Ode al ladro di parabordi
Oh societario parassita,
che in testa hai il vuoto e in culo le tue stesse dita,
poco di meglio nella vita hai da fare,
se non bazzicare il muto e incolpevole mare,
per rubare.
Due miei parabordi, panciuti e incappottati,
ormai son lontani ricordi, ché me li hai zanzati.
Ma tienilo a mente, mio triste sfigato
che il mare ti ha visto, osservato, registrato,
e quando tra le sue schiume ti capiterà di tornare
stai attento alle tue piume
o quantomeno và a cagare.
