultimo non dovesse essere all’altezza, potrete goderne il profumo, scambiarci due parole, osservarla ammutoliti mentre vi sfila accanto, ma di una notte in sua compagnia non se ne parla proprio.
Lei, la radiosa ed ipertrofica natura neozelandese, è ormai stata scritturata da un potente e scaltro impresario, ma che dico uno, decine di questi, che oggi ve la offrono come meglio la gradite ma solo in cambio di sonori compensi, e fatta a pezzi.
Hai intenzione di trascorrere una notte ascoltando il canto di una cascata nel Milford Sound? Bene, fanno 500 dollari. Ti attrae l’idea di volare dalla pianura fino alle vette innevate nella cesta di un pallone aerostatico? Siamo qui per servirla! Bastano 250 dollari neozelandesi più la spesa per raggiungere la pista di decollo. Paragliding, snowboarding, bungee-jumping, kayaking, canyoning, free-climbing? Pagare, pagare, pagare! Commercio allo stato puro. Ben gestito ed ottimamente pubblicizzato, non c’è che dire, ma tutto organizzato allo scopo di ricavare contante, la qual cosa, pur comprendendone le motivazioni mi fa un briciolo di tristezza. Se non hai molti soldi al seguito, al cospetto di una simile debordante offerta potrai metterti il fedele zaino in spalla, piantare una tenda di qua, imbastire un bivacco di là, ma sotto sotto ti sentirai immancabilmente una merda defecata sul pianeta sbagliato. E allora che andasse al diavolo la Nuova Zelanda rigogliosa, insieme a foche, pinguini, balene e amanti del salto della quaglia.
Per mia fortuna sono qui a curiosare fra le sue acque, e delle faccine da esaltati che mi sorridono in gran quantità da poster e locandine, chi con l’elmetto in testa chi legato ad un elastico a testa in giù, non mi frega veramente molto, un po’ perché ho passato l’età di riferimento, un altro poco perché le esperienze estreme con listino prezzi sul retro, come dicevo, mi generano da sempre un’insopportabile amarezza, a parte quelle circoscritte nei parchi divertimento, ma lì si paga l’ingresso e poi ci si dedica a tutto quel che si crede, quantomeno.
Già, ma dicevo dell’acqua. Nel Paese dell’abbondanza questa non poteva essere da meno, e di ciò sono sinceramente contento. In alcune località delle Alpi Meridionali la media annua di precipitazioni si calcola addirittura in metri, o meglio, si calcola in inches, circa 200 all’anno, che tradotte in metri fa la bellezza di oltre 5 metri di pioggia, o neve che sia, in allegra caduta libera. Eppure se chiedete ad un neozelandese di queste parti se è contento dell’acqua che beve, in molti casi vedrete i suoi capelli mettersi sull’attenti. Possibile? L’Avon, il soporifero fiume che attraversa i parchi cittadini di Christchurch, mette voglia di una salutare nuotata da tanto è trasparente, sul litorale e nei fiordi vedo galleggiare solo surfisti e gabbiani, qui tutto è tirato a lucido in maniera maniacale, al punto che mi verrebbe da marcare nel mio taccuino una sonora e benvenuta vittoria dell’acqua griffata kiwi, fare le valigie e andarmene a consumare le mie energie per altri lidi. Invece a sfogliare i quotidiani locali ecco venire a galla insospettabili cancrene. È sufficiente aprire una pagina a caso per trovarvi smorfie di disgusto, intere associazioni in sit-in davanti al Ministero dell’Ambiente con tanto di cartelli intesi a smascherare ladrocini, chi la vuole cotta, chi la vuole cruda, insomma un vero e proprio pandemonio principalmente dovuto all’alta concentrazione di letame prodotto dai tantissimi allevamenti presenti nella regione del Canterbury, associata all’uso sempre più indiscriminato di prodotti chimici da parte degli agricoltori, che non pensano minimamente di cambiare strada e, in compenso, esigono dal Governo miglioramenti e nuove soluzioni per soddisfare una richiesta di acqua per irrigazione in costante aumento, vuoi per crescere erba da pascolo, vuoi per produrre sempre più verdure, ortaggi e tutto il resto. Una variegata collezione di porcherie che inevitabilmente filtra nel terreno andando ad avvelenarne le falde.
