Di regate, malgrado gli ormai numerosi anni di navigazione, ammetto d’averne affrontate pochine; e fra quelle poche – tutte nel Mediterraneo – ho sempre prediletto le “lunghe”: Brindisi-Corfù, Giraglia, Middle Sea Race, ché quantomeno m’hanno offerto lo spazio ed il tempo di studiare un’alternativa al fatto che “gli altri”, nel mio caso quasi sempre la maggioranza di essi, possedevano immancabilmente imbarcazioni molto più veloci e attrezzate di quella sotto il mio sedere. In aggiunta a ciò, le regate d’altura posseggono nel proprio DNA la benigna capacità di non lesinare quei momenti di otium poetorum e convivialità, che in una competizione domenicale di bastone o triangolo latitano per natura. Insomma, tralasciando d’approfondire le reiterate manifestazioni d’isterismo, gli incidenti ed i malumori che infarciscono regatine di club e campionati vari, episodi per me odiosi come pochi, ritengo d’averne comunque a sufficienza per dichiarare pubblicamente la mia passione per le disfide d’alto mare, e meglio ancora se in solitaria. Non è dunque un caso, probabilmente, se dopo i miei trascorsi con The Race ed Around Alone torno ad occuparmene nel ruolo di opinionista, per conto di un generoso ed entusiasta editore d’oltremanica, con tanto di accredito ufficiale e “investitura” regolamentare (vedi foto): questa volta sarà Vendée Globe 2012, per la precisione. Partenza il 10 novembre, da Les Sables d’Olonne, com’è per tradizione. Ulteriori dettagli in futuro. Il mio favorito al momento lo tengo per me. Per ora m’assento per un tot. Ciao.
Estate, canicola, fiacca e marasma costiero son ricordi sfumati, figliolo ormai svezzato e marinato a dovere, il mio Sabre da 27 fette sembra in ordine, piede più piede meno… va be’ insomma, dopo 3 anni quasi inattivi – almeno dal mio geo-iperattivo punto di vista – finalmente si riparte, sennò finisce che non si riparte mai. E sarà derby, di squadre(tte) nautiche. Mission: prendere vento fin dove porta. Porto? Al momento, il prossimo rotta facendo sarà per qualche tempo uno dei più belli del mediterraneo, la cui ospitalità è stata agevolata da una “berth coordinator” di gran professione, altruismo e squisita simpatia, nonché velista coi fiocchi. Un grazie di cuore a lei e alla clemenza del mare, come sempre.
Maggiori dettagli a chiunque interessato in pvt.
E ciau pep!
A guardare questo video a momenti mi prende un colpo! Vuoi vedere che quella “mia” strampalata ikea-idea risalente a una manciata di anni fa – che suggeriva al colosso svedese della brugola di produrre in serie un dinghy a vela – sta per realizzarsi e nessuno mi ha avvisato?? Se non ve la ricordate date un occhio qui, e pure qui. Oddio, ad avvisarmi in realtà ci ha pensato la redazione di Piccole Barche, blog di cui consiglio un’attenta visita. E va be’, ho pensato sulle prime, mi frullano un tot gli attributi, ma fosse anche così, a pensarci bene son contento. Non avendo depositato progetti né disegni o altro, avrei comunque poco da accampare a mio vantaggio, sicché ancor meno a pretendere. Invece trattavasi di una mezza burla. Di stampo svedese, certo, ma pur sempre burla, anche se la barchetta in questione è vera, assemblata a giri di brugola nonché navigante, come potete voi stessi osservare nel filmato realizzato e pubblicato in Germania da Yacht TV. Peccato IKEA non c’entri nulla, cioè, peccato per loro, benché in questo esperimento vi colga il sentore che qualcosa si stia muovendo in tale direzione. E speriamo allora, più per la divulgazione su larga scala di questa salutare ed ecologica disciplina che non per me, che dopo aver montato la nuova cameretta del mio Nico (fatica ennesima), di IKEA e le sue istruzioni per l’uso non voglio sentir parlare per un pezzo.
Oh societario parassita,
che in testa hai il vuoto e in culo le tue stesse dita,
poco di meglio nella vita hai da fare,
se non bazzicare il muto e incolpevole mare,
per rubare.
Due miei parabordi, panciuti e incappottati,
ormai son lontani ricordi, ché me li hai zanzati.
