2 Novembre 2011

Divieto di “balenazione”… in rima

wholeinawhale

Ritrovare il proprio nome associato ad un’iniziativa in difesa dei cetacei mi mette sempre d’un qualche buonumore. Spiace se lo condivido? Amen. Sarà che adoro quei bestioni così rari da vedere, superbamente perseguitati dall’uomo, l’inquinamento, la sfiga. Le pochissssime volte che capita di affiancarne uno lungo chiglia ringrazi sempre il buon Dio per averlo fatto tanto maestoso, e poco avezzo alle incazzature.
Quando poi a celebrarne l’esistenza è un mio sonetto (forse più un mantra) in circolazione da qualche anno sulla rete, aggiungo al citato buonumore un tantino di imbarazzo. Non sono poeta. Ma l’iniziativa è fortunatamente grandiosa di per sé. Whole in a whale il titolo della pubblicazione divulgata in parallelo col Balena Project. Qui qualche riga in merito all’iniziativa.
Ne scrissi tempo fa, di quella balena assemblata con alcuni quintali di lana che a breve prenderà le sembianze di capi d’abbigliamento, ognuno arricchito da brevi poesie dedicate alle balene ed il loro habitat. Idea geniale di Claudia Losi.
Spero di riuscire ad accappararmi il capo con ricamata la mia, fosse pure che me la ritrovo impaginata sull’elastico di un paio di mutande, fin troppo calde probabilmente. Ma tant’è.
Il ricavato tutto devoluto a finanziare un gruppo di ricerca per monitorare e sensibilizzare sulla vita degli animali che popolano il Santuario dei Cetacei.
Grazie Pianeta Azzurro. Anzi, blu ;-)

9 Maggio 2011

Io sto coi guerrieri, e tu?

RainbowWarriorCertificate

Il vecchio ed eroico Rainbow Warrior, la nave dei “guerrieri” di Greenpeace che di tutto ha fatto e visto pur di provare a salvare i nostri marcescenti oceani, va in pensione. Ma un nuovo “soldato di pace” galleggiante è in fase di allestimento, e un metro quadro di dacron della sua stay sail (una delle vele di prua) gliel’ho pagato io. Piacerebbe anche a molti di voi, suppongo, figurare fra chi ha contribuito alla sua costruzione ed avere il proprio nome inciso sottocoperta a sempiterno ricordo del proprio amore per il mare, no? Che secondo me porta persino bene. Ottimo, allora fate come me, è facilissimo. È sufficiente visitare il nuovo e bellissimo website della Rainbow (Favourite Website Award del mese, oltretutto), entrare nella sezione dello shopping online, scegliere fra le attrezzature ancora disponibili e concludere l’acquisto. Bastano anche un paio di guanti da 6 euro…
Tsunami a parte, gli oceani da soli non possono difendersi dal sempre più famelico genere umano, aiutiamoli noi pochi rimasti. Uniamoci all’arcobaleno e contribuiamo alla lotta. Ci vuole davvero poco.

4 Dicembre 2009

IL POPOLO HA SETE? DATEGLI DELL’IDROSSILE!

