30 Gennaio 2012

Sailing meritocracy

Sabre-cover-july-2011

Ciò che mi preme sottolineare in questo post, non è tanto che l’imbarcazione ritratta in copertina di Yachting Monthly del luglio 2011 sia un Sabre 27 (trattasi del London Apprentice del celebre Ken Endean), quanto il fatto che in terra d’Albione e acque limitrofe sappiano applicare concretamente, loro sì, quel vocabolo il cui ritorno in auge è stato teorizzato anche dalle nostre parti senza, al momento, grandi evidenze pratiche: la meritocrazia. Ma ve la immaginate una delle nostre testate di punta nel settore velico che sacrificano la copertina ad una barca concepita tra il 1974 e l’80? Rinunciando così a favorire l’amico fotografo, o peggio ancora agli introiti provenienti dal mettere in primo piano l’ultima nata del tal cantiere, oppure l’adesivo al mascone del talaltro sponsor? A parte Bolina, che ancora predilige l’estetica (ed i contenuti) alla pecunia, sarebbe pressoché impensabile. Una chimera bella e buona.
Ringrazio la Sabre27 Owners Association per aver segnalato la suddetta copertina, nonché mister Lesley di MagsUK per avermi recuperato l’arretrato.

25 Gennaio 2012

Ode al ladro di parabordi

parabordo

Oh societario parassita,
che in testa hai il vuoto e in culo le tue stesse dita,
poco di meglio nella vita hai da fare,
se non bazzicare il muto e incolpevole mare,
per rubare.

Due miei parabordi, panciuti e incappottati,
ormai son lontani ricordi, ché me li hai zanzati.
Ma tienilo a mente, mio triste sfigato
che il mare ti ha visto, osservato, registrato,
e quando tra le sue schiume ti capiterà di tornare
stai attento alle tue piume
o quantomeno và a cagare.

21 Novembre 2011

Varo senza variabili

Restauro dello scafo terminato. Praticamente nuovo! Mi ci specchio insieme ai muggini. Poco da aggiungere. Solemia è una barca favolosa, solida, inimitabile. Di seguito tre righe tre sulla storia di questa “sciabola” del mare del nord, il Sabre 27:
disegnata da Alan F. Hill, il primo prototipo fu costruito nel 1969 da Eric White della Marine Construction (UK) Ltd Marcon. Tra il 1969 ed il ‘79 sono state varate 400 di queste storiche e solide imbarcazioni a vela. Gli stampi sono ancora in archivio e pronti all’uso, nonché detenuti dalla Brue Yachts di Highbridge, nel Somerset. Le modifiche al disegno nel corso degli anni sono state davvero poche. E vi lascio immaginare il motivo: è semplicemente perfetta!
Tutto sulla Sabre Owners Association qui: http://www.sabre27.org.uk/

Restoration of the hull is done. Nothing much to say. Solemia is an amazing, solid, exciting sailboat! Following a short history of this historic “sabre” of the north sea:
the Sabre 27 was designed by Alan F. Hill and the prototype was built in 1969 by Eric White of Marine Construction (UK) Ltd (Marcon). Between 1969 and 1979 some 400 hulls were moulded. The moulds are still in existence and are owned by Brue Yachts of Highbridge, Somerset. Modifications to the prototype were few.
All about this awesome sailboat, here: http://www.sabre27.org.uk/

2 Novembre 2011

Divieto di “balenazione”… in rima

wholeinawhale

Ritrovare il proprio nome associato ad un’iniziativa in difesa dei cetacei mi mette sempre d’un qualche buonumore. Spiace se lo condivido? Amen. Sarà che adoro quei bestioni così rari da vedere, superbamente perseguitati dall’uomo, l’inquinamento, la sfiga. Le pochissssime volte che capita di affiancarne uno lungo chiglia ringrazi sempre il buon Dio per averlo fatto tanto maestoso, e poco avezzo alle incazzature.
Quando poi a celebrarne l’esistenza è un mio sonetto (forse più un mantra) in circolazione da qualche anno sulla rete, aggiungo al citato buonumore un tantino di imbarazzo. Non sono poeta. Ma l’iniziativa è fortunatamente grandiosa di per sé. Whole in a whale il titolo della pubblicazione divulgata in parallelo col Balena Project. Qui qualche riga in merito all’iniziativa.
Ne scrissi tempo fa, di quella balena assemblata con alcuni quintali di lana che a breve prenderà le sembianze di capi d’abbigliamento, ognuno arricchito da brevi poesie dedicate alle balene ed il loro habitat. Idea geniale di Claudia Losi.
Spero di riuscire ad accappararmi il capo con ricamata la mia, fosse pure che me la ritrovo impaginata sull’elastico di un paio di mutande, fin troppo calde probabilmente. Ma tant’è.
Il ricavato tutto devoluto a finanziare un gruppo di ricerca per monitorare e sensibilizzare sulla vita degli animali che popolano il Santuario dei Cetacei.
Grazie Pianeta Azzurro. Anzi, blu ;-)