Ma tienilo a mente, mio triste sfigato
che il mare ti ha visto, osservato, registrato,
e quando tra le sue schiume ti capiterà di tornare
stai attento alle tue piume
o quantomeno và a cagare.
Restauro dello scafo terminato. Praticamente nuovo! Mi ci specchio insieme ai muggini. Poco da aggiungere. Solemia è una barca favolosa, solida, inimitabile. Di seguito tre righe tre sulla storia di questa “sciabola” del mare del nord, il Sabre 27:
disegnata da Alan F. Hill, il primo prototipo fu costruito nel 1969 da Eric White della Marine Construction (UK) Ltd Marcon. Tra il 1969 ed il ‘79 sono state varate 400 di queste storiche e solide imbarcazioni a vela. Gli stampi sono ancora in archivio e pronti all’uso, nonché detenuti dalla Brue Yachts di Highbridge, nel Somerset. Le modifiche al disegno nel corso degli anni sono state davvero poche. E vi lascio immaginare il motivo: è semplicemente perfetta!
Tutto sulla Sabre Owners Association qui: http://www.sabre27.org.uk/
Restoration of the hull is done. Nothing much to say. Solemia is an amazing, solid, exciting sailboat! Following a short history of this historic “sabre” of the north sea:
the Sabre 27 was designed by Alan F. Hill and the prototype was built in 1969 by Eric White of Marine Construction (UK) Ltd (Marcon). Between 1969 and 1979 some 400 hulls were moulded. The moulds are still in existence and are owned by Brue Yachts of Highbridge, Somerset. Modifications to the prototype were few.
All about this awesome sailboat, here: http://www.sabre27.org.uk/
Ritrovare il proprio nome associato ad un’iniziativa in difesa dei cetacei mi mette sempre d’un qualche buonumore. Spiace se lo condivido? Amen. Sarà che adoro quei bestioni così rari da vedere, superbamente perseguitati dall’uomo, l’inquinamento, la sfiga. Le pochissssime volte che capita di affiancarne uno lungo chiglia ringrazi sempre il buon Dio per averlo fatto tanto maestoso, e poco avezzo alle incazzature.
Quando poi a celebrarne l’esistenza è un mio sonetto (forse più un mantra) in circolazione da qualche anno sulla rete, aggiungo al citato buonumore un tantino di imbarazzo. Non sono poeta. Ma l’iniziativa è fortunatamente grandiosa di per sé. Whole in a whale il titolo della pubblicazione divulgata in parallelo col Balena Project. Qui qualche riga in merito all’iniziativa.
Ne scrissi tempo fa, di quella balena assemblata con alcuni quintali di lana che a breve prenderà le sembianze di capi d’abbigliamento, ognuno arricchito da brevi poesie dedicate alle balene ed il loro habitat. Idea geniale di Claudia Losi.
Spero di riuscire ad accappararmi il capo con ricamata la mia, fosse pure che me la ritrovo impaginata sull’elastico di un paio di mutande, fin troppo calde probabilmente. Ma tant’è.
Il ricavato tutto devoluto a finanziare un gruppo di ricerca per monitorare e sensibilizzare sulla vita degli animali che popolano il Santuario dei Cetacei.
Grazie Pianeta Azzurro. Anzi, blu
Inutile perdersi in troppe descrizioni dei lavori fatti ed ancora da farsi, riassumo solo con un OSANNAAAAAA a Sant’Epossidica.
Quanto vedete è il “prima”, in parte. Pensavo peggio…
A breve il “dopo”.
Dopodiché si torna finalmente a zonzo. Con il vibrato dell’idrosabbiatrice ancora nelle cartilagini, nonché charteristi e skipper ipertricotici esaltati ormai fuori dalle salate scatole.
«Il prolungamento dell’infanzia non può rimanere un mondo incantato, perché si trasformerebbe in un inferno» scrisse la poetessa americana Louise Bogan. «A meno che non lo viviate su una barca a vela!» rettifico io.
Aforismi improvvisati a parte, mi fa piacere consigliarvi tre letture – 3 quanti siamo a bordo – da portare in vacanza se amate il mare, ma per davvero. Spero vi farà altrettanto piacere leggerli.
