18 Dicembre 2009

2010? Il mio riparte da Londra

> Acqua — Edo @ 16:45

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Fine gennaio sarò a Londra. Due giorni di conferenze indirizzate ad appassionati di avventura e viaggi per conto di National Geographic, presso l’Adventure Travel Live Show.
Le mie esperienze di viaggio per mare e per terra raccontate in uno dei 6 teatri messi a disposizione dei 60 speakers partecipanti, io fra questi. La prima sabato 30 gennaio, la seconda il giorno seguente. Non so ancora gli orari ma se vi fate un giro di ispezione qui, a breve troverete tutti gli aggiornamenti del caso.
Inutile rimarcare che doveste mai trovarvi fra Victoria e Pimlico in quelle date, passate dentro per un saluto, il posto che ci ospita è una vera figata: Royal Horticultural Halls. Che poi si va per birre. La compagnia è simpatica, il più sano porta i suoi cani a far pipì al Polo Nord.

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4 Dicembre 2009

IL POPOLO HA SETE? DATEGLI DELL’IDROSSILE!

> Acqua — Edo @ 15:36

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Dunque. Mica facile riordinare un simile diluvio di puttanate.
Trovata acqua sulla Luna. Fino ad oggi ne avevo letto, non senza fastidio, nei trafiletti di spalla o tra le righe dei notiziari di argomento scientifico. Ma ora che l’umidiccia bufala è sbarcata (come il piccolo passo di un direttore, Mayer, ma una gigantesca stronzata per l’umanità) anche sulle testate per massaie teledipendenti (DIPIÙ), col palese intento di disinformare ed illudere circa un argomento tanto delicato, scusate la volgare franchezza, ma mi girano definitivamente i coglioni.
Andiamo per gradi. Ad aprire le danze ci ha pensato lo scorso novembre la NASA, che tramite un suo portavoce, lo scienziato Doug Cooke, annunciava al mondo la sensazionale scoperta: la missione LCROSS è stata un successo! Il 9 ottobre abbiamo sganciato nel mezzo del cratere Cabeus un ordigno di 2 tonnellate (i soliti cagabombe), nella cui polverosa detonazione è stata riscontrata la presenza di acqua. Le malelingue che sostenevano che avremmo buttato alle ortiche i 3 miliardi di dollari necessari a completare questa missione, vadano a farsi fottere!
L’India, che grazie alla sonda Chandrayaan aveva sbandierato mesi prima un ritrovamento similare, rincara la dose: tracce di idrogeno sulla Luna! Dove c’è idrogeno potrebbe esserci acqua! O quantomeno una colonnina di rifornimento per auto ecologiche.
Nei fatti – confermano tutti in coro – è stata sì rilevata una parvenza di acqua, o meglio una formula chimica identificabile come “idrossile”, composto caratterizzato da una particella di ossigeno accompagnata da un singolo ione di idrogeno anziché due. In parole semplici un liquido ghiacciato “simile” all’acqua, al quale nessuno si sente momentaneamente di assegnare con certezza una qualche utilità. Oltretutto, in un quantitativo che i più informati hanno definito non superiore a quello ospitabile in un secchiello da spiaggia. In definitiva un’operazione più dai risvolti bellici che non scientifici, a conferma d’uno spreco di energie e denaro che avrebbero meritato di essere investiti nella soluzione di problemi ambientali più, come dire, terreni. Speriamo che Obama si ravveda e mandi al macero la fantasiosa impresa, e buonanotte al secchiello di idrossile. Sebbene il rischio di farsi scavalcare dalle prossime missioni lunari cinesi, difficilmente lo indurranno a tirarsi fuori del tutto dai giochini interplanetari.