Il quadretto parrebbe non fare una piega, ma non è da me accontentarmi di quanto riportato dai giornali, inclini non di rado a focalizzare verità di parte. Ragion per cui mi metto alla ricerca di qualcuno in grado di scendere un poco di più nei particolari, finendo per scovare un arzillo agronomo ottantaduenne che per motivi d’età e passato professionale ha cominciato a darmi alcuni ragguagli interessanti e credibili, sulla geologia di questo arcipelago e sulla cultura dei suoi abitanti: il suo nome è Pat Palmer. Ho trascorso un’intera giornata con lui, esplorando a bordo della sua autovettura la penisola di Banks, e quella che riporto di seguito è, per sommi capi, la sua opinione.
“È tutto un finto problema! È vero, 40 milioni di pecore qualche fastidio inevitabilmente lo creano, ma fino a qualche anno fa ne avevamo 70 milioni, e allora? La paura dell’inquinamento è più dovuta a quanto potrebbe accadere che non a quanto già riscontrabile. Quando sei arrivato in aeroporto non ti hanno domandato dove hai posato i piedi negli ultimi 30 giorni? Ecco, il motivo è il medesimo: fobie. E politica. Gli allevatori si lamentano per avere le sovvenzioni promesse dal Governo, i cittadini protestano perchè i costi dell’acqua aumentano senza capirne bene il perché. Ma a conti fatti rimane un finto problema.” Personalmente sarei più incline a definire quelle che Pat ritiene essere null’altro che fobie, una sana forma di prevenzione. Se c’è un rischio effettivo di ritrovarsi fra non molto a bere piscio d’agnello anzichè acqua pulita, ritengo oltremodo saggio tentare di evitarlo, anche se sappiamo quanto convenga ad aziende e governi rimediare con un bel depuratore finanziato a spese dei contribuenti, piuttosto che frenare a tempo debito le smanie di ricchezza di qualche lobbie, ovviamente pronta a ricambiare il favore appena necessario.
Ma torniamo alla lezione d’idrologia applicata al territorio. Una volta raggiunta la vetta del promontorio dal quale si domina la piana di Christchurch, Pat sfodera dall’interno dell’auto tanto di cartina geografica e prende a farmi la descrizione minuziosa del panorama circostante, del quale conosce realmente ogni ciuffo d’erba.
“Ottimo terreno! Di origine vulcanica ma in splendida forma. Quello che vedi incluso fra il fiume Waimakariri, il lago Ellesmere ed il Rakaia River, un tempo era un enorme acquitrino, poi con l’arrivo dei primi europei gli alberi sono scomparsi per far posto agli allevamenti, e le acque addomesticate a favore dell’agricoltura. Ma qui di acqua ne abbiamo sempre avuta e ne abbiamo tutt’ora…” A quel punto mi viene spontaneo chiedergli se, preoccupandomi delle condizioni in cui versa quest’ultima, sono per caso venuto a ficcare il naso nel posto sbagliato.
“Assolutamente no! Se cercavi l’acqua sei davvero nel posto più indicato, qui ne trovi quanta ne vuoi.” E dopo aver chiosato la battuta con una ghigno alquanto sinistro, prosegue col fornirmi qualche altro dato sull’argomento. “Pensa che il Rakaia River ha una portata d’acqua annua pari ad un terzo di quella del fiume Mekong, hai presente no? Stiamo parlando della principale via d’irrigazione di quel continente, della cosiddetta cesta di riso asiatica! Quindi? Cos’abbiamo da lamentarci? Sai quant’acqua richiede la maturazione di un chilo di riso?”
“Quasi 1500 litri…” Dopo qualche giorno speso nelle riaie vietnamite un’idea me la sono fatta.
“Poco meno!” Mi corregge Pat, proseguendo imperterrito a decantarmi il bello ed il buono del Canterbury fermandosi giusto a prendere fiato, mentre io, favorito dalla particolare trasparenza dell’aria e con l’ausilio della mappa, me ne sto braccia conserte, mezzo congelato, ad osservare la pianura ai nostri piedi, facendo del mio meglio per sposare le sue parole con quello che vedo, e soffocando una gran voglia di dirgli che per oggi può bastare. Una cosa è certa, più lo sto ad ascoltare più seguito a non comprendere le tante lamentele individuate leggendo e ascoltando a destra e manca.
