29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

> Acqua — Edo @ 23:07

VORTEX-postcard

Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

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25 Novembre 2009

MicroMegaCazzate

> Acqua — Edo @ 16:46

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Eccolo qui. Un altro raffinato demagogo con la bandierina del partito in saccoccia. Rumiz Paolo. Lo dichiara lui stesso che si interessa dell’argomento acqua da pochi mesi, e lo si capisce bene leggendone la sterilissima esternazione, dalla quale scaturisce come acqua reflua un patetico mugugno, capace solo di fomentare altri, inutili mugugni di altri inutili opinionisti della sua categoria. Oltre a ciò, mi viene da sospettare che interessandosi del prezioso solvente universale da così poco, a differenza mia che me ne occupo ormai da qualche annetto, egli sia fra quelli che da sempre gettano nello scarico ettolitri d’acqua per lucidarsi le zanne, e non fanno mai mancare alla propria dispensa una cospicua scorta d’acqua in bottiglie blu-PET. Se così non fosse, starebbe a significare che si occupa dell’argomento da ben più tempo di quanto lui stesso dichiara. Ma volendo credergli, così non è. Quindi? Uno sciupone pentito? Un neo-ravveduto con rigurgiti di civiltà che la prossima estate prenderà il suo condizionatore d’aria e lo porterà in discarica? Mai più alogene? Disdico l’abbonamento a SKY? In fin dei conti sono 40 euro al mese, altro che bolletta dell’acqua… Vaffanculo il digitale terrestre da oggi ascolterò la radio? D’ora in poi solo in bicicletta? Torno a lavare i piatti a mano uno per uno? Mah. Chissà. Mi limito a sperarlo, ma che almeno lo dichiarasse tra le righe di cotanto micromegalitico delirio.
Oltrepassiamo. Facilmente è solo uno dei tanti, troppi che si interessano di ambiente a seconda del governo in carica. Ovvio che una volta insediatosi l’esecutivo a lui più simpatico (come accadrà inevitabilmente fra non molto), la TV tornerà ad essere uno strumento culturale d’una certa utilità, al telefonino non si può davvero rinunciare e l’iPod, dopotutto, ha ampliato di molto le conoscenze musicali del figlio o del nipotino, quindi evviva le comodità!! A morte il digital-divide!!
Fatto sta che dalla sua analisi non attingo nulla di utile, un quadretto per punti di scarsissimo interesse con tanto di apocalittiche visioni a fare da cappello (c’è un filmetto al cinema sul funesto anno 2012, che sono sicuro le piacerà caro Rumiz), spaziando dal ristorantino di Messner nel quale costui si è accomodato a buttar soldi, ai contadini del vicentino che difendono il loro territorio come questa categoria fa da secoli, che si tratti di acqua come di disboscamento. Territori dei quali a nessuno di destra o sinistra è mai fregato una beata mazzafionda, angoli d’Italia ostici al piagnisteo, nei cui confini di demagoghi del genere non sanno che farsene.
Conosco e rispetto il mare da decenni, prima di lanciare proclami sullo stato di salute dell’acqua e di coloro che la governano (non lo facevano anche gli antichi romani?), mi sono fatto un intero giro del mondo, e senza nascondermi dietro a governanti o colori politici dico al signor Rumiz che da tempo i servizi legati all’acqua sono in via di privatizzazione. In India come a Singapore senza l’intervento dei privati starebbero a bollire quella del mare. La differenza sta nel fatto che certe popolazioni sanno farsi rispettare più di noi italiani del chiagn’ e’ fotte. La crescita demografica del pianeta è allarmante, e qualcuno pensa realmente che nonostante ciò spetti ad ognuno di noi un secchiello d’acqua fresca a testa, gratis? Utopie belle e buone. Illusioni da dipingere su uno striscione e far sfilare in corteo, tanto per darsi una sciacquatina alla coscienza. Piuttosto ci sono numeri che parlano assai più chiaro di Rumiz circa le dispersioni della rete idrica (in Italia vi sono località dove tali perdite arrivano al 50% dell’acqua distribuita), circa gli sprechi casalinghi, gli abusi di cui nessuno ad oggi s’è mai occupato. E dire che basterebbe far installare fra le mura domestiche un banale contatore – e tenerlo d’occhio – , per acquisire la necessaria coscienza e cominciare a spendere meno. Il tuo vicino di casa si fa 2 bagni in vasca bollente al giorno, e tu ne paghi una parte? Sei un coglione! Scendiamo in piazza a chiedere contatori per tutti! Andiamo in assemblea condominiale a pestare i pugni invece di stare in casa perché quella sera c’era il derby in HD. Ma come dicevo, pochi di noi s’azzardano ad analizzare certi particolari ai quali non si sa bene quale colore politico affrancare. Troppo tecnico, saggio. Nessuno Rumiz compreso. Particolari dei quali invece da anni si preoccupano aziende private in Asia come negli Stati Uniti, a pagamento, ovviamente. Ma laggiù sono più onesti di noi? A noi piace troppo piagnucolare, non toglieteci questo piacere, dai! Evabbe’, allora tiriamoci un colpo in testa. Personalmente, odiando le armi, preferisco impegnarmi di più nella vigilanza e nella parsimonia. Come gli agricoltori di Recoaro, credo fermamente che applicarsi maggiormente nel corto raggio sia molto più utile del continuare a sparare fra le nuvole degli scranni parlamentari fingendo di indignarsi per questa o quella legge, per poi occuparsi d’altro il giorno seguente, pratica noiosa e troppo facile, come bere un bicchier d’acqua, appunto, ma molto meno salutare.
Abbia il cuore di fare una sacrosanta promessa signor Rumiz, non smetta di occuparsi di acqua alla prossima folata di vento, da qualunque parte questa provenga.