Ma proprio quando la costosissima bufala pareva riaccomodarsi in stalla, ecco esplodermi fra le mani la doppia pagina della rivistina gossip da euro uno, finitami sotto il naso mentre la spiaggia di Varazze si copriva di plastica in seguito ad una superba mareggiata. Oh Signore! Dacci anche oggi la nostra liquida minchiata quotidiana. Su DIPIÙ i toni sono enfatici come non mai, si grida all’eureka. Titolone: Sulla Luna c’è tanta, tanta acqua! Il clamoroso annuncio della NASA restituisce speranza all’umanità! SFRUTTARLA! Come potremo sfruttarla! Ellamadò! Dico io. Riapriamo i rubinetti! Torniamo a comprar cestelli da sei. Felicità! A questo punto è il responsabile dell’Unità di Osservazione dell’Universo (sticazzi!!), insignito del NASA Honor Award Medal, né più né meno l’Oscar dell’astronomia, a saltare in cattedra per dire la sua nero su bianco:
“Questa scoperta ha un valore ENORME! Qui sulla Terra il problema dell’acqua ha raggiunto proporzioni preoccupanti. Si parla di desertificazione, siccità! (Mavalà?) L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo.” Il giornalista gossipparo lo incalza: “Potremo sfruttare quell’acqua anche sulla Terra? E Flamini rintuzza: “Un giorno forse. Al momento questo non è possibile…”
Ettecredo! Trasportare materiale nello spazio costa al momento un milione di dollari al chilo, centesimo più centesimo meno. Li voglio vedere a fare avanti indietro coi TIR della Norda… Quindi? Tutto l’entusiasmo iniziale? I famosi 3 miliardi di dollari sul piatto? A questo punto, impantanatasi, l’intervista vira sulla fantascienza pura. La sintetizzo di seguito…
DIPIÙ: “Come dobbiamo immaginare queste colonie spaziali rese possibili dalla presenza di acqua?”
FLAMINI: “Simili a quelle descritte in film e libri di fantascienza (il dottor Flamini deve averne letti tantissimi). Le cavità che custodiscono l’acqua si potranno sfruttare per proteggere gli astronauti dai dannosi raggi cosmici (ARGH! Dottor Spock faccia qualcosa!!). Bisognerà pressurizzare le caverne (Capitano Kirk, rispondete!). Poi occorrerà realizzare generatori necessari a sciogliere e depurare l’acqua ottenuta…” E via delirando di ’sto passo, il tutto per qualche bottiglia di liquido con uno ione in meno, ma un coglione in più, anzi, in dipiù, che insiste:
DIPIÙ: “Ma come si è formata l’acqua sulla Luna?”
FLAMINI: “Due ipotesi. Può esservi arrivata dallo spazio in seguito ad un bombardamento di comete, composte di ghiaccio e roccia. BUUUM!! Oppure, ipotesi suggestiva (una favola), potrebbe essere di origine terrestre…” ARIBUUUM!! Ovvero che la Luna separatasi dalla madre Terra si sarebbe portata un po’ di acqua al seguito. Degna puttanata conclusiva. Ma possibile che nel 2010 ci sia ancora gente ben pagata per divulgare simili boiate? E noi oggi dovremmo essere disposti a spendere quantità esorbitanti di soldi per riprendercela indietro? Ma che ce li mettessero la Nestlé e la Danone! E intanto che vanno a colonizzare la Luna per un sorso di idrossile si levassero dalle palle, bottiglie in PET comprese.
Cosa aggiungere? È dura quando le braccia toccano terra. Mi auguro che le signore lettrici del DIPIÙ siano abbastanza intelligenti da fare poche lavatrici e mettere in tavola l’acqua municipale, continuando a preferire la parsimoniosa doccia alla vasca. Questa sulla Luna non ce la daranno a bere. Almeno lo spero.

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29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

> Acqua — Edo @ 23:07

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Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