La prima la consiglio io: Marinai perduti, dello scrittore marsigliese prematuramente scomparso Jean Claude Izzo. Libro appassionante di cui vi riporto di seguito un significativo passaggio: Mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo: “Hals”, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d’acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo, la baia…
Grandioso! Ed è solo l’inizio di un affresco di vita portuale d’una forza letteraria, sapienza e poesia uniche. Giuro che non deluderà. Poi mi direte.
La seconda lettura in questione riguarda direttamente il piccolo di bordo, ed è parte della scuderia della mia casa editrice preferita: Magenes. Il titolo è Bimbi a bordo, di Andrea Cestari. Ovvio che se non avete figli oppure sono un po’ troppo cresciuti, meglio vi leggiate il prossimo.
Ovvero la Guida del diportista ecologico, economico pamphlet di Edgardo Fiorillo e Tessa Gelisio dedicato alla vita marina eco-consapevole, lettura consigliata a tutti voi da Donatella in person. Pochi soldi (soli 8 euro) spesi bene, direi.
E il mio di libro? Ahimé è ancora in fieri e preferirei non parlarne più fino ad avvenuta pubblicazione. Parto complicato e pieno di asperità. Aspettate il 2012, please.
Un’augurio di bella estate a tutti quelli che mi seguono su questo blog… da statistiche una media di 250 utenti unici a settimana. Grazie infinite regà. Ci si vede a Spezia nei prossimi, chi ci sarà.
Edo
Ma niente imboscamenti nel retro bar o sfide al biliardo come ai tempi di scuola… Dal 13 al 19 di Giugno sarò a gozzovigliare e ciarlare d’acque dolci e salate alla Festa della Marinera di La Spezia, occasione più unica che rara di vela e cultura marinaresca con contorno di musica, buone letture e vario rebelòt.
Dal momento che ho ben pensato di farmi condurre nel “poetico” golfo dalla mia Solemia, ho posticipato l’alaggio e, causa defezione dell’ultima ora, dovrei dico dovrei avere disposizione una cuccetta, di taglio piuttosto minimal ma confortevole.
Se decidete in tempi stretti (perché staremo stretti) fatemi sapere. Potete contattarmi in pvt per dettagli.
In caso l’equipaggio così formato, nonostante le bevute serali, dovesse mai reputarsi in grado di sopportare affanni e manifestazioni d’isterismo gratuito, non escludo la possibilità d’iscrizione a regata (una delle numerose previste), benché io poco le sopporti, ma sarà tanto per sommare cagnara alla cagnara. Forse due giorni di posto acqua a Porto Lotti aggratis, dopodiché si tratterà di spartire i costi di 4 nottate al transito. Magari si va alla Marina di Fezzano che costa meno, e ci si sposta a remi, o su tender compiacenti, oppure sulla schiena dei sottomarini che talvolta fendono la superficie da quelle parti. Boh, vedremo, chissà.
Sayonà cumpà!
Il vecchio ed eroico Rainbow Warrior, la nave dei “guerrieri” di Greenpeace che di tutto ha fatto e visto pur di provare a salvare i nostri marcescenti oceani, va in pensione. Ma un nuovo “soldato di pace” galleggiante è in fase di allestimento, e un metro quadro di dacron della sua stay sail (una delle vele di prua) gliel’ho pagato io. Piacerebbe anche a molti di voi, suppongo, figurare fra chi ha contribuito alla sua costruzione ed avere il proprio nome inciso sottocoperta a sempiterno ricordo del proprio amore per il mare, no? Che secondo me porta persino bene. Ottimo, allora fate come me, è facilissimo. È sufficiente visitare il nuovo e bellissimo website della Rainbow (Favourite Website Award del mese, oltretutto), entrare nella sezione dello shopping online, scegliere fra le attrezzature ancora disponibili e concludere l’acquisto. Bastano anche un paio di guanti da 6 euro…
Tsunami a parte, gli oceani da soli non possono difendersi dal sempre più famelico genere umano, aiutiamoli noi pochi rimasti. Uniamoci all’arcobaleno e contribuiamo alla lotta. Ci vuole davvero poco.
«Facciamo un giro nell’entroterra?» mi fa ieri mattina Donatella spalancandomi sotto il naso uno di quegli opuscoli per turisti distribuiti nei carruggi ponentini «Oggi tira troppo vento per uscire con Nico che fa tarzan in pozzetto».
