18 Dicembre 2009

2010? Il mio riparte da Londra

> Acqua — Edo @ 16:45

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Fine gennaio sarò a Londra. Due giorni di conferenze indirizzate ad appassionati di avventura e viaggi per conto di National Geographic, presso l’Adventure Travel Live Show.
Le mie esperienze di viaggio per mare e per terra raccontate in uno dei 6 teatri messi a disposizione dei 60 speakers partecipanti, io fra questi. La prima sabato 30 gennaio, la seconda il giorno seguente. Non so ancora gli orari ma se vi fate un giro di ispezione qui, a breve troverete tutti gli aggiornamenti del caso.
Inutile rimarcare che doveste mai trovarvi fra Victoria e Pimlico in quelle date, passate dentro per un saluto, il posto che ci ospita è una vera figata: Royal Horticultural Halls. Che poi si va per birre. La compagnia è simpatica, il più sano porta i suoi cani a pisciare al Polo Nord.

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4 Dicembre 2009

IL POPOLO HA SETE? DATEGLI DELL’IDROSSILE!

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Dunque. Mica facile riordinare un simile diluvio di puttanate.
Trovata acqua sulla Luna. Fino ad oggi ne avevo letto, non senza fastidio, nei trafiletti di spalla o tra le righe dei notiziari di argomento scientifico. Ma ora che l’umidiccia bufala è sbarcata (come il piccolo passo di un direttore, Mayer, ma una gigantesca stronzata per l’umanità) anche sulle testate per massaie teledipendenti (DIPIÙ), col palese intento di disinformare ed illudere circa un argomento tanto delicato, scusate la volgare franchezza, ma mi girano definitivamente i coglioni.
Andiamo per gradi. Ad aprire le danze ci ha pensato lo scorso novembre la NASA, che tramite un suo portavoce, lo scienziato Doug Cooke, annunciava al mondo la sensazionale scoperta: la missione LCROSS è stata un successo! Il 9 ottobre abbiamo sganciato nel mezzo del cratere Cabeus un ordigno di 2 tonnellate (i soliti cagabombe), nella cui polverosa detonazione è stata riscontrata la presenza di acqua. Le malelingue che sostenevano che avremmo buttato alle ortiche i 3 miliardi di dollari necessari a completare questa missione, vadano a farsi fottere!
L’India, che grazie alla sonda Chandrayaan aveva sbandierato mesi prima un ritrovamento similare, rincara la dose: tracce di idrogeno sulla Luna! Dove c’è idrogeno potrebbe esserci acqua! O quantomeno una colonnina di rifornimento per auto ecologiche.
Nei fatti – confermano tutti in coro – è stata sì rilevata una parvenza di acqua, o meglio una formula chimica identificabile come “idrossile”, composto caratterizzato da una particella di ossigeno accompagnata da un singolo ione di idrogeno anziché due. In parole semplici un liquido ghiacciato “simile” all’acqua, al quale nessuno si sente momentaneamente di assegnare con certezza una qualche utilità. Oltretutto, in un quantitativo che i più informati hanno definito non superiore a quello ospitabile in un secchiello da spiaggia. In definitiva un’operazione più dai risvolti bellici che non scientifici, a conferma d’uno spreco di energie e denaro che avrebbero meritato di essere investiti nella soluzione di problemi ambientali più, come dire, terreni. Speriamo che Obama si ravveda e mandi al macero la fantasiosa impresa, e buonanotte al secchiello di idrossile. Sebbene il rischio di farsi scavalcare dalle prossime missioni lunari cinesi, difficilmente lo indurranno a tirarsi fuori del tutto dai giochini interplanetari.
