9 Febbraio 2009

Lettere sull’acqua

bookonprogress

Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…

In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007

A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua tanto tempo fa, quando sui colli piacentini dov’ero solito passar le vacanze c’era un solo modo d’accaparrarsi quella per bere, cucinare, lavarsi: impugnare un secchio, drizzare la schiena e andarsela a prendere al fontanile. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, giunto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come si addice a ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Tre minuti di mulattiera fra campi d’erba medica e granoturco, che se ad un maschio adulto consentivano di fumarsi mezzo garibaldi in santa pace o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, a un marmocchio di sei sette anni non mancavano mai di rifilar grattacapi, tipo un fruscìo che la mia immaginazione attribuiva a serpi assassine, l’assalto all’arma bianca d’un gallo ruspante, un pantano inaggirabile senza inzupparvi una caviglia, giusto per citare i più frequenti. Fastidi talora sanabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con quel fardello da riportare a casa senza troppi travasi capirete come le cose finissero spesso col complicarsi.
Tuttavia, un batticuore o una scarpa fradicia eran penitenze di poco conto se comparate allo svago offertomi dall’antologia di confessioni risvegliate da quell’acqua gelata. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini un raro pretesto per posare forca e sapone e spifferare segreti sulla rotazione del maggese, certi amori mai consumati, oppure i supplizi di qualche parente passato a miglior vita, in una ridda ineguagliabile di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte.
Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita, e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, m’avrebbe destinato affanni e seccature, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…


23 commenti »

  1. Con la felicità nel rileggerti e un augurio per il prossimo arrivo…Non mi resta che “benedire” le righe lette dove sicuramente andava meglio quando andava peggio………..

    Commento di Matteo — 9 Febbraio 2009 @ 22:03

  2. Bellissimo direi!

    Commento di paolo usuelli — 9 Febbraio 2009 @ 22:39

  3. bravo Edo, un incipit bellissimo.
    sei sempre stato mago, prima con le mani ora con le parole
    A presto
    Fabio

    Commento di Fabio — 10 Febbraio 2009 @ 00:51

  4. …… vai così che vai bene !!
    (mi ricorda vagamente il regista Ermanno Olmi …….
    anche lui molto attaccato alla cultura contadina ….)

    adesso devi solo mantenere quello che ci hai “promesso” facendoci assaggiare queste righe…
    andrea

    Commento di skipper — 10 Febbraio 2009 @ 09:10

  5. Rinfrancato dal vostro affetto riprendo il tentativo di far combaciare i pensieri alle parole. Anche se talvolta ho come la sensazione di procedere col fango fino alle ginocchia…
    Grazie, siete dei cari amici.

    Commento di Edo — 10 Febbraio 2009 @ 11:18

  6. L’ editore non so, ma noi ti si aspetta comunque Edo, anche passasse Maggio. E intanto piove, te e la tua acqua dell’ostia !! :-)

    Commento di Mauro — 10 Febbraio 2009 @ 12:36

  7. he he heee!!!! Bella Vanolski. Occhio che con l’acqua l’ostia si squaglia.

    Commento di Edo — 10 Febbraio 2009 @ 16:28

  8. Quindi gravidanza doppia in casa del lupo! Saranno entrambi splendidi.
    Hux from this rainy island…

    Commento di Linda — 11 Febbraio 2009 @ 12:01

  9. Oè Lì! Saranno come saranno. Più che altro vediamo chi nasce prima.
    Baz. E graz.

    Commento di Edo — 11 Febbraio 2009 @ 21:33

  10. Di quali colline scrivi nell’incipit?

    Commento di Sapientino — 13 Febbraio 2009 @ 10:51

  11. .ognuno ha un suo elemento..il tuo è l’acqua…il mio è l’aria silenziosa e concentrata del mio studio nel momento in cui trasferisco i miei sogni sulla carta….Saper trascrivere e trasmettere quei sogni è da pochi…scrivi, scrivi, scrivi…ed avrai tante ninne nanne da cantare al tuo cucciolo…

    P.D.