Tuttavia, continuando a non voler credere alla prima teoria spiattellatami nel piatto, pur qualificata che sia, rimango convinto ci debba essere un’altra verità, soprattutto dopo che, una volta terminata la lezione ed accomodatici nel salotto di casa Palmer a sorseggiare un ottimo caffè servito dalla sua simpatica moglie, il buon Pat prosegue ad indottrinarmi sulle capacità dissetanti della Nuova Zelanda sfogliando libri che, a giudicare dalle copertina, devono risalire ad almeno una quarantina d’anni fa. Molto interessante, ma non è che nel frattempo le cose sono cambiate?
Ritorno all’ostello che a dover fare i conti fra dubbi e certezze, i primi stanno ancora in vetta alla classifica. Che fare? Da qualche giorno avevo notato l’insegna di TV New Zealand far bella mostra di sé sul tetto di una palazzina a pochi passi dall’edificio che mi ospita. In base al fatto che i giornali stanno dedicando quattro pagine su dieci a polemiche di natura liquida, suppongo che a TVNZ ne sappiano qualcosa.
Il mattino seguente mi presento alla signorina posizionata all’ingresso che in pochi minuti, ottenute le mie credenziali e sorbitasi il motivo della mia visita, mi fa ricevere da tale Tom Fraser, un giovane e gentile giornalista della rete, che senza perdersi in eccessivi preamboli mi consiglia di passare a trovare un certo Ross Millichamp, consulente del settore acque per una rivista specializzata in caccia e pesca, a quanto pare particolarmente ferrato sullo stato di forma di fiumi, laghetti ed acquitrini locali.
Pur deplorando gli argomenti trattati da una simile rivista, voglio fidarmi del consiglio e gli telefono. Il mattino dopo sono già nella sede di Fish&Games, ad ascoltare la versione di Mr. Millichamp, che ha meno della metà degli anni di Pat Palmer e, mi auguro, un punto di vista più al passo coi tempi.
Le sue prime parole non si discostano molto dal pensiero del simpatico agronomo.
“In Nuova Zelanda godiamo di acque molto pure e davvero non abbiamo di che lamentarci…” poi comincia a circoscrivere il problema “eccetto qui nel Canterbury, dove le attività agricole estremamente intensive stanno indubbiamente degradando la qualità di suolo ed acqua di conseguenza. A subire i danni maggiori sono in particolare i piccoli corsi d’acqua ed il lago Ellesmere, nel quale questi vanno quasi tutti a sfociare. Inevitabile che la comunità cominci a pretendere rimedi efficaci. Per quanto riguarda noi di Fish&Game, occupandoci di pesca, ci riteniamo in prima linea in questa battaglia, e non posso nascondere che i molti dati raccolti stanno a confermare un numero di pescatori in costante calo, dovuto ad una quantità di pesce che va assottigliandosi di anno in anno.”
Per farla corta, di acqua ce ne sarebbe a litri ma l’ingordigia si misura in ettolitri, di conseguenza ad una portata dimezzata delle vie d’irrigazione si sovrappone una quantità doppia di fertilizzanti, il che non può certo funzionare, questo è vero. Ma è altrettanto vero che che un popolo con una simile sete di prevenzione, pulizia ed efficienza non tarderà molto a rimettere ogni cosa al proprio posto.
“Abbiamo un grande vantaggio che gioca a nostro favore!” conclude Ross con un benaugurante sorriso “E sta nel fatto che le precipitazione abbondanti che si riversano sulle Alpi, impiegano si e no quattro giorni a raggiungere la costa, consentendo un ricambio costante delle acque in tempi rapidi, ed attenuando di molto i danni.”
Direi che non è il caso di aggiungere altro. Gli stringo la mano augurandogli il meglio possibile, scendo in strada, butto la sua rivista nel primo bidone e torno al Charlie’s Backpackers. Domani parto per Auckland, convinto che farsi quattro bracciate nell’Avon dev’essere una magnifica esperienza e non mi farà cadere i capelli. Peccato faccia così freddo.
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12 commenti »