«Maporcavacca» penso io. Proprio quando il meteo è sfavorevole cosa c’è di meglio che restarsene sottocoperta a sfogliare quotidiani e carte nautiche? Rollo, Canossi, Molino, Colla Micheri: nomi che non dicono nulla che oltrepassi quanto già m’aspetto. Minuscole quanto graziose località abbarbicate sulla prima collina rivierasca dove fotografare chiavi di volta, pietre ben ordinate, vasi fiorati e, ben che vada, bersi l’ennesimo caffè di cui al momento non avvertirei la minima necessità.
«Mmm… Sì, okay, magari dò giusto un’occhiata alle notizie e poi…»
«Colla Micheri ad esempio!» mi interrompe lei intimorita per nulla dalla mia voglia di flanella «Dev’essere carino. Pare vi dimorò e morì un navigatore norvegese, tale Tor Eie… Elerdar… no scusa… Tor…»
«Intendi Thor Heyerdahl forse?!?» non ci posso credere. «Stai scherzando… fa un po’ vedere?» È lui per davvero! Thor Heyerdahl, l’archeologo e antropologo protagonista di quella che tuttora rappresenta una fra le più mitologiche esplorazioni a vela del dopoguerra, quando a bordo dell’improbabile Kon-Tiki, una fragile imbarcazione in balsa assemblata secondo antiche metodologie incaiche, si fece trasportare per 101 giorni sulla corrente di Humboldt dal Perù fino all’atollo polinesiano di Raroia, comprovando le argonautiche procedure di colonizzazione degli oceani. Da tale pazzesca avventura ricavò altresì un bel libro, di cui vi consiglio la lettura, ed un film che gli valse l’Oscar 1952 nella categoria documentari. Poi venne il tempo di mettere in acqua il Ra II, col quale traversò l’Atlantico dal Marocco alle Antille, quindi il Tigris, a bordo del quale navigò a scopo scientifico dalle sabbie di Babilonia a Gibuti. Un impareggiabile navigatore d’altri tempi insomma, come solo i norvegesi sanno essere. Per dire, se Indiana Jones fosse mai esistito per davvero, Thor si sarebbe sentito in diritto di prenderlo a calci in culo. Dopodiché? Colla Micheri! Maddai!! Fiabesco borgo a strapiombo sulle acque cobalto di Laigueglia nei cui soleggiati anditi trascorse con grande felicità gli ultimi 30 anni di vita, scaduti il 18 aprile del 2002, esattamente 55 anni dopo la storica partenza da Callao sulla barchetta di legni e canapi annodati. Roba da matti! Cosa mi sono perso…
«Ho girato tutto il mondo, ma non v’è luogo dove mi sia sentito più a mio agio di qui!» amava replicare a chiunque gli domandasse i motivi di tale domicilio.
Colla Micheri… Colla… buffo suffisso per un nome di località. Certo qualcosa di “adesivo” questo posticino deve pur avercelo, dal momento che è riuscito a tenersi tanto stretto, e così a lungo, un simile vagabondo dei mari.
«Non sa dirmi quale fosse casa sua?» domando al gestore dell’unica osteria del borgo.
«Non ne ho idea…» mi risponde quest’ultimo sbrigativamente. «Ciò che so dirle ribadisce né più né meno quanto sta scritto sul cartello appeso fuori la chiesetta…»
Quel laconico tabellone col cognome riportato sbagliato!? evito di specificare per non apparirgli un fanatico, ripiegando invece su un «Possibile che non abbiate pubblicazioni che approfondiscano un minimo la faccenda?» con tanto di espressione tra le più incredule del mio repertorio.
«Naaa! Lo so, spiace…» mi raffredda l’oste facendo spallucce «il Comune dovrebbe in effetti occuparsene di più, ma sa com’è…» chiude mezzo avvilito riaccomodando le tazzine sopra una Faema da antiquariato.
