7 Dicembre 2012

a merry sail-mas lyric

inportostanotte

In porto stanotte
non nuotano pesci,
non s’odono ratti.
Sarà che la luna
è una scodella di latte,
con attorno milioni
di gatti.

Con l’augurio d’un 2013 con più mare che monti.
Ad amici velici e non, da me e Solemia, mia sciabola e musa ispiratrice.
Maremma maya-la.
Miao.

29 Ottobre 2012

Swoooosh, e si va via

edo-on-map

La trappa fa splash che è ancora buio, ma tanto albeggerà, e poi non si sta’ più nella pelle, sebbene tiepida d’una febbriciattola che invece lei, spero, ma sì, a breve tramonterà.
Quindi i saluti per sommi “capi”: ciao Mele, che di venti ne hai ventuno, idem al Santa Croce e al Lena, al Caprazoppa e al Noli, che ci guarderemo in tralice in “capo” a qualche ora.
Ore sette calma piatta, ma vedo refoli ed ochette avvicinarsi. Bene. Loro arrivano mentre io, in beata solitudine, parto.

autohelm

thesabre

11 Ottobre 2012

DERBY! D’altura

map

Estate, canicola, fiacca e marasma costiero son ricordi sfumati, figliolo ormai svezzato e marinato a dovere, il mio Sabre da 27 fette sembra in ordine, piede più piede meno… va be’ insomma, dopo 3 anni quasi inattivi – almeno dal mio geo-iperattivo punto di vista – finalmente si riparte, sennò finisce che non si riparte mai. E sarà derby, di squadre(tte) nautiche. Mission: prendere vento fin dove porta. Porto? Al momento, il prossimo rotta facendo sarà per qualche tempo uno dei più belli del mediterraneo, la cui ospitalità è stata agevolata da una “berth coordinator” di gran professione, altruismo e squisita simpatia, nonché velista coi fiocchi. Un grazie di cuore a lei e alla clemenza del mare, come sempre.
Maggiori dettagli a chiunque interessato in pvt.
E ciau pep!

30 Maggio 2012

Santa Fettuccia delle Scale

santafettuccia

Chiedi! E ti sarà dato. Da alcuni anni questo biblico precetto sta diventando un refrain della mia esistenza quotidiana. Sebbene non sia mia abitudine sottoporre richieste esplicite a qualsivoglia oracolo, l’esortazione in questione insiste immancabilmente col regalarmi prelibatezze, che io umilmente accetto senza batter ciglio. Cielo generoso! Da settimane stavo, guardacaso, chiedendomi in che modo risolvere l’annoso problema del come raggiungere la stagionata formaggetta in testa all’albero della mia imbarcazione senza l’ausilio di amici dalle braccia tornite, un bansigo sotto le chiappe, oppure l’acquisto di dispendiose maniglie autobloccanti, pedali in corda, discensori, ecc, ed ecco dalla pancia di Solemia saltar fuori la soluzione più pratica che più pratica non si può, nonché la più economica, dal momento che ho dovuto soltanto estrarla da una sacca abbandonata nell’ultimo, remoto gavone del sottocoperta: una scala in fettuccia! Sarà che era finita avvoltolata in un reacher inutilizzabile, sarà che era un poco malconcia, sarà che sulla sacca ci stava scritto “copriranda” e sulle prime ho creduto trattarsi d’una consunta ragna pronta anch’essa per la discarica, ammetto d’aver impiegato un po’ a identificarla come l’utile oggetto in questione. Ma dopo aver ragionato sul fatto che i suoi canestrelli erano troppi per la corta rotaia del boma, ho ben pensato di distenderla sul pontile, restituendo così all’originario e sintetico splendore una trafila di solidi gradini, cuciture meticolose e ben ribadite, una brancarella per metterla a riva con la drizza randa. La guarnizione metallica dell’occhiello è uno zic ossidata e appena messa in tensione è andata in briciole, tuttavia il sistema funziona una meraviglia ed arrampicarmi a quel punto è stato uno spasso vero. Difetto: oggetto inutile con vela di maestra issata, in quanto la rotaia dell’albero deve essere libera. Pregio: a parte la citata praticità d’uso, consente di operare in testa assai più agilmente che non seduti sul bansigo.
A proposito, il sopralluogo è andato altrettanto alla grande: crocette in ordine, perni del sartiame come nuovi, zero crepe, rinvii vari e ferramenta in splendida forma, windex OK, panorama mozzafiato. Un grazie di cuore al divino Mercurio (Giuseppe), ex armatore del mio Sabre 27 nonché artefice del gradito dono.
Ora che l’ultima ispezione della lista s’è chiusa con successo rendo noto che a fine settembre ci si muove un briciolo verso sud, sperando in brezze munifiche e marosi distratti. Chiedo troppo? Staremo a vedere. Alleluia e in alto i cuori! Ché ora c’ho pure la scala.

