Milan
Milano, 30/06/2008 - Prove generali di “global warming” nella metropoli lumbarda. Che non venissero più a dirmi che l’inesorabile processo di “tropicalizzazione” dell’Europa è una baggianata. Nemmeno siamo a luglio, e già Milano si attrezza a combattere la calura come ho visto solo a Bombay, o Singapore. Ci sono stato pochi mesi fa, perciò fidatevi.
Due giorni addietro i quotidiani cittadini annunciavano l’inaugurazione delle Case dell’Acqua, una sorta di piyao indhu style, chioschi piastrellati dai quali fare il pieno d’acqua municipale (liscia o gassata) ed evitare la sincope da disitradazione. Due postazioni attualmente in funzione nell’hinterland milanese, altre in arrivo. Chioschi dell’acqua, ne più ne meno. Nel subcontinente abbondano da sempre. A Milano non se ne sentiva la mancanza fino ad una manciata d’anni orsono.
Con la testa a ritroso nel mio recente passato “mumbaiano”, scendo a prendere un treno MM e mi ritrovo avvolto da volute di vapore, nubi refrigeranti sparate su pendolari e turisti da una sfilza di ventilatori sospesi lungo tutta la banchina della metrorossa. Armo il mio cellulare e registro un minivideo da demandare ai posteri, pensando che dovremmo cominciare a spegnere tutti ’sti cazzo di condizionatori, prima che siano guai grossi.