Impossibile saperne di più? Su Thor Heyerdahl? Bestie che non siamo altro. Toccherà ritornarvi presto per approfondimenti. Al momento rimane negli occhi l’incanto di questo scorcio di paradiso, lo stesso ammirato per tre decadi da uno che di paradisi se ne intendeva, ed un cartello appeso all’ombra di un ulivo che dice: vendesi alloggi. Telefonare al… Apperò! La mia barchetta dopotutto è a soli 3 chilometri da quassù! Quasi quasi chiamo. Casomai vincessi qualche lotteria
Curiosità nella curiosità. Thor Heryerdahl rivestì pure i panni dell’attore in un ruolo a lui decisamente indicato: il pirata. Il lungometraggio in questione è fra i più noti di quelli di Pippi Calzelunghe. Potete vedere qui il suo grugno nordico a partire dal minuto 1:43…
E c’è ancora chi persevera col reputare i marinai persone poco “socievoli”… Questo popò di materiale (il guidone del SOA, un utile e ben redatto manuale d’usi, trucchi e costumi, oltre a tessera, adesivo ed house organ societario semestrale) mi è stato recapitato a bordo qualche giorno fa – by airmail da Portsmouth – e rappresenta quanto viene inviato di diritto ai proprietari di Sabre27 di questo sempre più isotopico pianeta. È bastato segnalare il mio dissennato acquisto a chi di dovere.
Per farla breve, sono entrato a far parte della stravagante Sabre Owners Association. E ne vado orgoglioso di molto, dato che sono oltretutto tizi simpatici.
In Italia siamo solo in due, ma sommati a quanti risultano iscritti fra Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles e Stati Uniti, gli armatori di questa robusta e accattivante barchetta fanno un totale di 328. Robusta appunto, considerato che l’ultimo scafo prodotto dei 400 complessivi è del 1980. Insomma, direi che di “sciabole” all’altromondo ne sono finite poche, e mi toccherà non sfigurare.
Due tre cenni storici. La sua produzione è iniziata ufficialmente nel 1969 e si è conclusa nel 1980. Cantiere Marine Construction di Woolston. Disegno di Alan F. Hill. Prima apparizione al Boat Show londinese del 1969. Primo bagno nelle malfidate acque del Solent, per cui avvezza agli ambienti ostici e rissosi. Lunghezza 8.24 mt fuori tutto, baglio 2.80 mt, pescaggio 1.42 mt, dislocamento 3258 kg. (stica!), altezza max in cabina 1.83 mt… quindi solo tenere carezze per la mia calotta.
Riepilogando: un bella creatura incline a venti sostenuti, difatti fra poco più d’un mese la tiro su per lavori e a smotorare (e smadonnare) fra le bonazze estive mediterranee ci lascio gli altri. Prediligo la navigazione invernale. Non a caso ho pure il boiler dell’acqua calda! Lusso vero per un ventisette piedi.
Sono gradite le visite a bordo. Poche per volta però. Té fumante rigorosamente d’oltremanica, promesso. E se preferite uno scotch andiamo a bercelo allo yacht club e lo pagate voi.
Fair winds! And see you soon.
P.S. Dimenticavo: l’ho pagata quanto una motocicletta di seconda mano. Spero di non scoprirne a breve il motivo
Passate a farci un giretto lo stesso?
La cosa che personalmente trovo più gradevole nel concedersi ad un’intervista, sta nell’opportunità che uno ha di rovistare nei propri ricordi più belli. Motivo più che sufficiente per farmi ringraziare di cuore Christian Tognela di NoBordersMagazine, accattivante e ricca testata web dedicata a esplorazioni ed eploratori.
Se è vero che viaggiando si cresce, ho il sospetto che il loro notiziario lo farà a dismisura. Sicché procuratevi una scala e buona lettura. Orca, c’è scappata pure la rima!!
La seconda parte lunedì prossimo.
Approfitto di questo mio spazio personale, per ringraziare la Scuola di Vela Marvelia per l’invito, in veste di protagonista, alla serata di vela e cultura marinaresca consumatasi ieri sera a Monza.
Ospitalità di prima categoria, una t-shirt very fashion in regalo, finale alcolico d’ottima annata, un pubblico numeroso, attento e preparato, tutti o quasi futuri istruttori di vela. Ovvero gente appassionata e paziente, che ve lo dico a fare. Spero di riaverli ospiti su questo mio blog, in modo da ricambiare l’accoglienza nonché proseguire con la discussione dei numerosi temi pertinenti viaggi e conoscenza rimasti in sospeso causa il tempo a disposizione, di cui in certi casi si avverte più che mai la mancanza. Grazie di nuovo a tutti quanti.
Alleluia e alla prossima.