1 Giugno 2011

Natural blonde sailors

orzabimbo

«Il prolungamento dell’infanzia non può rimanere un mondo incantato, perché si trasformerebbe in un inferno» scrisse la poetessa americana Louise Bogan.
«A meno che non lo viviate su una barca a vela!» rettifico io.
Aforismi improvvisati a parte, mi fa piacere consigliarvi tre letture – 3 quanti siamo a bordo – da portare in vacanza se amate il mare, ma per davvero. Spero vi farà altrettanto piacere leggerli.
La prima la consiglio io: Marinai perduti, dello scrittore marsigliese prematuramente scomparso Jean Claude Izzo. Libro appassionante di cui vi riporto di seguito un significativo passaggio:
Mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo: “Hals”, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d’acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo, la baia…
Grandioso! Ed è solo l’inizio di un affresco di vita portuale d’una forza letteraria, sapienza e poesia uniche. Giuro che non deluderà. Poi mi direte.
La seconda lettura in questione riguarda direttamente il piccolo di bordo, ed è parte della scuderia della mia casa editrice preferita: Magenes. Il titolo è Bimbi a bordo, di Andrea Cestari. Ovvio che se non avete figli oppure sono un po’ troppo cresciuti, meglio vi leggiate il prossimo.
Ovvero la Guida del diportista ecologico, economico pamphlet di Edgardo Fiorillo e Tessa Gelisio dedicato alla vita marina eco-consapevole, lettura consigliata a tutti voi da Donatella in person. Pochi soldi (soli 8 euro) spesi bene, direi.
E il mio di libro? Ahimé è ancora in fieri e preferirei non parlarne più fino ad avvenuta pubblicazione. Parto complicato e pieno di asperità. Aspettate il 2012, please.
Un’augurio di bella estate a tutti quelli che mi seguono su questo blog… da statistiche una media di 250 utenti unici a settimana. Grazie infinite regà. Ci si vede a Spezia nei prossimi, chi ci sarà.
Edo

21 Maggio 2011

Dai che mariniamo!!

Ma niente imboscamenti nel retro bar o sfide al biliardo come ai tempi di scuola… Dal 13 al 19 di Giugno sarò a gozzovigliare e ciarlare d’acque dolci e salate alla Festa della Marinera di La Spezia, occasione più unica che rara di vela e cultura marinaresca con contorno di musica, buone letture e vario rebelòt.
Dal momento che ho ben pensato di farmi condurre nel “poetico” golfo dalla mia Solemia, ho posticipato l’alaggio e, causa defezione dell’ultima ora, dovrei dico dovrei avere disposizione una cuccetta, di taglio piuttosto minimal ma confortevole.
Se decidete in tempi stretti (perché staremo stretti) fatemi sapere. Potete contattarmi in pvt per dettagli.
In caso l’equipaggio così formato, nonostante le bevute serali, dovesse mai reputarsi in grado di sopportare affanni e manifestazioni d’isterismo gratuito, non escludo la possibilità d’iscrizione a regata (una delle numerose previste), benché io poco le sopporti, ma sarà tanto per sommare cagnara alla cagnara. Forse due giorni di posto acqua a Porto Lotti aggratis, dopodiché si tratterà di spartire i costi di 4 nottate al transito. Magari si va alla Marina di Fezzano che costa meno, e ci si sposta a remi, o su tender compiacenti, oppure sulla schiena dei sottomarini che talvolta fendono la superficie da quelle parti. Boh, vedremo, chissà.
Sayonà cumpà!