dipiu-cover

Dunque. Mica facile riordinare un simile diluvio di puttanate.
Trovata acqua sulla Luna. Fino ad oggi ne avevo letto, non senza fastidio, nei trafiletti di spalla o tra le righe dei notiziari di argomento scientifico. Ma ora che l’umidiccia bufala è sbarcata (come il piccolo passo di un direttore, Mayer, ma una gigantesca stronzata per l’umanità) anche sulle testate per massaie teledipendenti (DIPIÙ), col palese intento di disinformare ed illudere circa un argomento tanto delicato, scusate la volgare franchezza, ma mi girano definitivamente i coglioni.
Andiamo per gradi. Ad aprire le danze ci ha pensato lo scorso novembre la NASA, che tramite un suo portavoce, lo scienziato Doug Cooke, annunciava al mondo la sensazionale scoperta: la missione LCROSS è stata un successo! Il 9 ottobre abbiamo sganciato nel mezzo del cratere Cabeus un ordigno di 2 tonnellate (i soliti cagabombe), nella cui polverosa detonazione è stata riscontrata la presenza di acqua. Le malelingue che sostenevano che avremmo buttato alle ortiche i 3 miliardi di dollari necessari a completare questa missione, vadano a farsi fottere!
L’India, che grazie alla sonda Chandrayaan aveva sbandierato mesi prima un ritrovamento similare, rincara la dose: tracce di idrogeno sulla Luna! Dove c’è idrogeno potrebbe esserci acqua! O quantomeno una colonnina di rifornimento per auto ecologiche.
Nei fatti – confermano tutti in coro – è stata sì rilevata una parvenza di acqua, o meglio una formula chimica identificabile come “idrossile”, composto caratterizzato da una particella di ossigeno accompagnata da un singolo ione di idrogeno anziché due. In parole semplici un liquido ghiacciato “simile” all’acqua, al quale nessuno si sente momentaneamente di assegnare con certezza una qualche utilità. Oltretutto, in un quantitativo che i più informati hanno definito non superiore a quello ospitabile in un secchiello da spiaggia. In definitiva un’operazione più dai risvolti bellici che non scientifici, a conferma d’uno spreco di energie e denaro che avrebbero meritato di essere investiti nella soluzione di problemi ambientali più, come dire, terreni. Speriamo che Obama si ravveda e mandi al macero la fantasiosa impresa, e buonanotte al secchiello di idrossile. Sebbene il rischio di farsi scavalcare dalle prossime missioni lunari cinesi, difficilmente lo indurranno a tirarsi fuori del tutto dai giochini interplanetari.
Ma proprio quando la costosissima bufala pareva riaccomodarsi in stalla, ecco esplodermi fra le mani la doppia pagina della rivistina gossip da euro uno, finitami sotto il naso mentre la spiaggia di Varazze si copriva di plastica in seguito ad una superba mareggiata. Oh Signore! Dacci anche oggi la nostra liquida minchiata quotidiana. Su DIPIÙ i toni sono enfatici come non mai, si grida all’eureka. Titolone: Sulla Luna c’è tanta, tanta acqua! Il clamoroso annuncio della NASA restituisce speranza all’umanità! SFRUTTARLA! Come potremo sfruttarla! Ellamadò! Dico io. Riapriamo i rubinetti! Torniamo a comprar cestelli da sei. Felicità! A questo punto è il responsabile dell’Unità di Osservazione dell’Universo (sticazzi!!), insignito del NASA Honor Award Medal, né più né meno l’Oscar dell’astronomia, a saltare in cattedra per dire la sua nero su bianco:
“Questa scoperta ha un valore ENORME! Qui sulla Terra il problema dell’acqua ha raggiunto proporzioni preoccupanti. Si parla di desertificazione, siccità! (Mavalà?) L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo.” Il giornalista gossipparo lo incalza: “Potremo sfruttare quell’acqua anche sulla Terra? E Flamini rintuzza: “Un giorno forse. Al momento questo non è possibile…”
Ettecredo! Trasportare materiale nello spazio costa al momento un milione di dollari al chilo, centesimo più centesimo meno. Li voglio vedere a fare avanti indietro coi TIR della Norda… Quindi? Tutto l’entusiasmo iniziale? I famosi 3 miliardi di dollari sul piatto? A questo punto, impantanatasi, l’intervista vira sulla fantascienza pura. La sintetizzo di seguito…
DIPIÙ: “Come dobbiamo immaginare queste colonie spaziali rese possibili dalla presenza di acqua?”
FLAMINI: “Simili a quelle descritte in film e libri di fantascienza (il dottor Flamini deve averne letti tantissimi). Le cavità che custodiscono l’acqua si potranno sfruttare per proteggere gli astronauti dai dannosi raggi cosmici (ARGH! Dottor Spock faccia qualcosa!!). Bisognerà pressurizzare le caverne (Capitano Kirk, rispondete!). Poi occorrerà realizzare generatori necessari a sciogliere e depurare l’acqua ottenuta…” E via delirando di ’sto passo, il tutto per qualche bottiglia di liquido con uno ione in meno, ma un coglione in più, anzi, in dipiù, che insiste:
DIPIÙ: “Ma come si è formata l’acqua sulla Luna?”
FLAMINI: “Due ipotesi. Può esservi arrivata dallo spazio in seguito ad un bombardamento di comete, composte di ghiaccio e roccia. BUUUM!! Oppure, ipotesi suggestiva (una favola), potrebbe essere di origine terrestre…” ARIBUUUM!! Ovvero che la Luna separatasi dalla madre Terra si sarebbe portata un po’ di acqua al seguito. Degna puttanata conclusiva. Ma possibile che nel 2010 ci sia ancora gente ben pagata per divulgare simili boiate? E noi oggi dovremmo essere disposti a spendere quantità esorbitanti di soldi per riprendercela indietro? Ma che ce li mettessero la Nestlé e la Danone! E intanto che vanno a colonizzare la Luna per un sorso di idrossile si levassero dalle palle, bottiglie in PET comprese.
Cosa aggiungere? È dura quando le braccia toccano terra. Mi auguro che le signore lettrici del DIPIÙ siano abbastanza intelligenti da fare poche lavatrici e mettere in tavola l’acqua municipale, continuando a preferire la parsimoniosa doccia alla vasca. Questa sulla Luna non ce la daranno a bere. Almeno lo spero.