Ma proprio quando la costosissima bufala pareva riaccomodarsi in stalla, ecco esplodermi fra le mani la doppia pagina della rivistina gossip da euro uno, finitami sotto il naso mentre la spiaggia di Varazze si copriva di plastica in seguito ad una superba mareggiata. Oh Signore! Dacci anche oggi la nostra liquida minchiata quotidiana. Su DIPIÙ i toni sono enfatici come non mai, si grida all’eureka. Titolone: Sulla Luna c’è tanta, tanta acqua! Il clamoroso annuncio della NASA restituisce speranza all’umanità! SFRUTTARLA! Come potremo sfruttarla! Ellamadò! Dico io. Riapriamo i rubinetti! Torniamo a comprar cestelli da sei. Felicità! A questo punto è il responsabile dell’Unità di Osservazione dell’Universo (sticazzi!!), insignito del NASA Honor Award Medal, né più né meno l’Oscar dell’astronomia, a saltare in cattedra per dire la sua nero su bianco:
“Questa scoperta ha un valore ENORME! Qui sulla Terra il problema dell’acqua ha raggiunto proporzioni preoccupanti. Si parla di desertificazione, siccità! (Mavalà?) L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo.” Il giornalista gossipparo lo incalza: “Potremo sfruttare quell’acqua anche sulla Terra? E Flamini rintuzza: “Un giorno forse. Al momento questo non è possibile…”
Ettecredo! Trasportare materiale nello spazio costa al momento un milione di dollari al chilo, centesimo più centesimo meno. Li voglio vedere a fare avanti indietro coi TIR della Norda… Quindi? Tutto l’entusiasmo iniziale? I famosi 3 miliardi di dollari sul piatto? A questo punto, impantanatasi, l’intervista vira sulla fantascienza pura. La sintetizzo di seguito…
DIPIÙ: “Come dobbiamo immaginare queste colonie spaziali rese possibili dalla presenza di acqua?”
FLAMINI: “Simili a quelle descritte in film e libri di fantascienza (il dottor Flamini deve averne letti tantissimi). Le cavità che custodiscono l’acqua si potranno sfruttare per proteggere gli astronauti dai dannosi raggi cosmici (ARGH! Dottor Spock faccia qualcosa!!). Bisognerà pressurizzare le caverne (Capitano Kirk, rispondete!). Poi occorrerà realizzare generatori necessari a sciogliere e depurare l’acqua ottenuta…” E via delirando di ’sto passo, il tutto per qualche bottiglia di liquido con uno ione in meno, ma un coglione in più, anzi, in dipiù, che insiste:
DIPIÙ: “Ma come si è formata l’acqua sulla Luna?”
FLAMINI: “Due ipotesi. Può esservi arrivata dallo spazio in seguito ad un bombardamento di comete, composte di ghiaccio e roccia. BUUUM!! Oppure, ipotesi suggestiva (una favola), potrebbe essere di origine terrestre…” ARIBUUUM!! Ovvero che la Luna separatasi dalla madre Terra si sarebbe portata un po’ di acqua al seguito. Degna puttanata conclusiva. Ma possibile che nel 2010 ci sia ancora gente ben pagata per divulgare simili boiate? E noi oggi dovremmo essere disposti a spendere quantità esorbitanti di soldi per riprendercela indietro? Ma che ce li mettessero la Nestlé e la Danone! E intanto che vanno a colonizzare la Luna per un sorso di idrossile si levassero dalle palle, bottiglie in PET comprese.
Cosa aggiungere? È dura quando le braccia toccano terra. Mi auguro che le signore lettrici del DIPIÙ siano abbastanza intelligenti da fare poche lavatrici e mettere in tavola l’acqua municipale, continuando a preferire la parsimoniosa doccia alla vasca. Questa sulla Luna non ce la daranno a bere. Almeno lo spero.