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25 Novembre 2009

MicroMegaCazzate

> Acqua — Edo @ 16:46

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Eccolo qui. Un altro raffinato demagogo con la bandierina del partito in saccoccia. Rumiz Paolo. Lo dichiara lui stesso che si interessa dell’argomento acqua da pochi mesi, e lo si capisce bene leggendone la sterilissima esternazione, dalla quale scaturisce come acqua reflua un patetico mugugno, capace solo di fomentare altri, inutili mugugni di altri inutili opinionisti della sua categoria. Oltre a ciò, mi viene da sospettare che interessandosi del prezioso solvente universale da così poco, a differenza mia che me ne occupo ormai da qualche annetto, egli sia fra quelli che da sempre gettano nello scarico ettolitri d’acqua per lucidarsi le zanne, e non fanno mai mancare alla propria dispensa una cospicua scorta d’acqua in bottiglie blu-PET. Se così non fosse, starebbe a significare che si occupa dell’argomento da ben più tempo di quanto lui stesso dichiara. Ma volendo credergli, così non è. Quindi? Uno sciupone pentito? Un neo-ravveduto con rigurgiti di civiltà che la prossima estate prenderà il suo condizionatore d’aria e lo porterà in discarica? Mai più alogene? Disdico l’abbonamento a SKY? In fin dei conti sono 40 euro al mese, altro che bolletta dell’acqua… Vaffanculo il digitale terrestre da oggi ascolterò la radio? D’ora in poi solo in bicicletta? Torno a lavare i piatti a mano uno per uno? Mah. Chissà. Mi limito a sperarlo, ma che almeno lo dichiarasse tra le righe di cotanto micromegalitico delirio.
Oltrepassiamo. Facilmente è solo uno dei tanti, troppi che si interessano di ambiente a seconda del governo in carica. Ovvio che una volta insediatosi l’esecutivo a lui più simpatico (come accadrà inevitabilmente fra non molto), la TV tornerà ad essere uno strumento culturale d’una certa utilità, al telefonino non si può davvero rinunciare e l’iPod, dopotutto, ha ampliato di molto le conoscenze musicali del figlio o del nipotino, quindi evviva le comodità!! A morte il digital-divide!!
Fatto sta che dalla sua analisi non attingo nulla di utile, un quadretto per punti di scarsissimo interesse con tanto di apocalittiche visioni a fare da cappello (c’è un filmetto al cinema sul funesto anno 2012, che sono sicuro le piacerà caro Rumiz), spaziando dal ristorantino di Messner nel quale costui si è accomodato a buttar soldi, ai contadini del vicentino che difendono il loro territorio come questa categoria fa da secoli, che si tratti di acqua come di disboscamento. Territori dei quali a nessuno di destra o sinistra è mai fregato una beata mazzafionda, angoli d’Italia ostici al piagnisteo, nei cui confini di demagoghi del genere non sanno che farsene.
Conosco e rispetto il mare da decenni, prima di lanciare proclami sullo stato di salute dell’acqua e di coloro che la governano (non lo facevano anche gli antichi romani?), mi sono fatto un intero giro del mondo, e senza nascondermi dietro a governanti o colori politici dico al signor Rumiz che da tempo i servizi legati all’acqua sono in via di privatizzazione. In India come a Singapore senza l’intervento dei privati starebbero a bollire quella del mare. La differenza sta nel fatto che certe popolazioni sanno farsi rispettare più di noi italiani del chiagn’ e’ fotte. La crescita demografica del pianeta è allarmante, e qualcuno pensa realmente che nonostante ciò spetti ad ognuno di noi un secchiello d’acqua fresca a testa, gratis? Utopie belle e buone. Illusioni da dipingere su uno striscione e far sfilare in corteo, tanto per darsi una sciacquatina alla coscienza. Piuttosto ci sono numeri che parlano assai più chiaro di Rumiz circa le dispersioni della rete idrica (in Italia vi sono località dove tali perdite arrivano al 50% dell’acqua distribuita), circa gli sprechi casalinghi, gli abusi di cui nessuno ad oggi s’è mai occupato. E dire che basterebbe far installare fra le mura domestiche un banale contatore – e tenerlo d’occhio – , per acquisire la necessaria coscienza e cominciare a spendere meno. Il tuo vicino di casa si fa 2 bagni in vasca bollente al giorno, e tu ne paghi una parte? Sei un coglione! Scendiamo in piazza a chiedere contatori per tutti! Andiamo in assemblea condominiale a pestare i pugni invece di stare in casa perché quella sera c’era il derby in HD. Ma come dicevo, pochi di noi s’azzardano ad analizzare certi particolari ai quali non si sa bene quale colore politico affrancare. Troppo tecnico, saggio. Nessuno Rumiz compreso. Particolari dei quali invece da anni si preoccupano aziende private in Asia come negli Stati Uniti, a pagamento, ovviamente. Ma laggiù sono più onesti di noi? A noi piace troppo piagnucolare, non toglieteci questo piacere, dai! Evabbe’, allora tiriamoci un colpo in testa. Personalmente, odiando le armi, preferisco impegnarmi di più nella vigilanza e nella parsimonia. Come gli agricoltori di Recoaro, credo fermamente che applicarsi maggiormente nel corto raggio sia molto più utile del continuare a sparare fra le nuvole degli scranni parlamentari fingendo di indignarsi per questa o quella legge, per poi occuparsi d’altro il giorno seguente, pratica noiosa e troppo facile, come bere un bicchier d’acqua, appunto, ma molto meno salutare.
Abbia il cuore di fare una sacrosanta promessa signor Rumiz, non smetta di occuparsi di acqua alla prossima folata di vento, da qualunque parte questa provenga.