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29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

VORTEX-postcard

Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

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9 Febbraio 2009

Lettere sull’acqua

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Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…

In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007

A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua tanto tempo fa, quando sui colli piacentini dov’ero solito passar le vacanze c’era un solo modo d’accaparrarsi quella per bere, cucinare, lavarsi: impugnare un secchio, drizzare la schiena e andarsela a prendere al fontanile. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, giunto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come si addice a ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Tre minuti di mulattiera fra campi d’erba medica e granoturco, che se ad un maschio adulto consentivano di fumarsi mezzo garibaldi in santa pace o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, a un marmocchio di sei sette anni non mancavano mai di rifilar grattacapi, tipo un fruscìo che la mia immaginazione attribuiva a serpi assassine, l’assalto all’arma bianca d’un gallo ruspante, un pantano inaggirabile senza inzupparvi una caviglia, giusto per citare i più frequenti. Fastidi talora sanabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con quel fardello da riportare a casa senza troppi travasi capirete come le cose finissero spesso col complicarsi.
Tuttavia, un batticuore o una scarpa fradicia eran penitenze di poco conto se comparate allo svago offertomi dall’antologia di confessioni risvegliate da quell’acqua gelata. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini un raro pretesto per posare forca e sapone e spifferare segreti sulla rotazione del maggese, certi amori mai consumati, oppure i supplizi di qualche parente passato a miglior vita, in una ridda ineguagliabile di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte.
Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita, e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, m’avrebbe destinato affanni e seccature, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…

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4 Novembre 2008

Se mi leggete sentite l’ECO

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Numero interamente dedicato all’acqua, ad ottobre compaio con foto e riflessioni su ben 8 pagine della rivista ECO, mensile d’informazione ed educazione ambientale curata dall’Istituto Scholé (ONLUS).
Annebbiato da tanto onore, mi sbilancio a consigliarvene la lettura in quanto rara occasione per conoscere l’attuale stato acquatico del nostro pianeta. Alla facciazza di chi sogna d’imbottigliare pure le acque marziane di recente scoperta, buttando nel cesso fior di capitali.
Insomma, se non volete che ve la diano a bere…

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16 Settembre 2008

La Via della Sete ad Immagimondo

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Immagimondo cresce, per i contenuti che verranno trattati, presenza sul territorio e generosità (difatti hanno invitato anche me).
L’intervento che mi vedrà protagonista, con parole ed immagini video tratte dal mio documentario, si svilupperà per forza di cose nell’ambito dedicato al vitale elemento liquido, non a caso intitolato: I Viaggi dell’Acqua. Il programma di tale giornata è di straordinario interesse e consiglio di esplorarlo con attenzione.
La location scelta dall’organizzazione non poteva essere più azzeccata di così: la Villa Monastero di Varenna. Luogo di incantevole bellezza che dell’acqua ha fatto motivo di vanto, e consiglio di visitare a prescindere dalla manifestazione in questione. Qui la mappa stradale.
Se ce la fate siete i benvenuti, l’antiruggine lo porto io.

