17 Luglio 2007

AUCKLAND:

> RTW — Edo @ 15:22

SushiGuardierosse

Gente strana i neozelandesi. Degna di essere elogiata la loro capacità di tenere il livello d’attenzione sempre alto circa le questioni eco-ambientali, riprovevole la loro abilità nell’alzare dita dietro cui nascondersi, al punto da farmi credere che la filiforme Sky Tower di Auckland, di tale atteggiamento ne rappresenti la degna icona.
Ma andiamo per ordine. Ho messo piede ad Auckland con la convinzione di visitare la capitale della vela, ed eccomi invece a passeggio nella più smisurata macelleria di pesce dell’emisfero sud. Non sono mai stato a Tokio, ciononostante dubito la sua offerta di sushi superi quella che ho avuto modo di osservare quaggiù, tenendo in considerazione di trovarmi in un agglomerato urbano di così pochi chilometri quadrati. Già a Singapore e in Australia avevo constatato come la malaugurata moda di masticare le tenere carni di pesci di ogni razza e provenienza, fosse entrata nelle abitudini alimentari di troppi, ma sulla Kings Road le rivendite di cilindri in riso farcito sono così tante da darmi il capogiro. Ma come, in tutto il mondo cresce l’allarme per la certa estinzione di talune specie, ed in quella che pensavo essere la patria per eccellenza di una sana coscienza ambientalista, mi ritrovo assediato da tonnellate di tonno rosso ridotto a cubetti!? Spendendo pochissimi dollari, ti viene dato modo di scegliere se contribuire all’azzeramento della fauna marina direttamente dal tavolino di uno delle decine di ristoranti a disposizione, o se farlo più comodamente dal salotto di casa, portandoti via il tuo scatolino in plastica trasparente ripieno del colorato ben di Dio, acquistato dal chiosco accanto al negozio di collanine maori. Sarei curioso di sapere come la pensano coloro che un tempo tali collanine le indossavano, ma oggi i maori vestono elemetto di plastica gialla e tuta blu, e non credo abbiano granchè modo di esprimere opinioni, in merito al massacro dei pesci quanto su tutto il resto. Qui a fare le regole del mercato adesso sono i portatori sani di occhi a mandorla, e se è loro interesse spacciare carne cruda, potete ballare la spaventosa aka fino allo sfinimento, ma scordatevi di fargli prendere un’altra strada. Agnelli arrosto, sloop a vela e cottages di gusto coloniale, saranno molto presto sostituiti da noodles, sampam e pagode, perchè Auckland è ormai da considerarsi tra i principali avamposti dell’invasione orientale al pianeta, che vi piaccia o meno. Busti di Mao Zedong e statuette di guardie rosse in ceramica fanno bella mostra in numerose vetrine della città - per quel poco che ne so, esporre la riproduzione di una guardia rossa su una mensola di casa equivarebbe ad appendere il pupazzetto di una SS allo specchietto dell’auto, ma è probabile che la storia politica del nostro pianeta non rientri fra le letture preferite di questo popolo - e se proprio siete esausti di azzannare hamburgers vedete di imparare a destreggiarvi coi bastoncini di legno fra le dita, altrimenti saltate il pasto. Money first! E se yen e yuan fanno più gola di Yin e Yang, prepariamoci a calare le braghe ed a farci trovare con un grasso salmone infilato in quel posto, pronto per la sfilettatura sashimi style.
