Le città acquatiche di Diana Balmori
In tempi alluvionali come quelli che viviamo ultimamente – anche qui nella neo-monsonica Italia – consiglio un libro illuminante, da conservare e divulgare a più non posso:
Tra fiume e città - Paesaggi, progetti e principi., edito da Bollati Boringhieri. Una ventina di progetti, qualcuno realizzato qualcun altro no, di città e agglomerati urbani in tutto il mondo, dove l’acqua non è più interpretata come nemico da allontanare o addomesticare tramite barriere e contrafforti illusoriamente invalicabili, bensì quale parte intregrante del paesaggio, preziosa ed amabile alleata con cui convivere.
L’autrice è Diana Balmori, spagnola, architetto paesaggista e urbanista riconosciuta a livello internazionale che ha vissuto tra Spagna, Inghilterra e Argentina prima di insegnare alla State University di New York e alla Yale School of Architecture.
Circa il contenuto vi anticipo un breve estratto:
“I fiumi, un tempo fondamentali per determinare l’ubicazione di una città, sono stati dimenticati, isolati, tagliati fuori, ridotti a mezzo di trasporto o cloache urbane. Sono stati compressi in canali e murati, sbarrati o livellati, al punto da essere quasi irriconoscibili. Ormai ci vogliono sforzi immensi per ricreare una nuova connessione tra questi e le città.
Diana Balmori, una delle protagoniste più interessanti nel panorama internazionale contemporaneo, affronta un sfida importante, nuova nel campo dell’architettura del paesaggio, per cercare nuove forme, per infrangere la netta separazione tra città e fiume e creare tra i due una zona di passaggio dinamica e fluida.
Nei numerosi progetti descritti in questo libro, frutto del suo lavoro degli ultimi dieci anni, è la linea di congiunzione tra fiume (natura) e città (cultura) a ricevere tutta l’attenzione. È necessario modificare i contorni netti e rigidi che devono tornare a essere sinuosi, in continua evoluzione, la cui vegetazione contribuisce a filtrare l’acqua e fornire un rifugio sicuro alla fauna del fiume.
Ma, cosa ancora più importane, l’interazione tra le persone e il fiume si deve fondere sul rispetto reciproco, per riconnettersi a un elemento importante del proprio patrimonio geografico, per interagire con esso in modo propositivo e impegnarsi in prima persona per un mutamento radicale nella pianificazione delle città.
Ci hanno sempre spinto a concepire il paesaggio come un sorta di “quadro”, fisso e composito, un semplice oggetto bidimensionale. Come tale, è servito sempre da sfondo per altre finalità, dalla contemplazione all’attività fisica. Nel suo nuovo ruolo diventa parte dell’azione. Tesa a creare sistemi sostenibili, a stabilire connessioni tra l’uomo e le altre parti della natura.”
Utopia ecologica che diviene, pagina dopo pagina, progetto dopo progetto, motivo di profonda riflessione sul futuro prossimo dell’umanità.