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29 Novembre 2009

Saluti dal Vortex

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Nel bel mezzo del Pacifico, supergiù tra il Giappone e la California, esiste un’isola dalla quale nessuno potrà mai spedire la cartolina di cui sopra, né oserà mai impiantare un villaggio turistico. Una pelagica cloaca in costante crescita, che attualmente si estende per circa 2500 chilometri con una superficie pari a 5 milioni di chilometri quadrati, una profondità di 30 metri ed un peso di 3,5 milioni di tonnellate. Una sorta di isola Ferdinandea polimerica, emersa all’incirca 60 anni fa in seguito al rovinoso movimento tettonico dell’umana noncuranza. Riassumendo: un mostro galleggiante di spazzatura. In massima parte plastica. È nota come Pacific Trash Vortex, o “vortice di monnezza del Pacifico”. Di fatto la più grande discarica del mondo.
La collocazione di questa semovente zuppa di pattume non è più un mistero da quando, in seguito alla perdita in mare di un carico di 60.000 calzature marca Nike da parte della nave Hansa Carrier nel 1990, seguendone il percorso guidato dalle correnti e da branchi di mammiferi marini in sneakers, si potè scoprirne l’inquietante esistenza. A tale proposito, se andate a scaricarvi questo PDF potrete giocare voi stessi con le sopracitate scarpette e le loro oceaniche rotte. Fino a quell’episodio, non trovandosi quella concentrazione di detriti sui percorsi più navigati, nessuno sapeva granché del PTV, o se ne guardava bene dal parlarne.
Io invece ne sentii parlare qualche anno fa, torno a parlarne oggi e credo ne scriverò nuovamente l’anno prossimo, perché su questa merda non si riflette mai abbastanza. Tuttavia eviterò di dilungarmi con altri dati e curiosità, dato che c’è chi l’ha già fatto molto accuratamente, limitandomi ad invitarvi alla lettura di questa esaustiva, documentata e nauseante relazione. Perfetta per conoscere a fondo questo cataclisma ambientale, la cui eliminazione non rientra momentaneamente fra le priorità di noi meschini bipedi.

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15 Novembre 2009

Da quest’anno mi leggete su .eco

> Acqua da leggere — Edo @ 19:11

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Passerò il 2010 a litigare col nero su bianco, ma sempre con dominante blu.
La Redazione di ECO – magazine targato ONLUS di educazione ecosostenibile – mi ha chiesto di entrare a far parte del suo team di firme illuminate, offrendomi uno spazio bianco fra le pagine del loro inserto dedicato ad acqua e mare: Pianeta Azzurro.
Mensilmente, in 4000 battute, mi impegnerò con piacere a divulgare nozioni, curiosità e storie legate al mondo della navigazione a vela, agli oceani, all’acqua.
ECO è il primo mensile di educazione ambientale italiano, ed ha appena compiuto 20 anni di vita. Una rivista ponte tra realtà e punti di vista diversi, nonché strumento per sinergie tra mondo della scuola, associazionismo, istituzioni, imprese.
Il programma della rivista è riassunto nel sottotitolo l”‘educazione sostenibile”: ECO si pone infatti come punto di riferimento per la ricerca-azione su due parole chiave: “educazione” e “sostenibilità”, per costruire una cultura della formazione ispirata ai principi dell’ambientalismo, della tutela del territorio, della valorizzazione della cultura materiale e della biodiversità, a uso di tutti gli operatori professionali e dei decisori del sistema educativo, formale e non.
ECO è anche sul web, e mette a disposizioni degli interessati un blog molto attivo nel quale esprimere pareri sugli argomenti pertinenti le problematiche ambientali, allo scopo di trovare risposte e, talvolta, scharirsi le idee. Inutile dire che mi farà piacere leggervi tra i visitatori.
Per tornare al mio ruolo all’interno della rivista, in parole povere, sarà una bella responsabilità. Vedrò di cavarmela con onore, consapevole che a misurarsi con una “ventenne” il rischio di figuracce sarà elevato… ;-)

