Lettere sull’acqua
Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…
In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007
A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua molto tempo fa, quando nelle campagne emiliane dove passavo le interminabili estati dell’infanzia esisteva un solo modo di procurarsi quella per bere, cucinare e lavarsi: drizzare la schiena, impugnare un secchio e andarsela a prendere alla fontana. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, venuto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come spesso accade al bagaglio d’ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Due minuti di sentiero in mezzo ai prati, che se per un maschio adulto rappresentavano un’ottima occasione per fumarsi un “garibaldi” o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, ad un marmocchio di sei anni non mancavano mai di riservare grattacapi, come il puntuale agguato d’un gallinaccio, un fruscìo che la mia fantasia di bimbo associava a serpi assassine, o una pozza di melma non sempre aggirabile senza annegarvi una caviglia, tanto per citare i più frequenti. Piccole beghe appianabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con parecchi litri appesi a un braccio da portare indietro senza travasi, vi lascio immaginare le noie.
Tuttavia, l’allegria che trasmettevano il canto dell’acqua e la frenesia di gesti e confessioni orbitanti intorno ad essa valevano molto più di un batticuore o una scarpa fradicia. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini una delle rare occasioni per posare forca e sapone e spifferare segreti sull’andamento del raccolto, gli amori mai consumati, o le pene di qualche parente passato a miglior vita, in una festosa mescolanza di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte. Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, mi avrebbe riservato timori ed inconvenienti, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa ho saputo che su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: Comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…

Con la felicità nel rileggerti e un augurio per il prossimo arrivo…Non mi resta che “benedire” le righe lette dove sicuramente andava meglio quando andava peggio………..
Commento di Matteo — 9 Febbraio 2009 @ 22:03
Bellissimo direi!
Commento di paolo usuelli — 9 Febbraio 2009 @ 22:39
bravo Edo, un incipit bellissimo.
sei sempre stato mago, prima con le mani ora con le parole
A presto
Fabio
Commento di Fabio — 10 Febbraio 2009 @ 00:51
…… vai così che vai bene !!
(mi ricorda vagamente il regista Ermanno Olmi …….
anche lui molto attaccato alla cultura contadina ….)
adesso devi solo mantenere quello che ci hai “promesso” facendoci assaggiare queste righe…
andrea
Commento di skipper — 10 Febbraio 2009 @ 09:10
Rinfrancato dal vostro affetto riprendo il tentativo di far combaciare i pensieri alle parole. Anche se talvolta ho come la sensazione di procedere col fango fino alle ginocchia…
Grazie, siete dei cari amici.
Commento di Edo — 10 Febbraio 2009 @ 11:18
L’ editore non so, ma noi ti si aspetta comunque Edo, anche passasse Maggio. E intanto piove, te e la tua acqua dell’ostia !!
Commento di Mauro — 10 Febbraio 2009 @ 12:36
he he heee!!!! Bella Vanolski. Occhio che con l’acqua l’ostia si squaglia.
Commento di Edo — 10 Febbraio 2009 @ 16:28
Quindi gravidanza doppia in casa del lupo! Saranno entrambi splendidi.
Hux from this rainy island…
Commento di Linda — 11 Febbraio 2009 @ 12:01
Oè Lì! Saranno come saranno. Più che altro vediamo chi nasce prima.
Baz. E graz.
Commento di Edo — 11 Febbraio 2009 @ 21:33
Di quali colline scrivi nell’incipit?
Commento di Sapientino — 13 Febbraio 2009 @ 10:51
.ognuno ha un suo elemento..il tuo è l’acqua…il mio è l’aria silenziosa e concentrata del mio studio nel momento in cui trasferisco i miei sogni sulla carta….Saper trascrivere e trasmettere quei sogni è da pochi…scrivi, scrivi, scrivi…ed avrai tante ninne nanne da cantare al tuo cucciolo…
P.D.
Commento di Paola D. — 17 Febbraio 2009 @ 09:48
L’unica correzione che mi permetto di suggerire è quella di eliminare “A pensarci bene”. Senza quelle tre parole per me l’attacco suona molto più incisivo. Tutto questo te lo scrivo augurandomi, un giorno, di poterti chiamare collega…
Commento di Lorenzo205 — 18 Febbraio 2009 @ 18:07
ciao Edo,le colline a cui ti riferisci sono quelle di Boschini? ho vinto qualche cosa?
la tua capacita’descrittiva mi ha illuminato ricordi sopiti…ehhhhhhhh scrivo quasi bene come te
Commento di Umberto — 21 Febbraio 2009 @ 22:32
Magnifico Edo. Un inizio tomo che lascia presagire grosse bevute con gli occhi. Non vedo l’ora di scolarmelo il tuo libro.