9 Maggio 2011

Io sto coi guerrieri, e tu?

RainbowWarriorCertificate

Il vecchio ed eroico Rainbow Warrior, la nave dei “guerrieri” di Greenpeace che di tutto ha fatto e visto pur di provare a salvare i nostri marcescenti oceani, va in pensione. Ma un nuovo “soldato di pace” galleggiante è in fase di allestimento, e un metro quadro di dacron della sua stay sail (una delle vele di prua) gliel’ho pagato io. Piacerebbe anche a molti di voi, suppongo, figurare fra chi ha contribuito alla sua costruzione ed avere il proprio nome inciso sottocoperta a sempiterno ricordo del proprio amore per il mare, no? Che secondo me porta persino bene. Ottimo, allora fate come me, è facilissimo. È sufficiente visitare il nuovo e bellissimo website della Rainbow (Favourite Website Award del mese, oltretutto), entrare nella sezione dello shopping online, scegliere fra le attrezzature ancora disponibili e concludere l’acquisto. Bastano anche un paio di guanti da 6 euro…
Tsunami a parte, gli oceani da soli non possono difendersi dal sempre più famelico genere umano, aiutiamoli noi pochi rimasti. Uniamoci all’arcobaleno e contribuiamo alla lotta. Ci vuole davvero poco.

1 Maggio 2011

Kon-Tiki: dal Perù alla Polinesia… passando per Capo Mele (con perla finale)

thor-board

«Facciamo un giro nell’entroterra?» mi fa ieri mattina Donatella spalancandomi sotto il naso uno di quegli opuscoli per turisti distribuiti nei carruggi ponentini «Oggi tira troppo vento per uscire con Nico che fa tarzan in pozzetto».
«Maporcavacca» penso io. Proprio quando il meteo è sfavorevole cosa c’è di meglio che restarsene sottocoperta a sfogliare quotidiani e carte nautiche? Rollo, Canossi, Molino, Colla Micheri: nomi che non dicono nulla che oltrepassi quanto già m’aspetto. Minuscole quanto graziose località abbarbicate sulla prima collina rivierasca dove fotografare chiavi di volta, pietre ben ordinate, vasi fiorati e, ben che vada, bersi l’ennesimo caffè di cui al momento non avvertirei la minima necessità.
«Mmm… Sì, okay, magari dò giusto un’occhiata alle notizie e poi…»
«Colla Micheri ad esempio!» mi interrompe lei intimorita per nulla dalla mia voglia di flanella «Dev’essere carino. Pare vi dimorò e morì un navigatore norvegese, tale Tor Eie… Elerdar… no scusa… Tor…»
«Intendi Thor Heyerdahl forse?!?» non ci posso credere. «Stai scherzando… fa un po’ vedere?» È lui per davvero! Thor Heyerdahl, l’archeologo e antropologo protagonista di quella che tuttora rappresenta una fra le più mitologiche esplorazioni a vela del dopoguerra, quando a bordo dell’improbabile Kon-Tiki, una fragile imbarcazione in balsa assemblata secondo antiche metodologie incaiche, si fece trasportare per 101 giorni sulla corrente di Humboldt dal Perù fino all’atollo polinesiano di Raroia, comprovando le argonautiche procedure di colonizzazione degli oceani. Da tale pazzesca avventura ricavò altresì un bel libro, di cui vi consiglio la lettura, ed un film che gli valse l’Oscar 1952 nella categoria documentari. Poi venne il tempo di mettere in acqua il Ra II, col quale traversò l’Atlantico dal Marocco alle Antille, quindi il Tigris, a bordo del quale navigò a scopo scientifico dalle sabbie di Babilonia a Gibuti. Un impareggiabile navigatore d’altri tempi insomma, come solo i norvegesi sanno essere. Per dire, se Indiana Jones fosse mai esistito per davvero, Thor si sarebbe sentito in diritto di prenderlo a calci in culo. Dopodiché? Colla Micheri! Maddai!! Fiabesco borgo a strapiombo sulle acque cobalto di Laigueglia nei cui soleggiati anditi trascorse con grande felicità gli ultimi 30 anni di vita, scaduti il 18 aprile del 2002, esattamente 55 anni dopo la storica partenza da Callao sulla barchetta di legni e canapi annodati. Roba da matti! Cosa mi sono perso…
«Ho girato tutto il mondo, ma non v’è luogo dove mi sia sentito più a mio agio di qui!» amava replicare a chiunque gli domandasse i motivi di tale domicilio.
Colla Micheri… Colla… buffo suffisso per un nome di località. Certo qualcosa di “adesivo” questo posticino deve pur avercelo, dal momento che è riuscito a tenersi tanto stretto, e così a lungo, un simile vagabondo dei mari.
«Non sa dirmi quale fosse casa sua?» domando al gestore dell’unica osteria del borgo.
«Non ne ho idea…» mi risponde quest’ultimo sbrigativamente. «Ciò che so dirle ribadisce né più né meno quanto sta scritto sul cartello appeso fuori la chiesetta…»
Quel laconico tabellone col cognome riportato sbagliato!? evito di specificare per non apparirgli un fanatico, ripiegando invece su un «Possibile che non abbiate pubblicazioni che approfondiscano un minimo la faccenda?» con tanto di espressione tra le più incredule del mio repertorio.
«Naaa! Lo so, spiace…» mi raffredda l’oste facendo spallucce «il Comune dovrebbe in effetti occuparsene di più, ma sa com’è…» chiude mezzo avvilito riaccomodando le tazzine sopra una Faema da antiquariato.
Impossibile saperne di più? Su Thor Heyerdahl? Bestie che non siamo altro. Toccherà ritornarvi presto per approfondimenti. Al momento rimane negli occhi l’incanto di questo scorcio di paradiso, lo stesso ammirato per tre decadi da uno che di paradisi se ne intendeva, ed un cartello appeso all’ombra di un ulivo che dice: vendesi alloggi. Telefonare al… Apperò! La mia barchetta dopotutto è a soli 3 chilometri da quassù! Quasi quasi chiamo. Casomai vincessi qualche lotteria :-(