solemia-onthemast

30 Gennaio 2012

Sailing meritocracy

Sabre-cover-july-2011

Ciò che mi preme sottolineare in questo post, non è tanto che l’imbarcazione ritratta in copertina di Yachting Monthly del luglio 2011 sia un Sabre 27 (trattasi del London Apprentice del celebre Ken Endean), quanto il fatto che in terra d’Albione e acque limitrofe sappiano applicare concretamente, loro sì, quel vocabolo il cui ritorno in auge è stato teorizzato anche dalle nostre parti senza, al momento, grandi evidenze pratiche: la meritocrazia. Ma ve la immaginate una delle nostre testate di punta nel settore velico che sacrificano la copertina ad una barca concepita tra il 1974 e l’80? Rinunciando così a favorire l’amico fotografo, o peggio ancora agli introiti provenienti dal mettere in primo piano l’ultima nata del tal cantiere, oppure l’adesivo al mascone del talaltro sponsor? A parte Bolina, che ancora predilige l’estetica (ed i contenuti) alla pecunia, sarebbe pressoché impensabile. Una chimera bella e buona.
Ringrazio la Sabre27 Owners Association per aver segnalato la suddetta copertina, nonché mister Lesley di MagsUK per avermi recuperato l’arretrato.

25 Gennaio 2012

Ode al ladro di parabordi

parabordo

Oh societario parassita,
che in testa hai il vuoto e in culo le tue stesse dita,
poco di meglio nella vita hai da fare,
se non bazzicare il muto e incolpevole mare,
per rubare.

Due miei parabordi, panciuti e incappottati,
ormai son lontani ricordi, ché me li hai zanzati.
Ma tienilo a mente, mio triste sfigato
che il mare ti ha visto, osservato, registrato,
e quando tra le sue schiume ti capiterà di tornare
stai attento alle tue piume
o quantomeno và a cagare.

21 Novembre 2011

Varo senza variabili

Restauro dello scafo terminato. Praticamente nuovo! Mi ci specchio insieme ai muggini. Poco da aggiungere. Solemia è una barca favolosa, solida, inimitabile. Di seguito tre righe tre sulla storia di questa “sciabola” del mare del nord, il Sabre 27:
disegnata da Alan F. Hill, il primo prototipo fu costruito nel 1969 da Eric White della Marine Construction (UK) Ltd Marcon. Tra il 1969 ed il ‘79 sono state varate 400 di queste storiche e solide imbarcazioni a vela. Gli stampi sono ancora in archivio e pronti all’uso, nonché detenuti dalla Brue Yachts di Highbridge, nel Somerset. Le modifiche al disegno nel corso degli anni sono state davvero poche. E vi lascio immaginare il motivo: è semplicemente perfetta!
Tutto sulla Sabre Owners Association qui: http://www.sabre27.org.uk/

Restoration of the hull is done. Nothing much to say. Solemia is an amazing, solid, exciting sailboat! Following a short history of this historic “sabre” of the north sea:
the Sabre 27 was designed by Alan F. Hill and the prototype was built in 1969 by Eric White of Marine Construction (UK) Ltd (Marcon). Between 1969 and 1979 some 400 hulls were moulded. The moulds are still in existence and are owned by Brue Yachts of Highbridge, Somerset. Modifications to the prototype were few.
All about this awesome sailboat, here: http://www.sabre27.org.uk/

27 Settembre 2011

Man at work, vacapork!

> Acqua, blog vela, Sabre 27, Barche a vela — Edo @ 13:54

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Inutile perdersi in troppe descrizioni dei lavori fatti ed ancora da farsi, riassumo solo con un OSANNAAAAAA a Sant’Epossidica.
Quanto vedete è il “prima”, in parte. Pensavo peggio…
A breve il “dopo”.
Dopodiché si torna finalmente a zonzo. Con il vibrato dell’idrosabbiatrice ancora nelle cartilagini, nonché charteristi e skipper ipertricotici esaltati ormai fuori dalle salate scatole.

1 Giugno 2011

Natural blonde sailors

orzabimbo

«Il prolungamento dell’infanzia non può rimanere un mondo incantato, perché si trasformerebbe in un inferno» scrisse la poetessa americana Louise Bogan.
«A meno che non lo viviate su una barca a vela!» rettifico io.
Aforismi improvvisati a parte, mi fa piacere consigliarvi tre letture – 3 quanti siamo a bordo – da portare in vacanza se amate il mare, ma per davvero. Spero vi farà altrettanto piacere leggerli.
La prima la consiglio io: Marinai perduti, dello scrittore marsigliese prematuramente scomparso Jean Claude Izzo. Libro appassionante di cui vi riporto di seguito un significativo passaggio:
Mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo: “Hals”, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d’acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo, la baia…
Grandioso! Ed è solo l’inizio di un affresco di vita portuale d’una forza letteraria, sapienza e poesia uniche. Giuro che non deluderà. Poi mi direte.
La seconda lettura in questione riguarda direttamente il piccolo di bordo, ed è parte della scuderia della mia casa editrice preferita: Magenes. Il titolo è Bimbi a bordo, di Andrea Cestari. Ovvio che se non avete figli oppure sono un po’ troppo cresciuti, meglio vi leggiate il prossimo.
Ovvero la Guida del diportista ecologico, economico pamphlet di Edgardo Fiorillo e Tessa Gelisio dedicato alla vita marina eco-consapevole, lettura consigliata a tutti voi da Donatella in person. Pochi soldi (soli 8 euro) spesi bene, direi.
E il mio di libro? Ahimé è ancora in fieri e preferirei non parlarne più fino ad avvenuta pubblicazione. Parto complicato e pieno di asperità. Aspettate il 2012, please.
Un’augurio di bella estate a tutti quelli che mi seguono su questo blog… da statistiche una media di 250 utenti unici a settimana. Grazie infinite regà. Ci si vede a Spezia nei prossimi, chi ci sarà.
Edo