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8 Settembre 2009

National Pediatric Vacation

> Acqua — Edo @ 17:12

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Quelli del National Geographic mi accolgono a braccia aperte nel proprio staff, ed io anziché ripagarli di tanto onore con chissà quale reportage da terre remote ed inospitali, finisco arrampicato in compagnia di moglie e figliolo – e me li son goduti – tra i boschi dell’alta valle del fiume Trebbia. Oltretutto senza manco uno straccio di linea telefonica. Niente roaming. Beatamente isolato, incazzato nero con tutte le compagnie telefoniche che ci ammorbano la vita di spot a raccontarci di questa o quella offerta, sms, mms gratuiti e altre porcate che funzionano solo nei confini della propria città e poco oltre, sottraendoci i soldi in anticipo senza restituire un bel niente. In un campo c’è sempre campo? Cazzate. Però, vuoi mettere la vita senza inquinamento elettromagnetico? Il piccolo Nico ringrazia. Io meschino, meno.
Il piccolo borgo di case in sasso esiste da un centinaio di anni e possiede un nome tanto calzante quanto evocativo: Boschini. Quassù hanno vissuto i miei nonni materni, qui vi è nata mia madre, ed io imparato ad attraversare una foresta e guadare un fiume. Mi pareva giunto il momento di cominciare ad allenarmi al passaggio di testimone.

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9 Febbraio 2009

Lettere sull’acqua

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Questi ultimi sono stati per il sottoscritto dodici mesi complicati. Trecentosessantasei giorni durante i quali vita e morte si sono divertite a giocare al rimpiattino come le due inseparabili amiche che sono sempre state. In perfetta alternanza, sotto il mio naso. Fra risa e pianti e gioie e dolori che non sapevo viaggiassero in comitiva.
Prima il fortunato giro del mondo portato a termine come meglio non avrei potuto, poi la fulminea morte di mio padre, di seguito la mia prossima ed inattesa paternità, ed infine la scomparsa di due cari amici, preziosi come pochi. Tra merda e petali di rosa.
Cazzo, mi sono detto, in ’sto pandemonio quando mai lo finirò il mio nuovo libro? Si può scrivere sfilandosi pugnali dal cuore? Lo si può forse fare con gli occhi che lacrimano di felicità?
Intanto questo diario per pozzanghere ho cominciato a rimetterlo in ordine, e mi pare già un tiepido raggio di sole che filtra fra gli scuri. Devo farcela entro i primi giorni di maggio.
Il caro Giorgio Bettinelli mi aveva confessato d’aver scritto il suo in due mesi, al ritmo di un pazzo forsennato. A me ne restano davanti tre, ma scrivo molto peggio di lui. E allora un mese in più non mi pare rappresentare un gran vantaggio.
Staremo a vedere. Intanto sottopongo ai pochi che mi leggono quello che sarà il probabile incipit. Il titolo? Probabilmente saranno Lettere sull’Acqua.
Per il seguito portate pazienza…

