3 Gennaio 2010

Le città acquatiche di Diana Balmori

> Acqua da leggere — Edo @ 13:10

Balmori cop. OK:copertina 148x220 Giardini

In tempi alluvionali come quelli che viviamo ultimamente – anche qui nella neo-monsonica Italia – consiglio un libro illuminante, da conservare e divulgare a più non posso:
Tra fiume e città - Paesaggi, progetti e principi., edito da Bollati Boringhieri. Una ventina di progetti, qualcuno realizzato qualcun altro no, di città e agglomerati urbani in tutto il mondo, dove l’acqua non è più interpretata come nemico da allontanare o addomesticare tramite barriere e contrafforti illusoriamente invalicabili, bensì quale parte intregrante del paesaggio, preziosa ed amabile alleata con cui convivere.
L’autrice è Diana Balmori, spagnola, architetto paesaggista e urbanista riconosciuta a livello internazionale che ha vissuto tra Spagna, Inghilterra e Argentina prima di insegnare alla State University di New York e alla Yale School of Architecture.
Circa il contenuto vi anticipo un breve estratto:
“I fiumi, un tempo fondamentali per determinare l’ubicazione di una città, sono stati dimenticati, isolati, tagliati fuori, ridotti a mezzo di trasporto o cloache urbane. Sono stati compressi in canali e murati, sbarrati o livellati, al punto da essere quasi irriconoscibili. Ormai ci vogliono sforzi immensi per ricreare una nuova connessione tra questi e le città.
Diana Balmori, una delle protagoniste più interessanti nel panorama internazionale contemporaneo, affronta un sfida importante, nuova nel campo dell’architettura del paesaggio, per cercare nuove forme, per infrangere la netta separazione tra città e fiume e creare tra i due una zona di passaggio dinamica e fluida.
Nei numerosi progetti descritti in questo libro, frutto del suo lavoro degli ultimi dieci anni, è la linea di congiunzione tra fiume (natura) e città (cultura) a ricevere tutta l’attenzione. È necessario modificare i contorni netti e rigidi che devono tornare a essere sinuosi, in continua evoluzione, la cui vegetazione contribuisce a filtrare l’acqua e fornire un rifugio sicuro alla fauna del fiume.
Ma, cosa ancora più importane, l’interazione tra le persone e il fiume si deve fondere sul rispetto reciproco, per riconnettersi a un elemento importante del proprio patrimonio geografico, per interagire con esso in modo propositivo e impegnarsi in prima persona per un mutamento radicale nella pianificazione delle città.
Ci hanno sempre spinto a concepire il paesaggio come un sorta di “quadro”, fisso e composito, un semplice oggetto bidimensionale. Come tale, è servito sempre da sfondo per altre finalità, dalla contemplazione all’attività fisica. Nel suo nuovo ruolo diventa parte dell’azione. Tesa a creare sistemi sostenibili, a stabilire connessioni tra l’uomo e le altre parti della natura.”

Utopia ecologica che diviene, pagina dopo pagina, progetto dopo progetto, motivo di profonda riflessione sul futuro prossimo dell’umanità.

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15 Novembre 2009

Da quest’anno mi leggete su .eco

> Acqua da leggere — Edo @ 19:11

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Passerò il 2010 a litigare col nero su bianco, ma sempre con dominante blu.
La Redazione di ECO – magazine targato ONLUS di educazione ecosostenibile – mi ha chiesto di entrare a far parte del suo team di firme illuminate, offrendomi uno spazio bianco fra le pagine del loro inserto dedicato ad acqua e mare: Pianeta Azzurro.
Mensilmente, in 4000 battute, mi impegnerò con piacere a divulgare nozioni, curiosità e storie legate al mondo della navigazione a vela, agli oceani, all’acqua.
ECO è il primo mensile di educazione ambientale italiano, ed ha appena compiuto 20 anni di vita. Una rivista ponte tra realtà e punti di vista diversi, nonché strumento per sinergie tra mondo della scuola, associazionismo, istituzioni, imprese.
Il programma della rivista è riassunto nel sottotitolo l”‘educazione sostenibile”: ECO si pone infatti come punto di riferimento per la ricerca-azione su due parole chiave: “educazione” e “sostenibilità”, per costruire una cultura della formazione ispirata ai principi dell’ambientalismo, della tutela del territorio, della valorizzazione della cultura materiale e della biodiversità, a uso di tutti gli operatori professionali e dei decisori del sistema educativo, formale e non.
ECO è anche sul web, e mette a disposizioni degli interessati un blog molto attivo nel quale esprimere pareri sugli argomenti pertinenti le problematiche ambientali, allo scopo di trovare risposte e, talvolta, scharirsi le idee. Inutile dire che mi farà piacere leggervi tra i visitatori.
Per tornare al mio ruolo all’interno della rivista, in parole povere, sarà una bella responsabilità. Vedrò di cavarmela con onore, consapevole che a misurarsi con una “ventenne” il rischio di figuracce sarà elevato… ;-)

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9 Febbraio 2009

Lettere sull’acqua

> Acqua da leggere — Edo @ 21:26

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Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…

In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007

A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua molto tempo fa, quando nelle campagne emiliane dove passavo le interminabili estati dell’infanzia esisteva un solo modo di procurarsi quella per bere, cucinare e lavarsi: drizzare la schiena, impugnare un secchio e andarsela a prendere alla fontana. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, venuto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come spesso accade al bagaglio d’ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Due minuti di sentiero in mezzo ai prati, che se per un maschio adulto rappresentavano un’ottima occasione per fumarsi un “garibaldi” o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, ad un marmocchio di sei anni non mancavano mai di riservare grattacapi, come il puntuale agguato d’un gallinaccio, un fruscìo che la mia fantasia di bimbo associava a serpi assassine, o una pozza di melma non sempre aggirabile senza annegarvi una caviglia, tanto per citare i più frequenti. Piccole beghe appianabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con parecchi litri appesi a un braccio da portare indietro senza travasi, vi lascio immaginare le noie.
Tuttavia, l’allegria che trasmettevano il canto dell’acqua e la frenesia di gesti e confessioni orbitanti intorno ad essa valevano molto più di un batticuore o una scarpa fradicia. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini una delle rare occasioni per posare forca e sapone e spifferare segreti sull’andamento del raccolto, gli amori mai consumati, o le pene di qualche parente passato a miglior vita, in una festosa mescolanza di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte. Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, mi avrebbe riservato timori ed inconvenienti, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa ho saputo che su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: Comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…

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