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8 Settembre 2009

National Pediatric Vacation

> Acqua — Edo @ 17:12

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Quelli del National Geographic mi accolgono a braccia aperte nel proprio staff, ed io anziché ripagarli di tanto onore con chissà quale reportage da terre remote ed inospitali, finisco arrampicato in compagnia di moglie e figliolo – e me li son goduti – tra i boschi dell’alta valle del fiume Trebbia. Oltretutto senza manco uno straccio di linea telefonica. Niente roaming. Beatamente isolato, incazzato nero con tutte le compagnie telefoniche che ci ammorbano la vita di spot a raccontarci di questa o quella offerta, sms, mms gratuiti e altre porcate che funzionano solo nei confini della propria città e poco oltre, sottraendoci i soldi in anticipo senza restituire un bel niente. In un campo c’è sempre campo? Cazzate. Però, vuoi mettere la vita senza inquinamento elettromagnetico? Il piccolo Nico ringrazia. Io meschino, meno.
Il piccolo borgo di case in sasso esiste da un centinaio di anni e possiede un nome tanto calzante quanto evocativo: Boschini. Quassù hanno vissuto i miei nonni materni, qui vi è nata mia madre, ed io imparato ad attraversare una foresta e guadare un fiume. Mi pareva giunto il momento di cominciare ad allenarmi al passaggio di testimone.

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2 Dicembre 2008

Vorrei

> Acqua — Edo @ 12:55

Brandimage creation

Rassegnatomi all’idea che bersi un sorso d’acqua da una bottiglia in vetro è ipotesi sempre più remota (a parte il fatto che insisto col suggerire di dissetarsi possibilmente dal rubinetto), non mi rimane che divulgare l’opzione cartacea, così come l’ho ricevuta stamane dall’amico Lorenzo, fotografo e videomaker romano di gusto e creatività, anch’egli saturato dagli abusi di polietilene e affini, a quanto pare.
Prima di esprimere un giudizio oggettivo su tale invenzione sarei ovviamente curioso di osservarne l’applicazione pratica, tuttavia ritengo tale idea talmente geniale ed innovativa che un dito sul fuoco comincio a mettercelo. La confezione è indiscutibilmente “stilosa”, la carta è riciclata, prati e spiagge ne guadagneranno in decoro ed il petrolio si prenderebbe una meritata vacanza.
Encomio doveroso alla Brand Image e a coloro che, hai visto mai, proveranno ad investirci una manciata di euro.

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28 Novembre 2008

Cuneo,

> Global warming — Edo @ 13:33

Dunque. Mi hanno invitato in qualità di relatore a uno degli incontri sul tema Acqua - accadrà a Marzo - che si tengono a Cuneo annualmente. Magnifica ed utile iniziativa. Di conseguenza ho fatto una breve ricerca di testimonianze su tale evento, scovando questo vivace videosiparietto verificatosi la scorsa edizione fra Luca Mercalli ed un altro relatore, cacciatore di scie chimiche. Tralasciate l’intro (troppo enfatica e montata così così) ma non perdetevi la contesa a colpi di fantascienza ed algoritmi.
Personalmente non ho ancora un’idea molto limpida circa le aerofagiche scie celesti, mentre ce l’ho un po’ più chiara sulla legge di Clausius Capeyron citata dal Mercalli, che prova in definitiva come ad avvenuta evaporazione tutto venga regolato dall’instaurarsi dell’equilibrio dinamico, facendo sì che l’acqua si riposizioni più o meno al punto di partenza (semplificando). Non per niente la quantità di acqua superficiale presente sul nostro pianeta è sempre la medesima. Quella “superficiale” ho scritto, si noti bene. Perché nei fatti, i maggiori problemi di rifornimento idrico li sta creando il prosciugamento delle falde sotterranee. Ho fatto il giro del mondo per impararlo, per mari e per terra, sicché concedetemi un minimo di voce in capitolo. Sarebbe a dire che insistendo ad attingere da tali giacimenti allo scopo di vendere acque in bottiglia, bibite carbonate oppure irrigare coltivazioni cash-crop, finiremo per lasciare inevitabilmente certi luoghi all’asciutto e alla sete nera. Prosciugare a colpi d’idrovore in un paio d’anni un pozzo che magari ne ha impiegati 100 per riempirsi, significa matematicamente prenderlo nel culo, nel caso non fosse chiaro il concetto (legge del Passarella).
Comunque, a Marzo ci sarò, e non vedo l’ora di dire la mia. Magari utilizzando metafore meno crude… magari no.