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15 Novembre 2009

Da quest’anno mi leggete su .eco

> Acqua da leggere — Edo @ 19:11

thumbnail-ECO

Passerò il 2010 a litigare col nero su bianco, ma sempre con dominante blu.
La Redazione di ECO – magazine targato ONLUS di educazione ecosostenibile – mi ha chiesto di entrare a far parte del suo team di firme illuminate, offrendomi uno spazio bianco fra le pagine del loro inserto dedicato ad acqua e mare: Pianeta Azzurro.
Mensilmente, in 4000 battute, mi impegnerò con piacere a divulgare nozioni, curiosità e storie legate al mondo della navigazione a vela, agli oceani, all’acqua.
ECO è il primo mensile di educazione ambientale italiano, ed ha appena compiuto 20 anni di vita. Una rivista ponte tra realtà e punti di vista diversi, nonché strumento per sinergie tra mondo della scuola, associazionismo, istituzioni, imprese.
Il programma della rivista è riassunto nel sottotitolo l”‘educazione sostenibile”: ECO si pone infatti come punto di riferimento per la ricerca-azione su due parole chiave: “educazione” e “sostenibilità”, per costruire una cultura della formazione ispirata ai principi dell’ambientalismo, della tutela del territorio, della valorizzazione della cultura materiale e della biodiversità, a uso di tutti gli operatori professionali e dei decisori del sistema educativo, formale e non.
ECO è anche sul web, e mette a disposizioni degli interessati un blog molto attivo nel quale esprimere pareri sugli argomenti pertinenti le problematiche ambientali, allo scopo di trovare risposte e, talvolta, scharirsi le idee. Inutile dire che mi farà piacere leggervi tra i visitatori.
Per tornare al mio ruolo all’interno della rivista, in parole povere, sarà una bella responsabilità. Vedrò di cavarmela con onore, consapevole che a misurarsi con una “ventenne” il rischio di figuracce sarà elevato… ;-)

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