
Approfitto di questo mio spazio personale, per ringraziare la Scuola di Vela Marvelia per l’invito, in veste di protagonista, alla serata di vela e cultura marinaresca consumatasi ieri sera a Monza.
Ospitalità di prima categoria, una t-shirt very fashion in regalo, finale alcolico d’ottima annata, un pubblico numeroso, attento e preparato, tutti o quasi futuri istruttori di vela. Ovvero gente appassionata e paziente, che ve lo dico a fare. Spero di riaverli ospiti su questo mio blog, in modo da ricambiare l’accoglienza nonché proseguire con la discussione dei numerosi temi pertinenti viaggi e conoscenza rimasti in sospeso causa il tempo a disposizione, di cui in certi casi si avverte più che mai la mancanza. Grazie di nuovo a tutti quanti.
Alleluia e alla prossima.

Dopo l’opportuna quanto inevitabile pausa post- paternità (ormai sono in grado di effettuare un cambio pannolino in 15 sec da bendato col Nico che se la da per casa), riecco profilarsi all’orizzonte il mio solito arazzo a tinte fosche di miglia, aria, nubi e blu oltremare. Protagonista lei, la zia d’Inghilterra, la barchetta più bella, solida, ben rifinita che mi potesse mai capitare d’incontrare sulla mia lunatica rotta.
Solemia: amore a prima vista. Un Sabre 27, “sciabola” dal guscio forte venuta al mondo sui litorali del Solent, perciò tuttora ben predisposta a prendersi un forza 8 senza tanti pregiudizi.
Mica stato facile. Quando uno intende accaparrarsi d’una imbarcazione, o è ricco da buttarne oppure è bene che ci vada coi piedi di piombo. Sennò con quel piombo ai piedi ci finisce a picco. Mi era capitata la medesima cosa quando si trattò d’organizzare la trasferta alle Samoa per il National Geographic, con a mia disposizione un budget da fame in uno dei luoghi più esclusivi per cui dispendiosi del pianeta. Ci lavorai tre mesi fino a spuntare una sistemazione da 10 euro dia in un paradisiaco villaggio di nativi. Fale sulla spiaggia, cibo di prima qualità, gente unica. Idem per la piccola Solemia. Un paio d’anni di ricerche nei porti nazionali e non, che alle mie risicate possibilità offrivano solo simpatici rottami, ed ecco finalmente l’apparizione che non m’aspettavo. Interni, manovre, vele e ferramenta praticamente nuove. Un gioiellino. Qualche piccola magagna da sistemare all’opera viva, e poi si riparte, fra cazz’amari e spigoli di impareggiabile felicità.
