La mia Via delle Sete, documentario giromondano sulle stato di salute dell’acqua, sbarca nuovamente a Torino.
Venerdì 25 luglio e sabato 26 alle ore 18, in occasione della festa di S. Giacomo sul lungo Po, tornerò a tormentare i presenti sull’attuale mala condizione in cui versano le risorse idriche del nostro pianeta, come già fatto in occasione del Salone del Libro.
Non penso riuscirò a presenziare, ma sono certo che Stefano Moretto saprà sostituirmi alla grande.
Con l’occasione vi auguro vacanze da sballo, sempre che siano rimasti i soldi per farle…
…e quello mi ha chiesto: “Scusi, come ha detto di chiamarsi?” Il mio nome non gli diceva niente, Mareika, niente, ti rendi conto? Gli ho detto: “Sono…”
“Chi?”
“Insomma, ero il guardiano del faro di Ameland” gli ho risposto.
“Ameland? Non mi prenda in giro. È da molto tempo che non ci vive più nessuno. È stato chiuso in quanto inservibile.”
Mi è venuto un nodo alla gola, ancor più forte di quello che sento ora nel raccontartelo.”
Estratto da L’isola di Hernàn Neira. Lettura per tutte le stagioni che vi consiglio di cuore. Solo 108 pagine che vi si appunteranno nell’anima, regalandovi una visuale della vita nei fari che a fine libro non sarà più la stessa. Un po’ come in questo video.
Folgorato sulla via di Agunnaryd - Ogni qualvolta ho a che fare con un kit di montaggio IKEA, rimango basìto dalla sua capacità di condurti al risultato finale con una percentuale di fallimento che sfiora lo zero. Insuperabili svedesi. Con un poco di tempo e pazienza, seguendo alla lettera delle semplici illustrazioni, quella che pareva una brutta gatta da martellare si trasforma in una minicucina multifunzionale, un divano-letto oppure una scarpiera di design. Tutto ciò grazie a chiavetta e cacciavite, nonché ad alcuni cerebrodotati residenti nei pressi del circolo polare che davvero non ne sbagliano una.
Giorni fa ero alle prese con il liturgico assemblaggio di un guardaroba kullen, quando accomodando l’ultima antina mi s’è ormeggiata in un’ansa del cervello una pensata nemmeno tanto astratta (che non è da me), una sorta di visione in tutto simile a quella che ho ricostruito nella foto soprastante, accompagnata da una domanda: ma cosa aspettano a progettare una barchetta a vela in legno, autocostruibile? La scandinavia non difetta di esperti nel settore. Basterebbe affiancargli un mastro di brugola IKEA ed il gioco è fatto.
Compensato marino, costole, madieri, paramezzale, albero e via dicendo; qualche metro di cavo sintetico, brugole (magari di rame), triangoli di dacron e una treccia di stoppa per calafatare. Bitume, una passata tripla di smalto, e mi sono fatto la barchetta in garage. Una segelbåt in legno. Ho già pronta la classe di merito: la brugolina. Appellativo che ho subito canonizzato ufficializzandone l’esistenza su Wikipedia.org. A quest’ora mi avranno già bannato… difatti.
“Cala Junco parve addobbarsi d’oro e perline,
al comparir di sette brugoline…”
Potrebbero metterla in palio fra gli acquirenti, chessò, servendosi d’una raccolta punti. Con 200 punti ti arriva a casa la timoneria, di seguito drizze e bozzelli, poi le vele, e alla via così, con istruzioni in dispense separate. Raggiunti i 20.000 sei pronto a mettere le chiappe all’asciutto davanti alla villa di Clooney, o sbeffeggiando i bagnanti di Cesenatico. Sulla tua brugolina ad armo aurico.
Lo troverei un ottimo strumento promozionale, oltretutto bello carico di messaggi eco-ambientalisti (so quanto gli svedesi ci tengano).
Me la fate?
Il web 2.0 prende il largo! Nasce Blumapia: un social network per navigatori del mare ricco di informazioni, con tanto di web-TV, mappe, servizi e contatti, gestito e realizzato da velisti in peregrinazione che amano spartire e ricevere notizie di viaggio, nonché consigli, tramite foto, video e testi.
Il tutto comodamente consultabile dal proprio telefono mobile! Deliziosamente innovativo ed utile, direi. Da una prima occhiata le aspettative paiono enormi.
Di seguito un breve video dimostrativo:
Consiglio di esplorare attentamente le virtù e potenzialità del sito, sebbene sia ancora in fase di definizione la versione Beta. Ancora non si riesce a daunlodare l’applicazione per il cellulare, ma pare sia questione di poche settimane. Fondamentale dare una rinfrescata al proprio inglese.
Intanto vale la pena di divulgare l’iniziativa e registrarsi. L’ho appena fatto.
Un’amica mi ha recentemente omaggiato di questa simpatica etichetta da applicare alle proprie bottiglie d’acqua casalinga, quella del rubinetto, appunto. Meritevole iniziativa dell’Acea.
Se siete interessati alla versione completa e stampabile, per stupire i vostri conoscenti a secchiate di saggezza e senso civico, andate qui, dove trovate un jpeg hi-resolution da scaricare e stampare.
L’acqua municipale è di ottima qualità, economica e più controllata di qualsiasi altra.
Salute!
Da alcuni giorni sono “cittadino dell’Oceano”, con tanto di passaporto, mica balle. Di questi tempi la doppia cittadinanza può far comodo, tanto più se la nuova patria di riferimento è di spropositata bellezza come l’oceano. Ma personalmente va bene anche il primo porto raggiungibile.
Nulla di cui io possa vantare l’esclusiva, non preoccupatevi. Anzi, più saremo e meglio sarà, per gli oceani e quindi per tutti noi, perciò fatelo anche voi. È facile ed istruttivo. Diventate cittadini dell’Oceano.
Il documento contiene un pratico ed utile promemoria circa l’atteggiamento responsabile che ogni “cittadino galleggiante” dovrà osservare nei confronti del mare, con specifiche osservazioni sul tema ed indispensabili nozioni da acquisire e divulgare. Tutto questo contenuto in un vero e proprio passaporto.
L’iniziativa è sostenuta dal World Ocean Network, Acquario di Genova, Pianeta Azzurro e Festival della Scienza, e penso rientrerà di diritto e con grande orgoglio nella mia prossima esplorazione terracquea.
Grazie a Stefano Moretto che mi ha affidato il passaporto ed accolto in questa nuova, straordinaria patria colorata di blu.