Curiosità nella curiosità. Thor Heryerdahl rivestì pure i panni dell’attore in un ruolo a lui decisamente indicato: il pirata. Il lungometraggio in questione è fra i più noti di quelli di Pippi Calzelunghe. Potete vedere qui il suo grugno nordico a partire dal minuto 1:43…

piastrella

3 Aprile 2011

A-sociali un par di palle

SOA27 handbook

E c’è ancora chi persevera col reputare i marinai persone poco “socievoli”… Questo popò di materiale (il guidone del SOA, un utile e ben redatto manuale d’usi, trucchi e costumi, oltre a tessera, adesivo ed house organ societario semestrale) mi è stato recapitato a bordo qualche giorno fa – by airmail da Portsmouth – e rappresenta quanto viene inviato di diritto ai proprietari di Sabre27 di questo sempre più isotopico pianeta. È bastato segnalare il mio dissennato acquisto a chi di dovere.
Per farla breve, sono entrato a far parte della stravagante Sabre Owners Association. E ne vado orgoglioso di molto, dato che sono oltretutto tizi simpatici.
In Italia siamo solo in due, ma sommati a quanti risultano iscritti fra Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles e Stati Uniti, gli armatori di questa robusta e accattivante barchetta fanno un totale di 328. Robusta appunto, considerato che l’ultimo scafo prodotto dei 400 complessivi è del 1980. Insomma, direi che di “sciabole” all’altromondo ne sono finite poche, e mi toccherà non sfigurare.
Due tre cenni storici. La sua produzione è iniziata ufficialmente nel 1969 e si è conclusa nel 1980. Cantiere Marine Construction di Woolston. Disegno di Alan F. Hill. Prima apparizione al Boat Show londinese del 1969. Primo bagno nelle malfidate acque del Solent, per cui avvezza agli ambienti ostici e rissosi. Lunghezza 8.24 mt fuori tutto, baglio 2.80 mt, pescaggio 1.42 mt, dislocamento 3258 kg. (stica!), altezza max in cabina 1.83 mt… quindi solo tenere carezze per la mia calotta.
Riepilogando: un bella creatura incline a venti sostenuti, difatti fra poco più d’un mese la tiro su per lavori e a smotorare (e smadonnare) fra le bonazze estive mediterranee ci lascio gli altri. Prediligo la navigazione invernale. Non a caso ho pure il boiler dell’acqua calda! Lusso vero per un ventisette piedi.
Sono gradite le visite a bordo. Poche per volta però. Té fumante rigorosamente d’oltremanica, promesso. E se preferite uno scotch andiamo a bercelo allo yacht club e lo pagate voi.