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23 Luglio 2008

La Via della Sete galleggia sul Po

sangiacomo

La mia Via delle Sete, documentario giromondano sulle stato di salute dell’acqua, sbarca nuovamente a Torino.
Venerdì 25 luglio e sabato 26 alle ore 18, in occasione della festa di S. Giacomo sul lungo Po, tornerò a tormentare i presenti sull’attuale mala condizione in cui versano le risorse idriche del nostro pianeta, come già fatto in occasione del Salone del Libro.
Non penso riuscirò a presenziare, ma sono certo che Stefano Moretto saprà sostituirmi alla grande.
Con l’occasione vi auguro vacanze da sballo, sempre che siano rimasti i soldi per farle…

Per info:
www.educazionesostenibile.it/
www.110.unito.it/

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30 Giugno 2008

Milan

> Global warming — Edo @ 16:39

Milano, 30/06/2008 - Prove generali di “global warming” nella metropoli lumbarda. Che non venissero più a dirmi che l’inesorabile processo di “tropicalizzazione” dell’Europa è una baggianata. Nemmeno siamo a luglio, e già Milano si attrezza a combattere la calura come ho visto solo a Bombay, o Singapore. Ci sono stato pochi mesi fa, perciò fidatevi.
Due giorni addietro i quotidiani cittadini annunciavano l’inaugurazione delle Case dell’Acqua, una sorta di piyao indhu style, chioschi piastrellati dai quali fare il pieno d’acqua municipale (liscia o gassata) ed evitare la sincope da disitradazione. Due postazioni attualmente in funzione nell’hinterland milanese, altre in arrivo. Chioschi dell’acqua, ne più ne meno. Nel subcontinente abbondano da sempre. A Milano non se ne sentiva la mancanza fino ad una manciata d’anni orsono.
Con la testa a ritroso nel mio recente passato “mumbaiano”, scendo a prendere un treno MM e mi ritrovo avvolto da volute di vapore, nubi refrigeranti sparate su pendolari e turisti da una sfilza di ventilatori sospesi lungo tutta la banchina della metrorossa. Armo il mio cellulare e registro un minivideo da demandare ai posteri, pensando che dovremmo cominciare a spegnere tutti ’sti cazzo di condizionatori, prima che siano guai grossi.

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18 Giugno 2008

Greenpeace

> Global warming — Edo @ 17:23

La Manga del Mar Menor

Barcellona, 18 giugno 2008
All’Expo di Saragoza si parlerà quasi esclusivamente di acqua, e allora non ho resistito all’idea d’una capatina in Spagna a veder di organizzare una visita all’esposizione internazionale nei prossimi giorni. Intanto mi sono fermato a Barcellona, dove sfogliando quotidiani ti scopro una patata bollente fra le mani di Greenpeace! Un’elaborazione grafica realizzata dalla nota organizzazione ambientalista, e pubblicata su Photoclima, libro di recente pubblicazione che illustra i futuri (e tragici) sconvolgimenti climatici da “effetto serra” sul territorio spagnolo, ha mandato su tutte le furie immobiliaristi, cittadini e commercianti che su tale regione hanno investito denaro, sogni ed ambizioni.
Il fotomontaggio che vedete (enlarged), descrive ciò che potrebbe accadere al litorale de la Manga del Mar Menor (Murcia), in caso di innalzamento degli oceani dovuto al surriscaldamento climatico intorno all’anno 2050. Un abile intervento di photoshop che potrebbe costare alla ONG la bellezza di 27,2 milioni di Euro, una cifra che, come dichiara l’avvocato José A. Abad incaricato da Inversiones Dos Mares SL, pare destinata a crescere di minuto in minuto.
La risposta dei “guerrieri dell’arcobaleno” non s’è fatta attendere: “Un indennizzo? Ridicolo. Quelle immagini sono basate su informazioni diffuse dall’ONU e dal Ministero dell’Ambiente. Che intendono quindi fare? Chiedere soldi anche a loro?”
Divertente ed illuminante il resoconto che fa di tale accaduto il giornalista spagnolo di El Periòdico Juan Ruiz Sierra: Photoclima fu annunciato come un libro che esorterà il popolo all’azione! Sì, all’azione “legale”.
Personalmente sono curioso di vedere come andrà a finire la diatriba.

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