1 Giugno 2011

Natural blonde sailors

orzabimbo

«Il prolungamento dell’infanzia non può rimanere un mondo incantato, perché si trasformerebbe in un inferno» scrisse la poetessa americana Louise Bogan.
«A meno che non lo viviate su una barca a vela!» rettifico io.
Aforismi improvvisati a parte, mi fa piacere consigliarvi tre letture – 3 quanti siamo a bordo – da portare in vacanza se amate il mare, ma per davvero. Spero vi farà altrettanto piacere leggerli.
La prima la consiglio io: Marinai perduti, dello scrittore marsigliese prematuramente scomparso Jean Claude Izzo. Libro appassionante di cui vi riporto di seguito un significativo passaggio:
Mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo: “Hals”, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d’acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo, la baia…
Grandioso! Ed è solo l’inizio di un affresco di vita portuale d’una forza letteraria, sapienza e poesia uniche. Giuro che non deluderà. Poi mi direte.
La seconda lettura in questione riguarda direttamente il piccolo di bordo, ed è parte della scuderia della mia casa editrice preferita: Magenes. Il titolo è Bimbi a bordo, di Andrea Cestari. Ovvio che se non avete figli oppure sono un po’ troppo cresciuti, meglio vi leggiate il prossimo.
Ovvero la Guida del diportista ecologico, economico pamphlet di Edgardo Fiorillo e Tessa Gelisio dedicato alla vita marina eco-consapevole, lettura consigliata a tutti voi da Donatella in person. Pochi soldi (soli 8 euro) spesi bene, direi.
E il mio di libro? Ahimé è ancora in fieri e preferirei non parlarne più fino ad avvenuta pubblicazione. Parto complicato e pieno di asperità. Aspettate il 2012, please.
Un’augurio di bella estate a tutti quelli che mi seguono su questo blog… da statistiche una media di 250 utenti unici a settimana. Grazie infinite regà. Ci si vede a Spezia nei prossimi, chi ci sarà.
Edo

1 Maggio 2011

Kon-Tiki: dal Perù alla Polinesia… passando per Capo Mele (con perla finale)

thor-board

«Facciamo un giro nell’entroterra?» mi fa ieri mattina Donatella spalancandomi sotto il naso uno di quegli opuscoli per turisti distribuiti nei carruggi ponentini «Oggi tira troppo vento per uscire con Nico che fa tarzan in pozzetto».
«Maporcavacca» penso io. Proprio quando il meteo è sfavorevole cosa c’è di meglio che restarsene sottocoperta a sfogliare quotidiani e carte nautiche? Rollo, Canossi, Molino, Colla Micheri: nomi che non dicono nulla che oltrepassi quanto già m’aspetto. Minuscole quanto graziose località abbarbicate sulla prima collina rivierasca dove fotografare chiavi di volta, pietre ben ordinate, vasi fiorati e, ben che vada, bersi l’ennesimo caffè di cui al momento non avvertirei la minima necessità.
«Mmm… Sì, okay, magari dò giusto un’occhiata alle notizie e poi…»
«Colla Micheri ad esempio!» mi interrompe lei intimorita per nulla dalla mia voglia di flanella «Dev’essere carino. Pare vi dimorò e morì un navigatore norvegese, tale Tor Eie… Elerdar… no scusa… Tor…»
«Intendi Thor Heyerdahl forse?!?» non ci posso credere. «Stai scherzando… fa un po’ vedere?» È lui per davvero! Thor Heyerdahl, l’archeologo e antropologo protagonista di quella che tuttora rappresenta una fra le più mitologiche esplorazioni a vela del dopoguerra, quando a bordo dell’improbabile Kon-Tiki, una fragile imbarcazione in balsa assemblata secondo antiche metodologie incaiche, si fece trasportare per 101 giorni sulla corrente di Humboldt dal Perù fino all’atollo polinesiano di Raroia, comprovando le argonautiche procedure di colonizzazione degli oceani. Da tale pazzesca avventura ricavò altresì un bel libro, di cui vi consiglio la lettura, ed un film che gli valse l’Oscar 1952 nella categoria documentari. Poi venne il tempo di mettere in acqua il Ra II, col quale traversò l’Atlantico dal Marocco alle Antille, quindi il Tigris, a bordo del quale navigò a scopo scientifico dalle sabbie di Babilonia a Gibuti. Un impareggiabile navigatore d’altri tempi insomma, come solo i norvegesi sanno essere. Per dire, se Indiana Jones fosse mai esistito per davvero, Thor si sarebbe sentito in diritto di prenderlo a calci in culo. Dopodiché? Colla Micheri! Maddai!! Fiabesco borgo a strapiombo sulle acque cobalto di Laigueglia nei cui soleggiati anditi trascorse con grande felicità gli ultimi 30 anni di vita, scaduti il 18 aprile del 2002, esattamente 55 anni dopo la storica partenza da Callao sulla barchetta di legni e canapi annodati. Roba da matti! Cosa mi sono perso…
«Ho girato tutto il mondo, ma non v’è luogo dove mi sia sentito più a mio agio di qui!» amava replicare a chiunque gli domandasse i motivi di tale domicilio.
Colla Micheri… Colla… buffo suffisso per un nome di località. Certo qualcosa di “adesivo” questo posticino deve pur avercelo, dal momento che è riuscito a tenersi tanto stretto, e così a lungo, un simile vagabondo dei mari.
«Non sa dirmi quale fosse casa sua?» domando al gestore dell’unica osteria del borgo.
«Non ne ho idea…» mi risponde quest’ultimo sbrigativamente. «Ciò che so dirle ribadisce né più né meno quanto sta scritto sul cartello appeso fuori la chiesetta…»
Quel laconico tabellone col cognome riportato sbagliato!? evito di specificare per non apparirgli un fanatico, ripiegando invece su un «Possibile che non abbiate pubblicazioni che approfondiscano un minimo la faccenda?» con tanto di espressione tra le più incredule del mio repertorio.
«Naaa! Lo so, spiace…» mi raffredda l’oste facendo spallucce «il Comune dovrebbe in effetti occuparsene di più, ma sa com’è…» chiude mezzo avvilito riaccomodando le tazzine sopra una Faema da antiquariato.
Impossibile saperne di più? Su Thor Heyerdahl? Bestie che non siamo altro. Toccherà ritornarvi presto per approfondimenti. Al momento rimane negli occhi l’incanto di questo scorcio di paradiso, lo stesso ammirato per tre decadi da uno che di paradisi se ne intendeva, ed un cartello appeso all’ombra di un ulivo che dice: vendesi alloggi. Telefonare al… Apperò! La mia barchetta dopotutto è a soli 3 chilometri da quassù! Quasi quasi chiamo. Casomai vincessi qualche lotteria :-(