Fair winds! And see you soon.

P.S. Dimenticavo: l’ho pagata quanto una motocicletta di seconda mano. Spero di non scoprirne a breve il motivo :-(
Passate a farci un giretto lo stesso?

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7 Marzo 2011

Interviste Senza Confini - prima parte

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La cosa che personalmente trovo più gradevole nel concedersi ad un’intervista, sta nell’opportunità che uno ha di rovistare nei propri ricordi più belli. Motivo più che sufficiente per farmi ringraziare di cuore Christian Tognela di NoBordersMagazine, accattivante e ricca testata web dedicata a esplorazioni ed eploratori.
Se è vero che viaggiando si cresce, ho il sospetto che il loro notiziario lo farà a dismisura. Sicché procuratevi una scala e buona lettura. Orca, c’è scappata pure la rima!!
La seconda parte lunedì prossimo.

10 Febbraio 2011

Marvelia maravilha

marvelia-crew

Approfitto di questo mio spazio personale, per ringraziare la Scuola di Vela Marvelia per l’invito, in veste di protagonista, alla serata di vela e cultura marinaresca consumatasi ieri sera a Monza.
Ospitalità di prima categoria, una t-shirt very fashion in regalo, finale alcolico d’ottima annata, un pubblico numeroso, attento e preparato, tutti o quasi futuri istruttori di vela. Ovvero gente appassionata e paziente, che ve lo dico a fare. Spero di riaverli ospiti su questo mio blog, in modo da ricambiare l’accoglienza nonché proseguire con la discussione dei numerosi temi pertinenti viaggi e conoscenza rimasti in sospeso causa il tempo a disposizione, di cui in certi casi si avverte più che mai la mancanza. Grazie di nuovo a tutti quanti.
Alleluia e alla prossima.

6 Giugno 2010

I’m on the London Schmap Guide!

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Curioso ritrovarsi citato sulla Schmap Guide di Londra, tra le guide turistiche on-line più consultate e meglio redatte in assoluto del wwweb. Se cercate info sulle Royal Horticultural Halls, vi ritrovate una mia immagine ripresa dallamico Mauro Vanoli, durante la mia due giorni di conferenze di viaggio, svoltasi a fine gennaio a Londra. La felicità è naltra roba, però la cosa mi ha gasato mica poco.
Un grazie di cuore e polmoni ad Emma Williams, redattrice di Schmap che mi ha voluto in questa edizione 2010.

12 Febbraio 2010

Briscola londinese con fanti, regine e re di Coppe… America

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Carte. A Londra è bene averle sempre con sé, principalmente quella per orientarsi nel tubo sotterraneo. Se no ti smarrisci, perdi un sacco di tempo e ti smaroni al pensiero che hai pure versato 4 esorbitanti pounds per agitarti in quei cubicoli come una falena nel paralume.
Regina. Non s’è fatta intravedere manco stavolta.
Fanti. Ne ho visti sfilare un reggimento suddiviso in plotoni sul vialone antistante Buckingham Palace, in commemorazione di non so quale guerra civile. Merda di cavallo, uniformi medievali, lance, archibugi, pim, pum, grida circensi. La regina ci sarebbe stata a fagiolo! Su d’uno scranno dorato ad agitare la manina. Invece, ripeto, nisba.
Due di bastoni. Ero certo l’avrebbe intascato Mauro – amico cicloturista-estremo in trasferta oltremanica con me – dalla sua agognata Brigitte, modella angloslovena domiciliata nella City, passata in pochi anni dalle cosce al vento nell’abitacolo d’una opel, all’anitra WC, che al contrario delle mie previsioni ha mantenuto la parola e s’è unita alla compagnia per una sera. Brigitte, non l’anitra.
Spade (che perdono sempre a scontrarsi coi denari). Conficcatesi nello stomaco quando mi sono offerto di pagare il conto di 3 pizze (la mia più quelle di Mauro e Brigitte), da Ciro Pizza Pomodoro, tempio (una catacomba) londinese della pizza… fatta male. Tra i suoi estimatori il jet-set internazionale ed i volti più noti di hollywood, notoriamente più avezzi alla fermentazione dei graspi che a quella dei lieviti. Novantacinque sterle per 3 “american hot ” e 75 cl di chardonnay. Minchia.
Carico. Lo gioco ogni qualvolta mostro le foto del mio piccolo Nico. Bello all’inverosimile. Al punto che pure a Brigitte, nel vederlo, è venuta voglia di fare un figlio. Ma non con Mauro, bensì con un petroliere moscovita che pare averla da poco assunta in qualità di personal assistant. A quest’ora starà già facendo shopping ai magazzini GUM masticando kaviar. Sorry Mauro.
Asso di Coppe… America. È Alex Ashworth Briggs, – londinese residente a Losanna per esigenze professionali – che progetta gli scafi in carbonio con i quali Bertarelli ed il suo Alinghi stanno regatando la Coppa America a Valencia.