In volo da Londra a Mumbai - 29 aprile 2007

A pensarci bene ho cominciato a viaggiare in cerca d’acqua tanto tempo fa, quando sui colli piacentini dov’ero solito passar le vacanze c’era un solo modo d’accaparrarsi quella per bere, cucinare, lavarsi: impugnare un secchio, drizzare la schiena e andarsela a prendere al fontanile. Una necessità che tramutò il bugliolo in rame affidatomi da nonno Carlo, giunto il momento di rendermi utile e rafforzare i muscoli, nella mia prima, simbolica valigia; vuota e leggera all’andata, pesante ma preziosa al ritorno, come si addice a ogni viaggiatore che si rispetti.
La vasca del paesello distava meno di duecento metri dalle ultime abitazioni. Tre minuti di mulattiera fra campi d’erba medica e granoturco, che se ad un maschio adulto consentivano di fumarsi mezzo garibaldi in santa pace o sbirciare sotto la gonna di qualche compaesana curva sul lavatoio, a un marmocchio di sei sette anni non mancavano mai di rifilar grattacapi, tipo un fruscìo che la mia immaginazione attribuiva a serpi assassine, l’assalto all’arma bianca d’un gallo ruspante, un pantano inaggirabile senza inzupparvi una caviglia, giusto per citare i più frequenti. Fastidi talora sanabili con una corsa e un paio di balzi finché il recipiente era asciutto; perché sulla via del ritorno, con quel fardello da riportare a casa senza troppi travasi capirete come le cose finissero spesso col complicarsi.
Tuttavia, un batticuore o una scarpa fradicia eran penitenze di poco conto se comparate allo svago offertomi dall’antologia di confessioni risvegliate da quell’acqua gelata. Alla fonte c’era sempre da imparare. La sua presenza offriva ai contadini un raro pretesto per posare forca e sapone e spifferare segreti sulla rotazione del maggese, certi amori mai consumati, oppure i supplizi di qualche parente passato a miglior vita, in una ridda ineguagliabile di saggezza popolare e bestemmie, buoni consigli e resoconti da non dormirci la notte.
Ma più d’ogni altra cosa, fu proprio quel rituale indispensabile alla sopravvivenza della comunità ad insegnarmi quanto l’acqua sia dispensatrice di vita, e come ogni viaggio in sua compagnia, gravoso o meno, m’avrebbe destinato affanni e seccature, ma soprattutto scoperte, gioie e talvolta eterne amicizie.
Mesi fa su quella fontana è apparsa una targa metallica. Dice: comune di Bobbio – Acqua non potabile.
Mesi dopo mi sono imbarcato su questo aereo…

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8 Gennaio 2009

Don Genta e la sua Stella… Maris.

> blog vela — Edo @ 18:42

Pochi giorni fa è stata inaugurata nel porto di Savona una raccolta ma interessante mostra dedicata ai numerosi ex-voto marinareschi distribuiti nelle numerose pievi del savonese. A fare gli onori di casa all’interno della minimale chiesa della Stella Maris ci ha pensato il quasi centenario Don Genta, 93 anni spesi ad accogliere, soccorrere e rifocillare le migliaia di marittimi passati in tanti decenni da questo storico porto.
Don Genta ha fatto in tempo ad assistere all’ormeggio degli ultimi vascelli a vela, e vi assicuro che a voler ascoltare tutti i suoi resoconti marinareschi c’è da perderci qualche anno senza annoiarsi.
In questo porto mio padre ha prestato servizio d’assistenza durante gli ultimi anni di vita, ci ha intrattenuto i lavoranti che sbarcavano dalle grandi navi col suo piano e vi ha raccolto splendide amicizie fra i tanti che, come ha fatto lui, incappellano le loro cime a queste bitte. Quando mi capita di trascorrere qualche ora in compagnia di queste anime salate, ci sto una meraviglia, e dovesse mai capitarvi di passare per la Stella Maris di Savona porto, fate un saluto all’anziano parroco che pare un ragazzino. Non ve ne pentirete.

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7 Gennaio 2009

Su Blogosfere è Via della Sete

> extreme adventures — Edo @ 15:59

Screenshot Blogosphere Freelance Photo

La prima piacevole sorpresa del 2009 me la regalano su Freelance Photo – rubrica collocata all’interno di Blogosfere (blog professionale d’informazione) – consistente in un nuovo e ricco spazio web dedicato a fotografi e videomakers che amano cacciarsi nei guai pur di portare a casa qualche immagine come cristo comanda.
Vi troverete una gustosa intervista al sottoscritto, infarcita di spunti professionali e riflessioni dall’ultima avventura. Per chi avesse tempo e voglia di leggersela.

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13 Dicembre 2008

In viaggio con Manfred

> blog vela — Edo @ 19:44

Tra i più noti e citati navigatori a vela, il suo nome lo vedrete apparire di rado. Eppure Manfred Marktel ho scoperto di recente essere tra coloro che hanno saputo affrontare questa irrefrenabile passione come pochi altri, ovvero con cuore ed istinto puro. Stop. Oltretutto siamo entrambi legati da particolare affetto alla città di Savona, la sua Lega Navale ed il suo porto, la qual cosa me lo rende, fra l’altro, oltremodo simpatico.