  1. Ciao Edo, vedendo dove sei adesso, e sapendo com’è in NZ (condivido la tua disamina della fiera dell’adrenalina) me l’immaginavo che l’avresti quasi sorvolata e basta.
    Quell’arcipelago meriterebbe una visita lunga, e lontano dalla civiltà. Non è difficile visti i 4 milioni di cristiani che ci abitano. Speriamo che riescano a controllare le pecore e a continuare a bere acqua pura.

    Commento di andrehaero — 5 Luglio 2007 @ 08:17

  2. Certo ci sarebbe voluto più tempo, meno freddo, più soldi, meno anni sulle spalle, un’auto sotto il culo, la voglia di guidarla per ore e ore fra crateri, saliscendi, fiordi e vacche al pascolo, meno maori a faticare mentre i biondini contano soldi alle casse. Ci sarebbe voluto un’altro al posto mio o forse un’altra isola al posto di questa. Mi attraggono le imperfezioni, in NZ tutto troppo bello, tutto troppo… troppo.
    Grazie Haerofriend, ho comunque la sensazione che dalle tue candide vette ne apprezzerai ben altra visione. Importante che acqua e neve restino di comune accordo. Che vada ben!

    Commento di Edo — 5 Luglio 2007 @ 09:06

  3. Ciao Edone. Ora mi leggo il capitolo Neo Zelandese, ma una domanda mi sorge spontanea. Come hai fatto a sapere del mio blog,se non l’ho detto a nessuno? Torno dopo aver letto New Zealand chapter. Dany

    Commento di Daniele — 5 Luglio 2007 @ 12:48

  4. …prima ti saluto, sguazzo nel mio lago ( xchè oggi è da cartolina e PERFETTO ), e poi torno per leggerti ( finalmente !! ). Ciao Lupo

    Commento di mauro — 5 Luglio 2007 @ 12:49

  5. Hey Dany, ho un sito intelligente io, se qualcuno mi linka nel suo me lo viene a dire. Ti rendi conto cosa sono innanzi?? He he he. Occhio al mal di testa…
    Oella Mauro, portati la ciambella e vedi di non morsicare quella sbagliata. Grazie a los dos!

    Commento di Edo — 5 Luglio 2007 @ 18:42

  6. Ecco che qui vengono fuori i miei grossi limiti informatici. Quando sarà pronto definitivamente te lo comunicherò, ora è orribilmente un cantiere, come hai potuto vedere. Intanto mi sono fatto un bel beverone della Edo’s Water Story anche in terra Neo Zelandese, e leggendo ho imparato delle cose di cui ignoravo l’esistenza. Cin Cin Edo and have a good trip!

    Commento di Daniele — 5 Luglio 2007 @ 23:27

  7. Cià, son qui che preparo la borsa per il “uik” lungo al lago e ti fò gli Auguri Maiuscoli di compleanno per domani visto che nn sarò collegato. Stammi bene Lupo

    Commento di mauro — 7 Luglio 2007 @ 20:50

  8. auguri auguri!

    Commento di fabrizia — 8 Luglio 2007 @ 10:55

  9. Buon Compleanno Eddie!!!!!!!!!!!!!!!!!! Scusa se non scrivo molto ma in compenso ti penso!!!!!!! Un bacio

    Commento di Cami — 8 Luglio 2007 @ 17:02

  10. Grazie grazie, c’è di buono che quest’anno col passaggio di data fra Tonga e Samoa, ho guadagnato un giorno di vita, e chi si contenta… Abbracci sayonarici!

    Commento di Edo — 9 Luglio 2007 @ 00:38

  11. un po’ in ritardo ma ci sono anche io a farti gli auguri,

    BUON COMPLEANNO vecchio bastardo.

    quando partirai per TOnga ??

    Commento di Roberto Marelli — 10 Luglio 2007 @ 14:47

  12. Tonga è ancora un cumulo di macerie…

    Commento di Edo — 11 Luglio 2007 @ 05:37

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