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Ho pranzato con lui e sua moglie in un’oleosa rivendita di fish&chips accanto alle Horticultural Halls. Simpatico e preparato, avrei scambiato con lui opinioni di vela e navigazione fino a tarda notte molto volentieri, se il rischio di soffocamento da aria fritta non ci avesse costretti a chiudere in fretta pasto e conversazione. Giacche da buttare. Sarà per la prossima volta, magari all’aria aperta.
Nel complesso: Travel Adventure Live Show andato una meraviglia. Due giorni di conferenze sui miei viaggi-avventura durante i quali me la sono cavata dignitosamente. Bella gente, Sam McConnell su tutti, fruttuosi incontri, gradevoli ed utili scoperte per chi gira il mondo di professione.
Per un esploratore la terra d’albione è un vero eldorado.

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4 Dicembre 2009

IL POPOLO HA SETE? DATEGLI DELL’IDROSSILE!

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Dunque. Mica facile riordinare un simile diluvio di puttanate.
Trovata acqua sulla Luna. Fino ad oggi ne avevo letto, non senza fastidio, nei trafiletti di spalla o tra le righe dei notiziari di argomento scientifico. Ma ora che l’umidiccia bufala è sbarcata (come il piccolo passo di un direttore, Mayer, ma una gigantesca stronzata per l’umanità) anche sulle testate per massaie teledipendenti (DIPIÙ), col palese intento di disinformare ed illudere circa un argomento tanto delicato, scusate la volgare franchezza, ma mi girano definitivamente i coglioni.
Andiamo per gradi. Ad aprire le danze ci ha pensato lo scorso novembre la NASA, che tramite un suo portavoce, lo scienziato Doug Cooke, annunciava al mondo la sensazionale scoperta: la missione LCROSS è stata un successo! Il 9 ottobre abbiamo sganciato nel mezzo del cratere Cabeus un ordigno di 2 tonnellate (i soliti cagabombe), nella cui polverosa detonazione è stata riscontrata la presenza di acqua. Le malelingue che sostenevano che avremmo buttato alle ortiche i 3 miliardi di dollari necessari a completare questa missione, vadano a farsi fottere!
L’India, che grazie alla sonda Chandrayaan aveva sbandierato mesi prima un ritrovamento similare, rincara la dose: tracce di idrogeno sulla Luna! Dove c’è idrogeno potrebbe esserci acqua! O quantomeno una colonnina di rifornimento per auto ecologiche.
Nei fatti – confermano tutti in coro – è stata sì rilevata una parvenza di acqua, o meglio una formula chimica identificabile come “idrossile”, composto caratterizzato da una particella di ossigeno accompagnata da un singolo ione di idrogeno anziché due. In parole semplici un liquido ghiacciato “simile” all’acqua, al quale nessuno si sente momentaneamente di assegnare con certezza una qualche utilità. Oltretutto, in un quantitativo che i più informati hanno definito non superiore a quello ospitabile in un secchiello da spiaggia. In definitiva un’operazione più dai risvolti bellici che non scientifici, a conferma d’uno spreco di energie e denaro che avrebbero meritato di essere investiti nella soluzione di problemi ambientali più, come dire, terreni. Speriamo che Obama si ravveda e mandi al macero la fantasiosa impresa, e buonanotte al secchiello di idrossile. Sebbene il rischio di farsi scavalcare dalle prossime missioni lunari cinesi, difficilmente lo indurranno a tirarsi fuori del tutto dai giochini interplanetari.