A riprova di questa voglia d’oriente, mi salta all’occhio una notizia che considero la vera ciliegina posizionata sopra una nuvola di panna. Il Dalai Lama è in visita diplomatica in Oceania ed il Primo Ministro kiwi, Helen Clark, cosa fa? Onde evitare scontenti da parte del Governo cinese, annuncia pubblicamente di non avere intenzione d’incontrarlo. La “chinese cake” è pronta! Qualcuno ne vuole una fetta? Troppo indigesta? Ecco allora la soluzione da luminare della diplomazia di Mrs. Clark. Si fa casualmente trovare sul medesimo aereo del pacifico Lama, ritagliandosi come in un origami la possibilità di scambiarci quattro parole, che casualmente non abbiano nulla a che vedere con argomenti politici ed altrettanto casualmente non scontentino nessuno da Taiwan a salire. Prendere un aereo non è come scegliere su quale carrozza del treno accomodarsi, tutta colpa del caso. I cinesi fanno finta di niente, il Dalai Lama fa spallucce, i neozelandesi pure. Possibile sia solo io ad avvertire una morsa nello stomaco? Ho bisogno d’un sorso d’acqua.
E la mia acqua appunto? Di quella ce n’è in esubero! Uno scandalo d’acqua, che genera scandali. Al punto che per tenerla sotto controllo si prospetta per la popolazione locale la possibilità di vederne aumentare il prezzo del 10% annuo per i prossimi 10 anni. Decisione presa e solo da smussare agli angoli. Difatti il problema sta ora nel come comunicarlo alla cittadinanza senza finire appesi al pennone più alto del porto. Qualche testa di legno governativa ha già dovuto abbandonare la poltrona, ma in una maniera o nell’altra i soldi per sponsorizzare rimedi contro le frequenti alluvioni andranno trovati, e le tasche dei contribuenti rimangono la migliore risorsa. D’altra parte, 1200 millimetri di pioggia che si rovesciano su una metropoli edificata sulla cima e ai piedi di una ripida collina, di inconvenienti ne creano a volontà. E allora tale Brian Rudman, celebre editorialista del New Zealand Herald lancia una proposta geniale, di quelle che solo un neozelandese dell’ultima generazione poteva produrre: troppa pioggia? Tassiamola! Anzichè stabilire una quota di denaro fissa da versare sui conti dello Stato, creiamo una tassazione elastica! Se piove molto pagheremo di più, se piove poco non paghiamo nulla. Ad Auckland? Commovente. Come se io mi bendassi e chiedessi al mio interlocutore di posizionarsi di fronte a me gambe larghe, pronto a ricevere un poderoso calcio nei testicoli. Se lo metto a segno mi sgancia 50 dollari, se lo manco siamo pari e può girare i tacchi senza pagare un centesimo. Cosa ne dite? Io in tutta risposta ho inviato una e-mail al NZ Herald proponendo l’arresto immediato del Sig. Rudman. Per la tassazione dell’ossigeno la va a poche ore… Vivete nella città delle vele? Allora trasferitevi orgogliosamente in barca e lasciate il territorio ai suoi antichi possessori, sono convinto che i maori, sotto l’elmetto giallo, abbiano in serbo soluzioni migliori, da sempre.
NZ Herald