    Commento di Paola D. — 17 Febbraio 2009 @ 09:48

  12. L’unica correzione che mi permetto di suggerire è quella di eliminare “A pensarci bene”. Senza quelle tre parole per me l’attacco suona molto più incisivo. Tutto questo te lo scrivo augurandomi, un giorno, di poterti chiamare collega…

    Commento di Lorenzo205 — 18 Febbraio 2009 @ 18:07

  13. ciao Edo,le colline a cui ti riferisci sono quelle di Boschini? ho vinto qualche cosa?
    la tua capacita’descrittiva mi ha illuminato ricordi sopiti…ehhhhhhhh scrivo quasi bene come te

    Commento di Umberto — 21 Febbraio 2009 @ 22:32

  14. Magnifico Edo. Un inizio tomo che lascia presagire grosse bevute con gli occhi. Non vedo l’ora di scolarmelo il tuo libro.
    Anno pazzo in effetti. Disforico anche per me. Ma è la vita a essere così no?
    Tu bambino di paese che va a prendere l’acqua alla fonte. Adesso capisco perchè siamo in sintonia su molte cose, e bastano poche parole. Per noi la fonte, quella di Fiamignano, il paese di mia Madre, 1000 mslm nei monti reatini, era la fine della passeggiata. Stile Regno delle Due Sicilie, pietra e decorazioni. Melma verde e l’incubo di finirci dentro. Vacche bianche che minano l’accesso. L’acqua della fonte è stata il sottofondo della mia infanzia e adolescenza. Ogni volta che torno carico nonno Vito sul 4×4 e andiamo a prendere l’acqua a Rascino, così lui rivede i posti dove rischiava d’esser sbranato dai lupi, 70-80 anni fa…
    Bref, stai sereno, vivo l’attesa come per il libro di Giorgio. E intanto aspetto l’8 marzo. Nonno compie 101 giri, Gabriele Fabellini un paio di mesi di giro, io potrei tornare in giro se passo l’ITW…

    Commento di haero — 22 Febbraio 2009 @ 23:04

  15. @ Sapientino: Valle del Trebbia

    @ Umberto: certi ricordi non sopiscono mai. Boschini. Luogo immutato ed immutabile. Grazie caro. Sarebbe bello tornare a farci un giretto in compagnia a ricordare. Chissà che prima o poi…

    Commento di Edo — 23 Febbraio 2009 @ 12:50

  16. Grazie. Si fa del gustoso kayak da quelle parti.

    Commento di Sapientino — 23 Febbraio 2009 @ 21:14

  17. …come la capisco la tua fatica di scrivere, alle prese con una tesi un po’ acerba, tra appunti di campo e i ricordi fastidiosi delle vesti bianche sporche di sangue di gallina…peró non vedo l’ora di leggerlo, il tuo libro…vai Edo! Ti vogliamo bene quando sei scrittore, viaggiatore, skipper, orfano e padre….o tutte queste cose insieme…o tanto altro…
    a presto
    ofelei

    Commento di ofelei — 2 Marzo 2009 @ 20:21

  18. Sweet Ofe. Grazie. Sono alle prese con due giorni di m. Speriamo si sistemi tutto.
    Leggerti mi ha fatto un immenso piacere.

    Commento di Edo — 3 Marzo 2009 @ 13:00

  19. Edo, l’ITW l’ho passata, ufficiosamente bene. Il giorno che Maurizio m’ha accompagnato all’aeroporto, è nato suo figlio Matteo, ed è arrivato il suo primo Imac. Intanto, mio nonno walzed through his 102nd anno de vida e io aspetto risultati ufficiali, il tuo libro e il tuo erede. Big hug

    Commento di haero — 13 Marzo 2009 @ 20:55

  20. prenditi il tempo che ti pare. Che facciamo le gare a chi scrive più in fretta? Lento come una barca che arranca senza vento. L’importante è che arrivi.
    Non vedo l’ora di spendere 20 euro e di comprarmi la tua storia. Leggerti mi fa compagnia.

    Voglio mandarti un caldo abbraccio dal freddo gelido delle ande boliviane.

    Viaggia sereno, come mi dici sempre tu, mio caro amico a distanza.

    Daniele.

    Commento di Daniele — 27 Marzo 2009 @ 22:50

  21. Aspetto con curiositá tutto il resto, grande Eddie, per ora ti mando un saluto da una parte qualsiasi di questo mondo.

    Commento di GigiPeis — 10 Aprile 2009 @ 01:14

  22. senza sminuire l’altro (divorato in brevissimo tempo, ma con ritardo)direi che gia dall’incipit (poi me lo spieghi con calma che cacchio è) si intuisce che ci sarà spremuta di vita da gustare nelle sue ciniche ed agrodolci sfumature.

    Commento di Fabio — 3 Settembre 2009 @ 00:42

  23. Grazie Gigi, ricambio dal mio paradiso.

    Fabbione! Procedo a lumaca… saranno le troppe sfumature? Devo darci un cinico taglio…

    Ciao a los dos!!

    Commento di Edo — 8 Settembre 2009 @ 17:15

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