Ma proprio quando la costosissima bufala pareva riaccomodarsi in stalla, ecco esplodermi fra le mani la doppia pagina della rivistina gossip da euro uno, finitami sotto il naso mentre la spiaggia di Varazze si copriva di plastica in seguito ad una superba mareggiata. Oh Signore! Dacci anche oggi la nostra liquida minchiata quotidiana. Su DIPIÙ i toni sono enfatici come non mai, si grida all’eureka. Titolone: Sulla Luna c’è tanta, tanta acqua! Il clamoroso annuncio della NASA restituisce speranza all’umanità! SFRUTTARLA! Come potremo sfruttarla! Ellamadò! Dico io. Riapriamo i rubinetti! Torniamo a comprar cestelli da sei. Felicità! A questo punto è il responsabile dell’Unità di Osservazione dell’Universo (sticazzi!!), insignito del NASA Honor Award Medal, né più né meno l’Oscar dell’astronomia, a saltare in cattedra per dire la sua nero su bianco:
“Questa scoperta ha un valore ENORME! Qui sulla Terra il problema dell’acqua ha raggiunto proporzioni preoccupanti. Si parla di desertificazione, siccità! (Mavalà?) L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo.” Il giornalista gossipparo lo incalza: “Potremo sfruttare quell’acqua anche sulla Terra? E Flamini rintuzza: “Un giorno forse. Al momento questo non è possibile…”
Ettecredo! Trasportare materiale nello spazio costa al momento un milione di dollari al chilo, centesimo più centesimo meno. Li voglio vedere a fare avanti indietro coi TIR della Norda… Quindi? Tutto l’entusiasmo iniziale? I famosi 3 miliardi di dollari sul piatto? A questo punto, impantanatasi, l’intervista vira sulla fantascienza pura. La sintetizzo di seguito…
DIPIÙ: “Come dobbiamo immaginare queste colonie spaziali rese possibili dalla presenza di acqua?”
FLAMINI: “Simili a quelle descritte in film e libri di fantascienza (il dottor Flamini deve averne letti tantissimi). Le cavità che custodiscono l’acqua si potranno sfruttare per proteggere gli astronauti dai dannosi raggi cosmici (ARGH! Dottor Spock faccia qualcosa!!). Bisognerà pressurizzare le caverne (Capitano Kirk, rispondete!). Poi occorrerà realizzare generatori necessari a sciogliere e depurare l’acqua ottenuta…” E via delirando di ’sto passo, il tutto per qualche bottiglia di liquido con uno ione in meno, ma un coglione in più, anzi, in dipiù, che insiste:
DIPIÙ: “Ma come si è formata l’acqua sulla Luna?”
FLAMINI: “Due ipotesi. Può esservi arrivata dallo spazio in seguito ad un bombardamento di comete, composte di ghiaccio e roccia. BUUUM!! Oppure, ipotesi suggestiva (una favola), potrebbe essere di origine terrestre…” ARIBUUUM!! Ovvero che la Luna separatasi dalla madre Terra si sarebbe portata un po’ di acqua al seguito. Degna puttanata conclusiva. Ma possibile che nel 2010 ci sia ancora gente ben pagata per divulgare simili boiate? E noi oggi dovremmo essere disposti a spendere quantità esorbitanti di soldi per riprendercela indietro? Ma che ce li mettessero la Nestlé e la Danone! E intanto che vanno a colonizzare la Luna per un sorso di idrossile si levassero dalle palle, bottiglie in PET comprese.
Cosa aggiungere? È dura quando le braccia toccano terra. Mi auguro che le signore lettrici del DIPIÙ siano abbastanza intelligenti da fare poche lavatrici e mettere in tavola l’acqua municipale, continuando a preferire la parsimoniosa doccia alla vasca. Questa sulla Luna non ce la daranno a bere. Almeno lo spero.

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29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

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Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

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