<a href="http://video.msn.com/?mkt=it-IT&#038;playlist=videoByUuids:uuids:f8a45cc4-b10d-45fa-9ede-d5785925df2e&#038;showPlaylist=true&#038;from=msnvideo" target="_new" title="Viaggio in Antartide 2006 South Georgia">Video: Viaggio in Antartide 2006 South Georgia</a>

Il suo website è un palese esempio di come NON vada progettato e realizzato un sito internèt (su 50 foto riesco a visualizzarne 5 o 6…), ma la sua storia e le sue esperienze di mare sono talmente corpose e sapienti, che se ne tralasciano volentieri i contenuti estetici. In compenso vi consiglio la lettura del suo libro, pubblicato nel 2004: Mare, traversate, amici, tartarughe e tanti dubbi - Edizioni Saviolo. Dubito lo possiate ancora trovare in libreria, ma sono certo che contattando la casa editrice riuscirete a procurarvelo.

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2 Dicembre 2008

Vorrei un litro d’acqua! Me lo incarta, please?

> Acqua — Edo @ 12:55

Brandimage creation

Rassegnatomi all’idea che bersi un sorso d’acqua da una bottiglia in vetro è ipotesi sempre più remota (a parte il fatto che insisto col suggerire di dissetarsi possibilmente dal rubinetto), non mi rimane che divulgare l’opzione cartacea, così come l’ho ricevuta stamane dall’amico Lorenzo, fotografo e videomaker romano di gusto e creatività, anch’egli saturato dagli abusi di polietilene e affini, a quanto pare.
Prima di esprimere un giudizio oggettivo su tale invenzione sarei ovviamente curioso di osservarne l’applicazione pratica, tuttavia ritengo tale idea talmente geniale ed innovativa che un dito sul fuoco comincio a mettercelo. La confezione è indiscutibilmente “stilosa”, la carta è riciclata, prati e spiagge ne guadagneranno in decoro ed il petrolio si prenderebbe una meritata vacanza.
Encomio doveroso alla Brand Image e a coloro che, hai visto mai, proveranno ad investirci una manciata di euro.

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24 Novembre 2008

Braziliando navigando…

> blog vela — Edo @ 15:12

Brazil Tourism, nautica, brasile, blog vela, carte nautiche

Quello che i brasiliani sono bravi solo a calciar palloni e rassodarsi le chiappe in spiaggia, è luogo comune fra i più volgari ed insensati.
In fatto di navigazione a vela, per esempio, sono da levarsi il cappello. Chiunque abbia avuto la fortuna di leggere i libri di Amyr Klink ne sarà già al corrente (quello che vi consiglio qui se non l’avete letto è una vergogna), ma grazie a due giornalisti-velisti di Fortaleza con i quali sto collaborando ultimamente, vengo a scoprire che anche sul web sanno esprimere la loro passione per il mare magnificamente. Il sito del Turismo Nautico Brasiliano lo conferma. Pare sia in lavorazione anche la versione in lingua italiana, sebbene la possibilità momentanea di esplorarlo in portoghese, inglese, francese e spagnolo sono certo che non ne impedirà il più estatico godimento, tanto della veste grafica quanto della ricchezza in contenuti, presentati alla grande. Itinerari con splendide foto, lista delle carte nautiche, meteo, calendario degli eventi, descrizione di porti e facilities, carte delle maree, avvisi ai naviganti… non manca davvero quasi niente. Nelle schede dedicate ai porti (12 in tutto) ci ho perso addirittura una mezza giornata.
Sarei felice ne prendessimo spunto anche qui da noi in Italia. Perché il rilancio del turismo, a mio parere, passa anche dalla capacità di divulgare informazioni restando ben ancorati ai tempi che cambiano, non solo ai prezzi che salgono.