Anno pazzo in effetti. Disforico anche per me. Ma è la vita a essere così no?
Tu bambino di paese che va a prendere l’acqua alla fonte. Adesso capisco perchè siamo in sintonia su molte cose, e bastano poche parole. Per noi la fonte, quella di Fiamignano, il paese di mia Madre, 1000 mslm nei monti reatini, era la fine della passeggiata. Stile Regno delle Due Sicilie, pietra e decorazioni. Melma verde e l’incubo di finirci dentro. Vacche bianche che minano l’accesso. L’acqua della fonte è stata il sottofondo della mia infanzia e adolescenza. Ogni volta che torno carico nonno Vito sul 4×4 e andiamo a prendere l’acqua a Rascino, così lui rivede i posti dove rischiava d’esser sbranato dai lupi, 70-80 anni fa…
Bref, stai sereno, vivo l’attesa come per il libro di Giorgio. E intanto aspetto l’8 marzo. Nonno compie 101 giri, Gabriele Fabellini un paio di mesi di giro, io potrei tornare in giro se passo l’ITW…
Commento di haero — 22 Febbraio 2009 @ 23:04
@ Sapientino: Valle del Trebbia
@ Umberto: certi ricordi non sopiscono mai. Boschini. Luogo immutato ed immutabile. Grazie caro. Sarebbe bello tornare a farci un giretto in compagnia a ricordare. Chissà che prima o poi…
Commento di Edo — 23 Febbraio 2009 @ 12:50
Grazie. Si fa del gustoso kayak da quelle parti.
Commento di Sapientino — 23 Febbraio 2009 @ 21:14
…come la capisco la tua fatica di scrivere, alle prese con una tesi un po’ acerba, tra appunti di campo e i ricordi fastidiosi delle vesti bianche sporche di sangue di gallina…peró non vedo l’ora di leggerlo, il tuo libro…vai Edo! Ti vogliamo bene quando sei scrittore, viaggiatore, skipper, orfano e padre….o tutte queste cose insieme…o tanto altro…
a presto
ofelei
Commento di ofelei — 2 Marzo 2009 @ 20:21
Sweet Ofe. Grazie. Sono alle prese con due giorni di m. Speriamo si sistemi tutto.
Leggerti mi ha fatto un immenso piacere.
Commento di Edo — 3 Marzo 2009 @ 13:00
Edo, l’ITW l’ho passata, ufficiosamente bene. Il giorno che Maurizio m’ha accompagnato all’aeroporto, è nato suo figlio Matteo, ed è arrivato il suo primo Imac. Intanto, mio nonno walzed through his 102nd anno de vida e io aspetto risultati ufficiali, il tuo libro e il tuo erede. Big hug
Commento di haero — 13 Marzo 2009 @ 20:55
prenditi il tempo che ti pare. Che facciamo le gare a chi scrive più in fretta? Lento come una barca che arranca senza vento. L’importante è che arrivi.
Non vedo l’ora di spendere 20 euro e di comprarmi la tua storia. Leggerti mi fa compagnia.
Voglio mandarti un caldo abbraccio dal freddo gelido delle ande boliviane.
Viaggia sereno, come mi dici sempre tu, mio caro amico a distanza.
Daniele.
Commento di Daniele — 27 Marzo 2009 @ 22:50
Aspetto con curiositá tutto il resto, grande Eddie, per ora ti mando un saluto da una parte qualsiasi di questo mondo.
Commento di GigiPeis — 10 Aprile 2009 @ 01:14
senza sminuire l’altro (divorato in brevissimo tempo, ma con ritardo)direi che gia dall’incipit (poi me lo spieghi con calma che cacchio è) si intuisce che ci sarà spremuta di vita da gustare nelle sue ciniche ed agrodolci sfumature.
Commento di Fabio — 3 Settembre 2009 @ 00:42
Grazie Gigi, ricambio dal mio paradiso.
Fabbione! Procedo a lumaca… saranno le troppe sfumature? Devo darci un cinico taglio…
Ciao a los dos!!
Commento di Edo — 8 Settembre 2009 @ 17:15