3 Aprile 2011

A-sociali un par di palle

SOA27 handbook

E c’è ancora chi persevera col reputare i marinai persone poco “socievoli”… Questo popò di materiale (il guidone del SOA, un utile e ben redatto manuale d’usi, trucchi e costumi, oltre a tessera, adesivo ed house organ societario semestrale) mi è stato recapitato a bordo qualche giorno fa – by airmail da Portsmouth – e rappresenta quanto viene inviato di diritto ai proprietari di Sabre27 di questo sempre più isotopico pianeta. È bastato segnalare il mio dissennato acquisto a chi di dovere.
Per farla breve, sono entrato a far parte della stravagante Sabre Owners Association. E ne vado orgoglioso di molto, dato che sono oltretutto tizi simpatici.
In Italia siamo solo in due, ma sommati a quanti risultano iscritti fra Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles e Stati Uniti, gli armatori di questa robusta e accattivante barchetta fanno un totale di 328. Robusta appunto, considerato che l’ultimo scafo prodotto dei 400 complessivi è del 1980. Insomma, direi che di “sciabole” all’altromondo ne sono finite poche, e mi toccherà non sfigurare.
Due tre cenni storici. La sua produzione è iniziata ufficialmente nel 1969 e si è conclusa nel 1980. Cantiere Marine Construction di Woolston. Disegno di Alan F. Hill. Prima apparizione al Boat Show londinese del 1969. Primo bagno nelle malfidate acque del Solent, per cui avvezza agli ambienti ostici e rissosi. Lunghezza 8.24 mt fuori tutto, baglio 2.80 mt, pescaggio 1.42 mt, dislocamento 3258 kg. (stica!), altezza max in cabina 1.83 mt… quindi solo tenere carezze per la mia calotta.
Riepilogando: un bella creatura incline a venti sostenuti, difatti fra poco più d’un mese la tiro su per lavori e a smotorare (e smadonnare) fra le bonazze estive mediterranee ci lascio gli altri. Prediligo la navigazione invernale. Non a caso ho pure il boiler dell’acqua calda! Lusso vero per un ventisette piedi.
Sono gradite le visite a bordo. Poche per volta però. Té fumante rigorosamente d’oltremanica, promesso. E se preferite uno scotch andiamo a bercelo allo yacht club e lo pagate voi.

Fair winds! And see you soon.

P.S. Dimenticavo: l’ho pagata quanto una motocicletta di seconda mano. Spero di non scoprirne a breve il motivo :-(
Passate a farci un giretto lo stesso?

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7 Febbraio 2011

Nico mio, ti presento aunt Solemia

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Dopo l’opportuna quanto inevitabile pausa post- paternità (ormai sono in grado di effettuare un cambio pannolino in 15 sec da bendato col Nico che se la da per casa), riecco profilarsi all’orizzonte il mio solito arazzo a tinte fosche di miglia, aria, nubi e blu oltremare. Protagonista lei, la zia d’Inghilterra, la barchetta più bella, solida, ben rifinita che mi potesse mai capitare d’incontrare sulla mia lunatica rotta.
Solemia: amore a prima vista. Un Sabre 27, “sciabola” dal guscio forte venuta al mondo sui litorali del Solent, perciò tuttora ben predisposta a prendersi un forza 8 senza tanti pregiudizi.
Mica stato facile. Quando uno intende accaparrarsi d’una imbarcazione, o è ricco da buttarne oppure è bene che ci vada coi piedi di piombo. Sennò con quel piombo ai piedi ci finisce a picco. Mi era capitata la medesima cosa quando si trattò d’organizzare la trasferta alle Samoa per il National Geographic, con a mia disposizione un budget da fame in uno dei luoghi più esclusivi per cui dispendiosi del pianeta. Ci lavorai tre mesi fino a spuntare una sistemazione da 10 euro dia in un paradisiaco villaggio di nativi. Fale sulla spiaggia, cibo di prima qualità, gente unica. Idem per la piccola Solemia. Un paio d’anni di ricerche nei porti nazionali e non, che alle mie risicate possibilità offrivano solo simpatici rottami, ed ecco finalmente l’apparizione che non m’aspettavo. Interni, manovre, vele e ferramenta praticamente nuove. Un gioiellino. Qualche piccola magagna da sistemare all’opera viva, e poi si riparte, fra cazz’amari e spigoli di impareggiabile felicità.

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