4 Novembre 2008

Se mi leggete sentite l’ECO

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Numero interamente dedicato all’acqua, ad ottobre compaio con foto e riflessioni su ben 8 pagine della rivista ECO, mensile d’informazione ed educazione ambientale curata dall’Istituto Scholé (ONLUS).
Annebbiato da tanto onore, mi sbilancio a consigliarvene la lettura in quanto rara occasione per conoscere l’attuale stato acquatico del nostro pianeta. Alla facciazza di chi sogna d’imbottigliare pure le acque marziane di recente scoperta, buttando nel cesso fior di capitali.
Insomma, se non volete che ve la diano a bere…

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17 Settembre 2008

Addio Giorgio amico

La notizia mi è giunta nella notte dalla sua dolce moglie Yapei:

“i am really sad and feeling sorry that giorgio is far away from us,
bird is free
he is travelling in another world,
cold,
giorgio wanted to write the tibet book,
he could not make it
because he needs long sleep

i don’t know what can i do for him to finish his dream, his words and his love to us…”

Giorgio Bettinelli è deceduto il 15 settembre per un malore improvviso nel letto della sua casa a Jinghong, nella sua amata Cina.
Tra i suoi tanti affezionati amici sono stato uno degli ultimi ad incontrarlo, a Milano, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, splendido come sempre. Di seguito il breve video che ho registrato quel giorno.

La Cina in Vespa secondo Giorgio, anzi, primo.

di Eddie

Dovevo raggiungerlo nel giro di alcune settimane in Cina per realizzare e filmare una stramazzante esplorazione in sua compagnia. Ma poi ecco qua. Niente altro da aggiungere. Sono sconvolto da tanta tristezza. La sua vespa, come fedele ronzinante, aveva visto ormai tutto il mondo, questo mondo. Voglio sforzarmi di credere che la curiosità di continuare il viaggio in quello a noi parallelo è stata più forte di ogni altro desiderio. Mi mancherai Giorgio Bettischotte, all’infinito.

“Eddie grazie, ogni tua sillaba è un conforto. Pirata non lo so, Signore signoramente sì nel profondo, credo. Galeotti furono quei pochi istanti in piazza piamonte, piedimonte, piemonte, e kkkkki si ricorda? Eddie amico per davvero, lo dico col cuore. Quel cuore selvaggio da pirata che sempre mi porto appresso anche quando lui è stanco di me, io di lui.
Giorgio che tira mattina.

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16 Settembre 2008

La Via della Sete ad Immagimondo

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Immagimondo cresce, per i contenuti che verranno trattati, presenza sul territorio e generosità (difatti hanno invitato anche me).
L’intervento che mi vedrà protagonista, con parole ed immagini video tratte dal mio documentario, si svilupperà per forza di cose nell’ambito dedicato al vitale elemento liquido, non a caso intitolato: I Viaggi dell’Acqua. Il programma di tale giornata è di straordinario interesse e consiglio di esplorarlo con attenzione.
La location scelta dall’organizzazione non poteva essere più azzeccata di così: la Villa Monastero di Varenna. Luogo di incantevole bellezza che dell’acqua ha fatto motivo di vanto, e consiglio di visitare a prescindere dalla manifestazione in questione. Qui la mappa stradale.
Se ce la fate siete i benvenuti, l’antiruggine lo porto io.

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12 Settembre 2008

Mi costruiscono all’IKEA!

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Vuoi vedere che la “brugolina” finisco per metterla in acqua? He he he, scherzi a parte, a quanto pare la redazione del blog IKEA ha trovato nella mia legnosa idea qualcosa di cui valga quantomeno la pena di parlare. E li ringrazio.
Chissà che un giorno non si riesca a veder per mare qualche triangolino bianco in più, e qualche ciabattone a motore in meno. Grazie IKEA, la segelbåt adesso è tutta vostra, fatene ciò che vi pare ma fatela galleggiare.

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