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AUCKLAND:

> RTW — Edo @ 15:10

SushiGuardierosse

Gente strana i neozelandesi. Degna di essere elogiata la loro capacità di tenere il livello d’attenzione sempre alto circa le questioni eco-ambientali, riprovevole la loro abilità nell’alzare dita dietro cui nascondersi, al punto da farmi credere che la filiforme Sky Tower di Auckland, di tale atteggiamento ne rappresenti la degna icona.
Ma andiamo per ordine. Ho messo piede ad Auckland con la convinzione di visitare la capitale della vela, ed eccomi invece a passeggio nella più smisurata macelleria di pesce dell’emisfero sud. Non sono mai stato a Tokio, ciononostante dubito la sua offerta di sushi superi quella che ho avuto modo di osservare quaggiù, tenendo in considerazione di trovarmi in un agglomerato urbano di così pochi chilometri quadrati. Già a Singapore e in Australia avevo constatato come la malaugurata moda di masticare le tenere carni di pesci di ogni razza e provenienza, fosse entrata nelle abitudini alimentari di troppi, ma sulla Kings Road le rivendite di cilindri in riso farcito sono così tante da darmi il capogiro. Ma come, in tutto il mondo cresce l’allarme per la certa estinzione di talune specie, ed in quella che pensavo fosse la patria per eccellenza di una sana coscienza ambientalista, mi ritrovo assediato da tonnellate di tonno rosso ridotto a cubetti!? Spendendo pochissimi dollari, ti viene dato modo di scegliere se contribuire all’azzeramento della fauna marina direttamente dal tavolino di uno delle decine di ristoranti a disposizione, o se farlo più comodamente dal salotto di casa, portandoti a casa il tuo scatolino in plastica trasparente ripieno del colorato ben di Dio, acquistato dal chiosco accanto al negozio di collanine maori. Sarei curioso di sapere come la pensano coloro che un tempo tali collanine le indossavano, ma oggi i maori vestono elemetto di plastica gialla e tuta blu, e non credo abbiano granchè modo di esprimere opinioni, in merito al massacro dei pesci quanto su tutto il resto. Qui a fare le regole del mercato adesso sono i portatori sani di occhi a mandorla, e se è loro interesse spacciare carne cruda, potete ballare la spaventosa aka fino allo sfinimento, ma scordatevi di fargli prendere un’altra strada. Agnelli arrosto, sloop a vela e cottages di gusto coloniale, saranno molto presto sostituiti da noodles, sampam e pagode, perchè Auckland è ormai da considerarsi tra i principali avamposti dell’invasione orientale al pianeta, che vi piaccia o meno. Busti di Mao Zedong e statuette di guardie rosse in ceramica fanno bella mostra in numerose vetrine della città - per quel poco che ne so, esporre la riproduzione di una guardia rossa su una mensola di casa equivarebbe ad appendere il pupazzetto di una SS allo specchietto dell’auto, ma è probabile che la storia politica del nostro pianeta non rientri fra le letture preferite di questo popolo - e se proprio siete esausti di azzannare hamburgers vedete di imparare a destreggiarvi coi bastoncini di legno fra le dita, altrimenti saltate il pasto. Money first! E se yen e yuan fanno più gola di Yin e Yang, prepariamoci a calare le braghe ed a farci trovare con un grasso salmone infilato in quel posto, pronto per la sfilettatura sashimi style.
A riprova di questa voglia d’oriente, mi salta all’occhio una notizia che considero la vera ciliegina posizionata sopra una nuvola di panna. Il Dalai Lama è in visita diplomatica in Oceania ed il Primo Ministro kiwi, Helen Clark, cosa fa? Onde evitare scontenti da parte del Governo cinese, annuncia pubblicamente di non avere intenzione d’incontrarlo. La “chinese cake” è pronta! Qualcuno ne vuole una fetta? Troppo indigesta? Ecco allora la soluzione da luminare della diplomazia di Mrs. Clark. Si fa casualmente trovare sul medesimo aereo del pacifico Lama, ritagliandosi come in un origami la possibilità di scambiarci quattro parole, che casualmente non abbiano nulla a che vedere con argomenti politici ed altrettanto casualmente non scontentino nessuno da Taiwan a salire. Prendere un aereo non è come scegliere su quale carrozza del treno accomodarsi, tutta colpa del caso. I cinesi fanno finta di niente, il Dalai Lama fa spallucce, i neozelandesi pure. Possibile sia solo io ad avvertire una morsa nello stomaco? Ho bisogno d’un sorso d’acqua.
E la mia acqua appunto? Di quella ce n’è in esubero! Uno scandalo d’acqua, che genera scandali. Al punto che per tenerla sotto controllo si prospetta per la popolazione locale la possibilità di vederne aumentare il prezzo del 10% annuo per i prossimi 10 anni. Decisione presa e solo da smussare agli angoli. Difatti il problema sta ora nel come comunicarlo alla cittadinanza senza finire appesi al pennone più alto del porto. Qualche testa di legno governativa ha già dovuto abbandonare la poltrona, ma in una maniera o nell’altra i soldi per sponsorizzare rimedi contro le frequenti alluvioni andranno trovati, e le tasche dei contribuenti rimangono la migliore risorsa. D’altra parte, 1200 millimetri di pioggia che si rovesciano su una metropoli edificata sulla cima e ai piedi di una ripida collina, di inconvenienti ne creano a volontà. E allora tale Brian Rudman, celebre editorialista del New Zealand Herald lancia una proposta geniale, di quelle che solo un neozelandese dell’ultima generazione poteva produrre: troppa pioggia? Tassiamola! Anzichè stabilire una quota di denaro fissa da versare sui conti dello Stato, creiamo una tassazione elastica! Se piove molto pagheremo di più, se piove poco non paghiamo nulla. Ad Auckland? Geniale. Come se io mi bendassi e chiedessi al mio interlocutore di posizionarsi di fronte a me gambe larghe, pronto a ricevere un poderoso calcio nei testicoli. Se lo metto a segno mi sgancia 50 dollari, se lo manco siamo pari e può girare i tacchi senza pagare un centesimo. Cosa ne dite? Io in tutta risposta ho inviato una e-mail al NZ Herald proponendo l’arresto immediato del Sig. Rudman. Per la tassazione dell’ossigeno la va a poche ore… Vivete nella città delle vele? Trasferitevi in barca. Sono convinto che i maori, sotto l’elmetto giallo, abbiano in serbo soluzioni migliori, da sempre.
NZ Herald

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