Curiosità nella curiosità. Thor Heryerdahl rivestì pure i panni dell’attore in un ruolo a lui decisamente indicato: il pirata. Il lungometraggio in questione è fra i più noti di quelli di Pippi Calzelunghe. Potete vedere qui il suo grugno nordico a partire dal minuto 1:43…

piastrella

7 Marzo 2011

Interviste Senza Confini - prima parte

nobordersmag

La cosa che personalmente trovo più gradevole nel concedersi ad un’intervista, sta nell’opportunità che uno ha di rovistare nei propri ricordi più belli. Motivo più che sufficiente per farmi ringraziare di cuore Christian Tognela di NoBordersMagazine, accattivante e ricca testata web dedicata a esplorazioni ed eploratori.
Se è vero che viaggiando si cresce, ho il sospetto che il loro notiziario lo farà a dismisura. Sicché procuratevi una scala e buona lettura. Orca, c’è scappata pure la rima!!
La seconda parte lunedì prossimo.

10 Febbraio 2011

Marvelia maravilha

marvelia-crew

Approfitto di questo mio spazio personale, per ringraziare la Scuola di Vela Marvelia per l’invito, in veste di protagonista, alla serata di vela e cultura marinaresca consumatasi ieri sera a Monza.
Ospitalità di prima categoria, una t-shirt very fashion in regalo, finale alcolico d’ottima annata, un pubblico numeroso, attento e preparato, tutti o quasi futuri istruttori di vela. Ovvero gente appassionata e paziente, che ve lo dico a fare. Spero di riaverli ospiti su questo mio blog, in modo da ricambiare l’accoglienza nonché proseguire con la discussione dei numerosi temi pertinenti viaggi e conoscenza rimasti in sospeso causa il tempo a disposizione, di cui in certi casi si avverte più che mai la mancanza. Grazie di nuovo a tutti quanti.
Alleluia e alla prossima.

9 Febbraio 2009

Lettere sull’acqua

bookonprogress

Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…

In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007

A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua tanto tempo fa, quando sui colli piacentini dov’ero solito passar le vacanze c’era un solo modo d’accaparrarsi quella per bere, cucinare, lavarsi: impugnare un secchio, drizzare la schiena e andarsela a prendere al fontanile. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, giunto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come si addice a ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Tre minuti di mulattiera fra campi d’erba medica e granoturco, che se ad un maschio adulto consentivano di fumarsi mezzo garibaldi in santa pace o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, a un marmocchio di sei sette anni non mancavano mai di rifilar grattacapi, tipo un fruscìo che la mia immaginazione attribuiva a serpi assassine, l’assalto all’arma bianca d’un gallo ruspante, un pantano inaggirabile senza inzupparvi una caviglia, giusto per citare i più frequenti. Fastidi talora sanabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con quel fardello da riportare a casa senza troppi travasi capirete come le cose finissero spesso col complicarsi.
Tuttavia, un batticuore o una scarpa fradicia eran penitenze di poco conto se comparate allo svago offertomi dall’antologia di confessioni risvegliate da quell’acqua gelata. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini un raro pretesto per posare forca e sapone e spifferare segreti sulla rotazione del maggese, certi amori mai consumati, oppure i supplizi di qualche parente passato a miglior vita, in una ridda ineguagliabile di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte.
Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita, e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, m’avrebbe destinato affanni e seccature, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…

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15 Luglio 2008

Rapito dall’Isola


Lighthouse Vs Waves - The best home videos are here

…e quello mi ha chiesto: “Scusi, come ha detto di chiamarsi?” Il mio nome non gli diceva niente, Mareika, niente, ti rendi conto? Gli ho detto: “Sono…”
“Chi?”
“Insomma, ero il guardiano del faro di Ameland” gli ho risposto.
“Ameland? Non mi prenda in giro. È da molto tempo che non ci vive più nessuno. È stato chiuso in quanto inservibile.”
Mi è venuto un nodo alla gola, ancor più forte di quello che sento ora nel raccontartelo.”

Estratto da L’isola di Hernàn Neira. Lettura per tutte le stagioni che vi consiglio di cuore. Solo 108 pagine che vi si appunteranno nell’anima, regalandovi una visuale della vita nei fari che a fine libro non sarà più la stessa. Un po’ come in questo video.

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