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4 Novembre 2008

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> Acqua — Edo @ 12:52

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Numero interamente dedicato all’acqua, ad ottobre compaio con foto e riflessioni su ben 8 pagine della rivista ECO, mensile d’informazione ed educazione ambientale curata dall’Istituto Scholé (ONLUS).
Annebbiato da tanto onore, mi sbilancio a consigliarvene la lettura in quanto rara occasione per conoscere l’attuale stato acquatico del nostro pianeta. Alla facciazza di chi sogna d’imbottigliare pure le acque marziane di recente scoperta, buttando nel cesso fior di capitali.
Insomma, se non volete che ve la diano a bere…

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16 Settembre 2008

La

> Acqua — Edo @ 18:51

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Immagimondo cresce, per i contenuti che verranno trattati, presenza sul territorio e generosità (difatti hanno invitato anche me).
L’intervento che mi vedrà protagonista, con parole ed immagini video tratte dal mio documentario, si svilupperà per forza di cose nell’ambito dedicato al vitale elemento liquido, non a caso intitolato: I Viaggi dell’Acqua. Il programma di tale giornata è di straordinario interesse e consiglio di esplorarlo con attenzione.
La location scelta dall’organizzazione non poteva essere più azzeccata di così: la Villa Monastero di Varenna. Luogo di incantevole bellezza che dell’acqua ha fatto motivo di vanto, e consiglio di visitare a prescindere dalla manifestazione in questione. Qui la mappa stradale.
Se ce la fate siete i benvenuti, l’antiruggine lo porto io.

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10 Settembre 2008

Il

> Acqua — Edo @ 16:00

Ross Roger Heslop Millichamp è uno dei più noti pescatori alla lenza della Nuova Zelanda, redattore del magazine Fish and Game ed autore di libri di rango. Sconsiglio di andare a pescare salmoni laggiù senza aver letto la sua “opera omnia”: Salmon Fever. Una vera bibbia per gli appassionati di stivaloni di gomma, canne telescopiche e mulinelli.
Ho avuto il piacere di conoscerlo ed intervistarlo nel luglio dello scorso anno, durante la mia avventura giromondana al capezzale dell’acqua.
Non amo le attività di sua competenza, ovvero la caccia e la pesca, tuttavia ero curioso di capire cosa avesse drammaticamente decimato la fauna ittica locale, con relativo abbattimento delle giornate totali dedicate alla pesca, passate da 12.619 nella stagione 94/95, a 3749 nel 2005. La cosa potrà apparire una stronzata, ma in NZ è faccenda da lutto nazionale.
Pochi mesi dopo il nostro incontro, durante una battuta di pesca di blue cod e barracuda nei pressi di Steward Island, Ross viene addentato ad un piede da un esemplare di pesce non ben identificato, con conseguente e rarissima infezione batterica da streptococco seguita da necrosi muscolare. A quel punto, l’unica soluzione in grado di salvargli la vita è stata l’amputazione di entrambe le gambe sotto il ginocchio.
Mi viene da pensare che i pesci siano animaletti terribilmente vendicativi, nonché grandissimi figli di tro…ta.
Ross Millichamp è un personaggio di contagiosa simpatia e straordinario coraggio. Non meritava tutto questo, e sono certo che tornerà presto a risalire la corrente come promette a chiunque gli chieda come sta messo. Forza Ross!
Le immagini da metà video in poi sono state realizzate da TVNZ.

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