12 Dicembre 2007

EVVIVA

> RTW — Edo @ 10:43

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Milano 12/12/2007 - Mentre a Bali un briciolo di mondo si confronta alla Conferenza Mondiale sul Clima, la Milano proiettata verso l’Expo mette in vetrina una sensibilità verso le questioni ambientali da bassifondi, calando le braghe, oltretutto, a pusher d’acqua potabile stranieri che in Italia, primo consumatore mondiale di “oro blu” in bottiglia, trovano terreno fertile come in nessun altro luogo.
Avete visto bene: 15 euro in cambio di un litro di Evian. Ma vuoi mettere il piacere di portarsi a casa il contenitore a forma d’alberello? Se poi desiderate la bottiglia con ghirigori natalizi stampati, in quel caso il prezzo sale a 20 euro.

- Oltre un miliardo di persone sulla Terra non ha accesso all’acqua potabile.
- Circa il 55% della popolazione del Terzo mondo è devastata da malattie contratte a causa di risorse idriche contaminate.
- Sei milioni di bambini muoiono ogni anno in seguito ad infezioni provocate da acqua inquinata.
Raccapricciante! E noi? Zeppiamo gli scaffali natalizi con bottiglie dieci volte più care d’un litro di benzina. Geniale.
Ma c’è dell’altro. Entro in un baretto del centralissimo Corso Venezia, e vi scovo un’intera esposizione di bottigliette d’acqua di esotica provenienza, la più scioccante delle quali proviene dalle isole Fiji. La Fiji Artesian Water! Ma come?! Mentre in quelle isolette del Pacifico meridionale i governi studiano come far pagare alla popolazione le tasse sulla fornitura d’acqua potabile, viene concesso ad una azienda stellestriscie - ebbene sì, sono statunitensi - il pescaggio artesiano per rivenderla in Europa? Alla bellezza di 8 euro al litro e 4 euro e cinquanta la confezione da mezzo? Buon natale cazzo!!
Questo è quanto riportato sull’etichetta:
“Alle Fiji, la pioggia viene filtrata naturalmente dalle rocce vulcaniche da centinaia di anni - ma dai? - addizionandola di minerali di vitale importanza che conferiscono alla Fiji Water il suo gusto unico e rinfrescante. Quest’acqua è conservata all’interno di una primitiva falda freatica profonda, in grado di proteggerla da agenti esterni. Così dev’essere l’acqua come la intende la natura: vergine.”

Pensate un po’. Il sottosuolo l’ha conservata per secoli proteggendola da contaminazioni, ed ora sono arrivati questi illuminati globalizzatori che se la succhiano a vantaggio dell’aristocrazia occidentale, promuovendone l’utilizzo con apparizioni in famosi serial TV come Desperate Housewives e Friends.
Maggiori dettagli su www.fijiwater.com, ma se lo evitate è meglio.

Per capirci un poco di più vi riporto di seguito la riflessione di Alessandro Taballione, dal titolo: il lato oscuro della globalizzazione.
“Questo tipo di sviluppo è sostenuto dagli organismi economici mondiali. In alcuni casi il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale hanno subordinato la concessione di prestiti a paesi poveri in cambio della gestione dei servizi idrici a società private estere… Che sarebbe a dire: “noi vi diamo i soldi, ed in cambio ci prendiamo solamente la gestione, esclusiva, della risorsa più importante per vivere”. Qualcuno lo chiamerebbe ricatto. Ma è solo il lato più sporco della globalizzazione. Anzi, per la precisione, di questa globalizzazione.”

Che altro aggiungere? Una sorgente d’affari. Fin dove possibile, torniamo a bere quella del rubinetto, per carità. Riprendiamoci la vergogna! Almeno quella…

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4 commenti »

  1. Ciao Edo, l’ho bevuta quell’acqua alle Fiji, e costava un’occhio della testa. Non sapevo che dietro ci fossero ste magagne. Incredibile.

    Commento di haero — 15 Dicembre 2007 @ 03:02

  2. Ehi, vagabondomenghino, aggiorni il blog con buone-nuove è !!

    Vado a ber una sorsata dal rubinetto va…col panettone avanzato del 25 ci sta na meraviglia !! :-)

    Commento di Selvatiko — 30 Dicembre 2007 @ 11:22

  3. […] in capitolo. Sarebbe a dire che insistendo ad attingere da tali giacimenti allo scopo di vendere acque in bottiglia, bibite carbonate oppure irrigare coltivazioni cash-crop, finiremo per lasciare inevitabilmente […]

    Pingback di Edo Passarella » 2008 » Novembre » 28 — 28 Novembre 2008 @ 13:41

  4. […] in capitolo. Sarebbe a dire che insistendo ad attingere da tali giacimenti allo scopo di vendere acque in bottiglia, bibite carbonate oppure irrigare coltivazioni cash-crop, finiremo per lasciare inevitabilmente […]

    Pingback di Edo Passarella » Cuneo, — 25 Giugno 2010 @ 16:22

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